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Ospedale Cardarelli. Primario contagiato. Sanificati i locali e avviati controlli sul personale
Comunicazione del Dg Longo: “La situazione è seria e a affrontata con responsabilità da ciascuno”. L'intersindacale medica nei giorni scorsi, e ora la Cimo e l'Anaao, chiedono interventi decisi e chiari. E c’è chi pensa che le strutture senza un reparto di malattie infettive, come il Cardarelli, andrebbero escluse dal circuito del coronavirus. Appello perché in ogni pronto soccorso tutto il personale sia dotato mascherine a norma, guanti e camici monouso.
09 MAR - Ospedale Cardarelli, primario contagiato e fermo a casa in quarantena con sintomi influenzali: dopo una notte di stop è ripresa l'attività del pronto soccorso. Il manager Giuseppe Longo: "Sanificati i luoghi e avviate le procedure di controllo per il personale". Ma intanto circa 100 operatori rischiano di doversi fermare in quarantena e i sindacati della dirigenza medica sono in fermento e chiedono procedure più rigorose e dispositivi di protezione per tutti e in tutti gli ospedali campani.

"Nella serata di ieri abbiamo dovuto affrontare un problema serio, ma al quale abbiamo reagito con tempestività. Il nostro primario di pronto soccorso è risultata positiva al  Covid-19 - spiega Longo in una nota - e questo ha imposto la bonifica dei luoghi del pronto soccorso e l’attivazione di tutte le procedure previste dalla legge. Grazie all’impegno di tutto il personale del Cardarelli e alla celerità del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 1 Centro, da stamane il pronto soccorso è vivamente in funzione". La direzione strategica ha già provveduto a segnalare i nomi dei medici, infermieri e Oss entrati in stretto contatto con il primario risultato positivo affinché siano attivate tutte le opportune misure di verifica. "La situazione è seria - dice Longo - e per questo va affrontata con responsabilità da ciascuno. Ai medici, agli infermieri, operatori sociosanitari e più in generale a tutto il personale del Cardarelli, voglio dire grazie per come l’ospedale sta reagendo all’onda d’urto di questi giorni.  Abbiamo grandi professionalità e questa crisi ci sta dando occasione di mostrare ancora una volta quante e quali professionalità abbiamo da mettere in campo". 
 
Al Cardarelli circa un centinaio di unità di personale tra medici infermieri, operatori sociosanitari del pronto soccorso, dell'Osservazione breve, dei reparti di medicina e chirurgia di urgenza senza contare anche l'Unità di terapia intensiva coronarica sono in queste ore interrogati dai sanitari del dipartimento di prevenzione della Asl. La norma prevede che chi sia venuto a contato con un caso conclamato (come sappiamo essere il primario) deve essere messo in quarantena fiduciaria se non manifesta sintomi. Se invece i sintomi ci sono bisogna praticare il tampone.
 
Nei due casi una quota consistente di medici rischia di essere sottratto alla funzione assistenziale per un tempo più o meno lungo che inficiaerebbe uno dei pilastri della sanità di Napoli e non solo. Anche richiamare in prima linea dalle retrovie i medici bloccando i ricoveri ordinari e chiudendo e riconvertendo i reparti che non siano di urgenza è un rimedio preso in considerazione. Viene da pensare dunque che se da un lato è corretto identificare ospedali destinati solo al coronavirus (come si sta facendo in Campania) dall'altro unità assistenziali non di malattie infettive, come il Cardarelli, andrebbero del tutto esclusi dal circuito del coronavirus come chiedono alcuni operatori e che in ogni ospedale dotato di pronto soccorso tutto il personale indossi almeno mascherine a norma, guanti e camici monouso.
 
L'intersindacale della dirigenza medica già in un documento del 5 marzo chiedeva queste misure. Ora la Cimo e l'Anaao ridefiniscono i punti delle loro richieste a nome dei camici bianchi rispettivamente rappresentati. I medici chiedono di essere messi nella condizione di combattere al meglio la guerra in corso. "La rapida diffusione del virus in Italia - avverte Antonio De Faclco della Cimo - non può escludere che tra i ricoverati negli ospedali vi siano positivi al virus con sintomi generici e che non rientrando nella definizione di caso sospetto possono diffondere in contagio (in Campania è capitato a Betania dove una donna poi scoperta positiva era giunta in ospedale per una cistite)".
 
"Oggi è possibile fare diagnosi di Covid 19 solo con tampone nasale - continua De Falco - e intanto molti reparti sono sprovvisti di dispositivi individuali di protezione per gli operatori. Chiediamo percorsi intraospedalieri dedicati per i pazienti con patologie respiratoria o febbrile che accedono in pronto soccorso e nei vari reparti di degenza individuando un'area comune anche alternativa a quella delle tende come alloggio di degenza e sistemi di protezione per operatori e pazienti, letti a isolamento per i casi a esordio intraospedaliero, possibilità di eseguire i tamponi in ogni ospedale sollevando le Asl e il 118 per l'invio al laboratorio del Cotugno e l'assunzione diretta se necessario di pneumologi e rianimatori".
 
"Sono passate 18 ore dal rilevamento di un caso positivo in pronto soccorso al Cardarelli - aggiungono Franco Verde, Luigi Orsini e Maurizio Cappiello dell'Anaao - e l’unico presidio giusto ma unico messo in piedi dall’Azienda è stato chiudere il Pronto soccorso dalle 24 alle 8 del 9 marzo per sanificazione degli ambienti. Ci sentiamo carne da macello perché contemporaneamente alla sanificazione bisognava sottoporre a tampone, tutti gli operatori del pronto soccorso, Obi e area emergenza, anche fuori servizio. Bisognava distribuire a tutti gli operatori dell’ospedale mascherine FFP3  e invece quale risposta è stata data al nostro grido di dolore già lanciato il 6 marzo? Questa Direzione sanitaria sta mostrando limiti e non da oggi che stanno trovando una drammatica rappresentazione nel caso acclarato ieri e nella mancata considerazione del profetico documento varato dall’ANAAO il 6 Marzo".

"Non è il tempo di chiedere dimissioni, ma di coesione". L'Anaao pertanto chiede al Presidente della Regione e al Capo della Protezione Civile, di individuare nell'unità di crisi figure in grado di dare indicazioni alle direzioni sanitarie del Cardarelli e di altri ospedali di Napoli e della Campania.
L'emergenza è alle porte, bisogna fare presto, non c'è più tempo.
 
Ettore Mautone
09 marzo 2020
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