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Smog e demenza. C’è correlazione. Chi vive nel raggio di 200 metri da una strada trafficata rischia di più 
Un ampio studio di coorte realizzato in Canada conferma l’impatto negativo dell’inquinamento da traffico automobilistico sulle funzioni cognitive. Già uno studio realizzato a Taiwan aveva suggerito la presenza di questa correlazione, che viene quindi confermata dalla ricerca canadese. Il rischio di sviluppare demenza aumenta per le persone residenti entro un raggio di 50-200 metri da una strada principale. Necessario dunque intraprendere al più presto azioni preventive, piuttosto che trovarsi a fronteggiare un importante problema di salute pubblica tra qualche decina d’anni.
08 GEN - Chi vive nel raggio di 200 metri da una strada trafficata è ad aumentato rischio demenza. L’allarme viene da uno studio realizzato in Ontario (Canada) e pubblicato su Lancet dall’Università di Toronto e ‘solleva preoccupazioni cruciali di salute pubblica che riguardano milioni di persone’, scrivono nel loro editoriale Lilian Calderón-Garcidueñas e Rodolfo Villarreal-Ríos.
 
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi epidemiologici che collegano in qualche modo lo smog ad una serie di patologie neurologiche, dal Parkinson, alla sclerosi multipla, alla demenza. Hong Chen e colleghi dell’università di Toronto hanno deciso di approfondire questo filone di ricerca, andando a valutare l’associazione tra il vivere in stretta prossimità di una strada molto trafficata e l’incidenza di queste tre condizioni. Questo studio di coorte è stato effettuato in Ontario (Canada) prendendo in esame due coorti di soggetti di età compresa tra i 20 e i 50 anni (circa 4,4 milioni di persone, coorte sclerosi multipla) e di adulti tra i 55 e gli 85 anni (coorte Parkinson o demenza), lì residenti nel 2001. Per essere inclusi nell’analisi i soggetti dovevano esser residenti in Ontario da almeno 5 anni prima dell’avvio della coorte ed abitare vicino ad una strada principale (come desunto dal loro codice postale). Tutte le nuove diagnosi di demenza, Parkinson e sclerosi multiple sono state accertate attingendo ai data base dell’amministrazione sanitaria provinciale con algoritmi validati. E’ stata quindi valutata l’associazione tra queste patologie e l’esposizione al traffico, dopo avere effettuato gli opportuni aggiustamenti per altri fattori di rischio (es. diabete, trauma cranico, livello socio-economico del quartiere di residenza).
 
In questa regione, tra il 2001 e il 2012 sono stati registrati 243.611 nuovi casi di demenza, 31.577 casi di Parkinson e 9.247 casi di sclerosi multipla. I soggetti residenti entro 50 metri da una strada trafficata sono risultati avere un rapporto di rischio (HR) per demenza pari a 1.07; quelli residenti in un raggio di 50-100 metri dalla strada, presentano un HR 1.04; quelli che abitano in un raggio di 101-200 metri, sono risultati avere un HR di 1.02. Infine per i residenti in un raggio compreso tra 201 e 300 metri il rapporto di rischio risultava uguale a quelli che abitano a più di 300 metri da una strada trafficata. Nessun segnale di aumentato rischio è invece emerso per il Parkinson e la sclerosi multipla.
 
Un’elevata e cronica esposizione alla complessa miscela di inquinanti ambientali tipici dei contesti urbani determina stress ossidativo, neuro-infiammazione e alterazioni neurodegenerative sia nell’uomo che negli animali da esperimento. Un altro studio condotto a Taiwan aveva già evidenziato in una coorte di oltre 95 mila soggetti di età superiore ai 65 anni, seguita dal 2001 al 2010, la presenza di una indubbia associazione tra aumentato rischio di Alzheimer ed esposizione a lungo termine a ozono e particolato ultrafine (PM2.5), al di sopra degli standard indicati dall’EPA (Environmental Protection Agency). E lo studio appena pubblicato su Lancet conferma questo dato.
 
“Abbiamo fatto pochi progressi – commentano gli editorialisti – nella comprensione della patogenesi delle patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.  E alla luce delle nuove direzioni indicate da questa ricerca, dobbiamo dare una priorità al finanziamento delle ricerche, come quelle mirate alla salute del cervello a partire dal concepimento, all’impatto delle alterazioni epigenetiche e all’interazione precoce tra ambiente e genetica. Dobbiamo implementare adesso delle misure preventive, piuttosto che intraprendere azioni reattive tra qualche decina d’anni da adesso.”
 
Maria Rita Montebelli
08 gennaio 2017
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