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Ovariectomia. Rischio di deterioramento cognitivo lieve per chi si sottopone all’intervento in pre-menopausa
Sottoporsi a ovariectomia bilaterale in pre-menopausa può avere ripercussioni, nel corso degli anni, sull’aspetto cognitivo, determinandone un deterioramento sia pure lieve. Questa evidenza emerge da uno studio Usa che ha valutato oltre duemila cartelle cliniche di donne che si sono sottoposte a questo intervento.
17 NOV - (Reuters Health) – Le donne che si sottopongono a ovariectomia bilaterale in premenopausa sono a maggior rischio di deterioramento cognitivo lieve (MCI) e hanno risultati peggiori nei test cognitivi, 30 anni dopo l’intervento. A evidenziarlo è uno studio guidato da Walter Rocca, della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota (USA), e pubblicato su JAMA Network Open.

Il team ha combinato i dati del Mayo Clinic Study of Aging (MCSA) e il Rochester Epidemiology Project, un sistema di collegamento di cartelle cliniche. Tra 2.732 donne che hanno partecipato al MCSA, lo studio includeva 283 con MCI, il 10,4%. Nel complesso, l’ovariectomia bilaterale prima della menopausa e dei 46 anni era associata a MCI (odds ratio aggiustato 2,21), rispetto a non sottoporsi all’intervento.
 
L’associazione con MCI variava in base all’indicazione chirurgica, dove con una condizione benigna, l’OR aggiustato era di 2,43, ma non con tumore o assenza di condizioni preesistenti. L’associazione con MCI, infine, non variava con l’uso della terapia estrogenica dopo la procedure, 2,56 con estrogeni e 2,05 senza.

L’ovariectomia bilaterale in premenopausa, inoltre, era associata a una diminuzione del punteggio su cognizione, attenzione e sul dominio che valuta l’esecuzione, oltre che sullo Short Test of Mental Status, rispetto a chi non si sottoponeva all’intervento.

“Le evidenze possono avere un impatto sulla pratica clinica”, ha spiegato Rocca alla Reuters Health, evidenziando che “i ginecologi dovrebbero spiegare alle donne di considerare attentamente se sottoporsi o meno a ovariectomia bilaterale prima della menopausa, considerando il rischio/beneficio tra la prevenzione del cancro e il rischio di malattie croniche, inclusa MCI e demenza”. La decisione, insomma, deve essere personalizzata, anche se “per la maggior parte delle donne a rischio medio di cancro ovarico che non hanno condizioni ovariche o hanno una malattia benigna, la rimozione delle ovaie prima della menopausa dovrebbe essere scoraggiata”.

Fonte: JAMA Network Open

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
17 novembre 2021
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