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Vaccinazioni, Società Medico-Scientifiche: “Bene Lorenzin su obbligo per iscrizione a scuola”
“Le principali vaccinazioni pediatriche devono essere obbligatorie per l’iscrizione scolastica”. Lo pensa il ministro della Salute e lo sostengono pure molte delle Società Scientifiche e Mediche italiane. Medici di famiglia, pediatri, specialisti in malattie infettive e in medicina del lavoro non solo appoggiano il Ministero, ma chiedono che questa obbligatorietà sia estesa a tutte le persone più a rischio, a chi lavora nelle scuole e in ambito sanitario.
16 MAG - Arriva il sostegno delle Società Scientifiche e Mediche all’iniziativa del ministro della Salute sull’obbligatorietà delle principali vaccinazioni pediatriche per l’iscrizione scolastica. Ma oltre ad offrire il proprio supporto chiedono che lo “stesso obbligo sia esteso a tutto il personale che lavora nelle scuole".
 
A sostenerlo sono sette Società Scientifiche e Mediche: la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), la Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (Fism), la Società Italiana di Igiene (Siti), la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), la Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (Simili) e Società Italiana di Pediatria (Sip).

“Questa misura – hanno scritto le Società - risulta necessaria in considerazione del calo preoccupante delle coperture vaccinali osservato negli ultimi anni in quasi tutte le Regioni e Province Autonome italiane anche per i vaccini obbligatori e raccomandati dal calendario d’immunizzazione”.
 
La posizione delle Società deriva da “consolidate evidenze scientifiche per cui – hanno aggiunto - i vaccini devono essere considerati fondamentali strumenti di prevenzione primaria nella lotta a numerose infezioni e malattie infettive di grande impatto sanitario, sociale ed economico per l’intera collettività. il loro razionale utilizzo è mirato al fine di conseguire importanti risultati di Sanità Pubblica, quali il controllo e l’eliminazione e delle malattie per le quali sono stati disegnati".
 
"Non si può ignorare - hanno spiegato -  come il loro appropriato utilizzo non solo rappresenti un’opportunità di protezione individuale ma garantisca tutela di salute per l’intera popolazione, grazie ai ben noti benefici diretti e indiretti ottenibili da programmi mirati di vaccinazione. Le solide evidenze scientifiche ad oggi ottenute (sia in ambito di ricerca clinica sia nella pratica assistenziale) circa la sicurezza e l’efficacia dei vaccini disponibili, confermano le attuali raccomandazioni previste all’interno dei programmi d’immunizzazione esistenti nel nostro Paese”.
 
Le Società Scientifiche evidenziano poi come il “Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 indichi come prioritario integrare l’offerta vaccinale universale con interventi individuali rivolti alle persone più vulnerabili, compresi i soggetti a maggior rischio per specifiche co-morbosità e condizioni parafisiologiche (ad esempio, la gravidanza). Tra questi – hanno spiegato - individua gli operatori scolastici come una popolazione a rischio per esposizione professionale che può beneficiare di determinate vaccinazioni previste nel calendario vaccinale in età pediatrica, poiché il contatto con bambini rappresenta un rischio sia di contrarre patologie infettive proprie di questa fascia d’età sia di trasmetterle a soggetti terzi suscettibili”.
 
La discussione sull’obbligo vaccinale, però, non riguarda solo i più piccoli, ma anche la categoria degli operatori sanitari. Per le Società Scientifiche sarebbero “più a rischio di esposizione professionale per malattie prevenibili con vaccinazione rispetto alla popolazione generale, come dimostrato dai recenti casi di trasmissione nosocomiale di morbillo in Italia. Le evidenze correnti dimostrano come l’accettazione delle vaccinazioni in questo gruppo non sia ottimale e, in alcuni casi, largamente insoddisfacente, anche ai fini della protezione dei pazienti”.
 
“La strategia dell’obbligo vaccinale deve essere sostenuta nell’interesse non solo delle popolazioni destinatarie dell’intervento vaccinale ma anche dell’intera comunità – hanno concluso le Società Scientifiche - contribuendo così a ridurre il rischio di trasmissione di pericolosi agenti infettivi nel nostro Paese”.
16 maggio 2017
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