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SARS-CoV-2, la reinfezione aumenta i rischi di morte e sequele. Lo studio su Nature
Nello studio del Clinical Epidemiology Center, Research and Development Service, Veteran Affairs di St. Louis è emerso chiaramente che coloro che contraggono una nuova infezione da SARS-CoV-2   presentano un rischio maggiore di mortalità per tutte le cause, di ospedalizzazione e di sequele a carico di vari organi. E il rischio è indipendentemente dallo stato di vaccinazione
15 NOV -

La sindrome respiratoria acuta grave associata a SARS-CoV-2 comporta un aumento del rischio di morte e di sequele che possono colpire vari organi. Tuttavia, a oggi, non era ancora chiaro se una nuova infezione possa aumentare i rischi correlati alla prima infezione.

Per fare luce su questo aspetto, Benjamine Bowe, Yan Xie e Ziyad Al-Aly – tre ricercatori del Clinical Epidemiology Center, Research and Development Service, Veteran Affairs di St. Louis (USA) - hanno utilizzato il database sanitario nazionale del Dipartimento per gli affari dei Veterani degli Stati Uniti creando tre coorti di pazienti: una prima coorte composta da individui con un'infezione da SARS-CoV-2 (n = 443.588), una seconda da individui con reinfezione (due o più infezioni, n = 40.947) e una terza composta da individui non infetti (n = 5.334.729) che fungevano da controllo. Lo studio è stato pubblicato da Nature Medicine.

Il gruppo di ricerca ha utilizzato modelli di sopravvivenza, ponderati in base alla probabilità inversa, per stimare i rischi a 6 mesi di morte, ospedalizzazione e sequele dell’infezione.

E’ emerso che la reinfezione contribuisce ad aumentare i rischi di morte (hazard ratio (HR) = 2,17, intervalli di confidenza al 95% (CI) 1,93–2,45), di ospedalizzazione (HR = 3,32, 95% CI 3,13–3,51) e sequele a carico dei polmoni, disturbi cardiovascolari, ematologici, diabetici, gastrointestinali, renali, mentali, muscoloscheletrici e neurologici. E i rischi sono risultati evidenti indipendentemente dallo stato di vaccinazione; anche se più elevati nella fase acuta dell’infezione, persistevano nella fase post acuta, a 6 mesi dalla reinfezione.

Rispetto ai controlli non infetti, i rischi e i danni potenziali di infezione aumentavano in base al numero di infezioni contratte.

La reinfezione dunque aumenta ulteriormente i rischi di morte, ospedalizzazione e sequele in più sistemi di organi sia nella fase acuta, sia in quella post-acuta.

Gli autori sottolineano che la riduzione del carico complessivo di morte e malattia dovuta a SARS-CoV-2 richiederà, per essere conseguita, l’implementazione di nuove strategie per la prevenzione della reinfezione.

I numeri nello specifico
Tra coloro che hanno avuto una reinfezione, 37.997 (92,8%) hanno avuto due infezioni, 2.572 (6,3%) hanno avuto tre infezioni e 378 (0,9%) hanno avuto quattro o più infezioni.

La distribuzione mediana del tempo tra la prima e la seconda infezione è stata di 191 d (intervallo interquartile (IQR) = 127–330) e tra la seconda e la terza di 158 d (IQR = 115–228).

Per comprendere meglio la portata del rischio di reinfezione, i ricercatori hanno preventivamente analizzato i rischi di mortalità per tutte le cause, ospedalizzazione e hanno valutato una serie di esiti pre-specificati sia nelle persone con reinfezione, sia in quelle senza reinfezione.

Rispetto ai partecipanti non reinfettati, coloro che avevano contratto una nuova reinfezione mostravano un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause (HR = 2,17, IC 95% = 1,93–2,45) e un carico eccessivo di mortalità per tutte le cause stimato a 19,33 (IC 95% = 15,34 –23,82) per 1.000 persone a 6 mesi.

I partecipanti con una reinfezione mostravano anche un aumentato rischio di ospedalizzazione (HR = 3,32, IC 95% = 3,13–3,51; un carico di 100,19 (92,53–108,25)) e almeno una sequela di infezione da SARS-CoV-2 (HR = 2.10, IC 95% = 2.04–2.16; un onere di 235.91 (225.54–246.34)).

Le sequele
Rispetto ai partecipanti senza reinfezione, coloro che hanno avuto una reinfezione hanno mostrato un aumentato rischio di sequele nel polmone (HR = 3,54, IC 95% = 3,29–3,82; disturbi cardiovascolari (HR = 3,02, IC 95% = 2,80–3,26; % CI = 28,55–39,74), fatigue (HR = 2,33, 95% CI = 2,14–2,53; carico = 46,92, 95% CI = 40,46–53,89), disturbi gastrointestinali (HR = 2,48, 95% CI 3= 2,2; carico = 100,30, IC 95% = 91,88–109,09), disturbi renali (HR = 3,55, IC 95% = 3,18–3,97; % IC = 2,04–2,24; carico = 116,13, 95% CI = 106,71–125,87), diabete (HR = 1,70, 95% CI = 1,41–2,05; HR = 1,64, 95% CI = 1,49–1,80; carico = 25,55, 95% CI = 19,73–31,91) e disturbi neurologici(HR = 1,60, IC 95% = 1,51–1,69; carico = 52,91, IC 95% = 45,48–60,70).

Inoltre, le analisi dei sottogruppi pre-specificati in base allo stato vaccinale prima della reinfezione (nessuna vaccinazione, una vaccinazione o due o più vaccinazioni) hanno mostrato che la reinfezione (rispetto a nessuna reinfezione) era associata a un rischio più elevato di mortalità per tutte le cause, ospedalizzazione e ad almeno una sequela nei diversi sistemi di organi.

Le conclusioni
In questo studio – che ha preso in considerazione 5.819.264 persone, di cui 443.588 con una prima infezione, 40.947 che avevano avuto una reinfezione e 5.334.729 controlli non infetti – è emerso chiaramente che coloro che contraggono una nuova infezione presentano un rischio maggiore di mortalità per tutte le cause e di ospedalizzazione.

I rischi sono apparsi particolarmente evidenti sia in coloro che non erano stati vaccinati, sia in quelli che avevano una o due o più vaccinazioni prima della reinfezione. I rischi risultano più pronunciati nella fase acuta della reinfezione, ma persistono anche nella fase post-acuta e le probabilità di sequele a carico di vari organi sono ancora evidenti a 6 mesi della reinfezione.

Una limitazione dello studio risiede nella preponderante rappresentatività di maschi caucasici nelle corti selezionate.

M.L.

15 novembre 2022
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