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Regioni e ASL
Regionalismo differenziato. Incontro tra Boccia e Zaia: “Resta punto fermo del programma di governo”. Consegnata la bozza di proposta della Regione Veneto
Per quanto riguarda la salute, le proposte spaziano dalle competenze circa le modalità organizzative di erogazione dei servizi ospedalieri e territoriali, alle misure per il personale. Tra le richieste, anche quella sulla programmazione e attivazione di percorsi di formazione specialistica dei medici specializzandi, così come la possibilità di acquistare prestazioni da erogatori privati anche in deroga ai limiti previsti a livello nazionale. Boccia: "Vogliamo costruire un meccanismo che diventi subito una lotta senza quartiere alle diseguaglianze”. LA BOZZA
23 SET - “L'incontro è stato proficuo, costruttivo, è andato molto bene ed e' stato di totale collaborazione”. Si tratta del previsto incontro sull’autonomia tra il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, e il presidente della regione Veneto, Luca Zaia. “Siamo entrati nel merito, – spiega Boccia - e quando si entra nel merito inevitabilmente le persone di buon senso che hanno a cuore il nostro Paese trovano delle soluzioni. Un ottimo primo incontro e ora lavoreranno i tecnici".

“Penso che l'autonomia differenziata sia un punto fermo del programma del nostro governo – afferma Boccia -. Vogliamo farla, e farla bene, ma in maniera coerente e deve diventare lotta alla diseguaglianze, tra Nord e Sud, tra Nord e Nord, tra Sud e Sud. Proporremo un modello che capovolge il meccanismo che finora è stato seguito. Un meccanismo – spiega il ministro - che prevedeva: si parte, si definisce dopo un anno un percorso con i fabbisogni standard, e dopo tre anni si definiscono i livelli essenziali di prestazioni. Questo per me – evidenzia Boccia - è un meccanismo inaccettabile. Lo Stato ha la forza, le competenze e i numeri, per definire subito i livelli essenziali di prestazioni. Vogliamo costruire un meccanismo che diventi subito una lotta senza quartiere alle diseguaglianze”.

“Lo scontro tra Nord e Sud – precisa Boccia - è la trasformazione, purtroppo irresponsabile, di chi ha usato l'autonomia come manganello contro una parte del Paese. Un errore gravissimo, percé ci vuole poco a mettere nella societa' il seme anche del conflitto”.
 
Zaia e Boccia avranno un altro incontro già giovedì nell’ambito della Conferenza delle Regioni 26 settembre. Anche per il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, l'incontro è stato positivo: “la regola è sempre la stessa: la nostra unica volontà è di portare a casa l'autonomia. Abbiamo fatto un bel lavoro. Il ministro ha riconosciuto che il Veneto ha lavorato ed è stato apripista”.

“Nella bozza consegnata oggi – aggiunge Zaia - il primo articolo è la novità che ho voluto far inserire e parla chiaramente di coesione, solidarietà, sussidiarietà, unità nazionale. Premesso questo, si può parlare di autonomia?. Sono 30 anni - rileva Zaia - che tentiamo questa operazione. E’ pur vero che dovremo confrontarci. Oggi ho consegnato al ministro la nostra bozza di intesa. In questa bozza ci sono 68 articoli e ricordo che il primo articolo è la novità che ho voluto far inserire e parla chiaramente di coesione, solidarietà, unità nazionale, sussidiarietà".

"Noi non stiamo lavorando, come dice maldestramente qualcuno, - sostiene Zaia - per creare un Paese di serie A e uno di serie B, non stiamo lavorando per la secessione dei ricchi, ma stiamo lavorando affinché l'autonomia diventi responsabilità. Se dovessi effettuare un roadshow lo farei volentieri affinché tutti chiedano l'autonomia".
 
Quindi per Zaia “se c'è la volontà di andare avanti noi ci siamo, se c'è la volontà di tirare il freno a mano in continuazione affronteremo questa sfida. Eventualmente saremo pronti ad andare a Roma ancora". Comunque conferma Zaia che nella bozza di proposta consegnata a Boccia c’è “la richiesta di tutte le 23 materie. Non può passare il principio – sottolinea Zaia - che l'abito di uno debba andare bene a tutti. Puoi sistemarlo, puoi adattarlo, ma se mi offrono un modello con 4 o 5 taglie in meno vuol dire che non abbiamo a che fare con un buon negozio”.
 
Per quanto riguarda la bozza di proposta consegnata oggi dal Veneto, il tema sanità viene affrontato all'articolo 30 (Tutela della salute). Qui le proposte spaziano, dalle competenze circa le modalità organizzative di erogazione dei servizi ospedalieri e territoriali, alle misure per il personale quali, ad esempio, incentivi per chi lavora in zone disagiate. Tra le richieste, anche quella sulla programmazione e attivazione di percorsi di formazione specialistica dei medici specializzandi, così come la possibilità di acquistare prestazioni da erogatori privati anche in deroga ai limiti previsti a livello nazionale. 
 
E ancora, chiesta la possibilità di abolire il superticket e di istituire fondi integrativi sanitari.
 
 
Pià in particolare, all'articolo 30 in materia di Tutela della Salute, si chiede che vengano attribuite alla Regione le competenze legislative, amministrative e organizzative con riferimento:
 
a) alla definizione dell’assetto istituzionale del sistema sanitario e sociosanitario regionale nonché ai profili organizzativi e di governance delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale, anche con riguardo agli organi e alla direzione strategica, ferme restando le disposizioni nazionali in materia di selezione della dirigenza medica e sanitaria;
 
b) alle modalità organizzative di erogazione dei servizi ospedalieri e territoriali, al fine di garantire un assetto organizzativo della rete dei servizi e delle strutture di supporto efficiente, integrato e di qualità;

c) alla definizione dell’utilizzo delle risorse finanziarie da impiegare per l’acquisto di prestazioni da erogatori privati accreditati, anche in deroga ai limiti di spesa previsti a livello nazionale;

d) alla definizione dell’utilizzo delle risorse finanziarie da impiegare per il personale del servizio sanitario regionale dipendente a tempo indeterminato e determinato, che presta servizio con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o con altre forme di lavoro flessibile o con convenzioni, anche in deroga ai limiti di spesa previsti a livello nazionale;

e) alla disciplina e gestione del personale del servizio sanitario regionale, compresa la regolamentazione dell’attività libero-professionale dei dirigenti medici e sanitari, nel rispetto delle disposizioni statali in materia di ordinamento civile e di quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale;
 
f) alla valorizzazione delle competenze delle professioni sanitarie nell’ambito di percorsi formativi regionali;
 
g) alla destinazione in sede di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, di specifiche risorse regionali, ulteriori rispetto alle risorse aggiuntive regionali già previste dai contratti collettivi nazionali, finalizzate a incentivare e valorizzare la professionalità del personale dipendente del servizio sanitario regionale, prevedendo inoltre incentivi e misure di sostegno al personale che opera presso sedi disagiate;

h) alla disciplina di incarichi conferiti ai professionisti sanitari, previa procedura comparativa, con contratti di lavoro autonomo o libero professionali dalle aziende ed enti del servizio sanitario regionale anche per lo svolgimento di funzioni ordinarie;
 
i) alla programmazione dell’accesso alle scuole di specializzazione dei medici, ivi compresa la determinazione del numero dei contratti di formazione specialistica, nonché alla determinazione, d’intesa con le università interessate, delle modalità di svolgimento della rotazione degli specializzandi tra le strutture inserite nella rete formativa al fine di rispondere alle specifiche esigenze del territorio;

j) alla disciplina della programmazione e attivazione di percorsi di formazione specialistica dei medici specializzandi presso le strutture del servizio sanitario regionale secondo le seguenti modalità:
1) nell’ambito delle strutture facenti parte della rete formativa delle scuole di specializzazione la Regione, d’intesa con le università interessate cui compete la formazione teorica, può assegnare a laureati in medicina e chirurgia, con risorse proprie e previa procedura pubblica di selezione, specifici contratti di specializzazione-lavoro, della durata di un anno e rinnovabili per una durata complessiva pari a quella del corso di formazione specialistica;
2) nell’ambito delle strutture ospedaliere e territoriali in possesso degli standard generali e specifici relativi alle capacità strutturali, tecnologiche, organizzative ed assistenziali previsti dalla normativa nazionale la Regione, d’intesa con le università interessate cui compete la formazione teorica, può disciplinare le modalità per l’impiego a tempo indeterminato, previa procedura concorsuale, di medici in possesso della laurea in medicina e chirurgia e dell’abilitazione da inserire in soprannumero presso le scuole di specializzazione;
 
k) alla promozione di convenzioni con i Ministeri competenti, le università e gli altri organismi pubblici e privati competenti dell’Unione europea per il riconoscimento della formazione specialistica dei medici conseguita presso le università e organismi parti della convenzione. A seguito della formalizzazione delle convenzioni la Regione concorda con le università e gli altri organismi pubblici e privati competenti degli stati membri dell’Unione europea l’attivazione e il finanziamento di posti di formazione specialistica dei medici;
 
l) alle modalità di erogazione delle cure primarie anche in forme aggregate complesse con medici convenzionati, con medici dipendenti o con soggetti accreditati, ferme restando le norme sull’esclusività del rapporto di lavoro e nel rispetto del principio di libera scelta del cittadino;

m) alla disciplina della compartecipazione alla spesa sanitaria, con facoltà di abolire la quota fissa, prevedendo misure per la copertura finanziaria a garanzia dell’equilibrio economico e finanziario complessivo del sistema sanitario, nel rispetto, per i cittadini residenti in altre regioni, di quanto previsto dagli accordi interregionali sulla mobilità;

n) alla disciplina di forme integrative di finanziamento del servizio sanitario regionale con un’equa contribuzione da parte degli assistiti, al fine di ottimizzare l’efficienza in termini di garanzia di accesso alle cure per gli iscritti e in termini di effettiva integrazione delle prestazioni previste dai livelli essenziali di assistenza, istituendo e regolamentando fondi sanitari integrativi;

o) alla definizione della programmazione degli investimenti relativi al patrimonio sanitario pubblico, edilizio e tecnologico, del servizio sanitario regionale con riconoscimento alla Regione di un ammontare annuo di risorse certo ed adeguato;
 
p) all’esercizio di competenze in via surrogatoria, adottando atti o provvedimenti efficaci per il territorio regionale in tutti i casi in cui, negli ambiti attinenti al governo del sistema socio sanitario, siano previsti da disposizioni di legge atti o provvedimenti statali di contenuto tecnico e questi non siano emanati dagli enti ed organismi competenti. A tal fine, la Regione sottopone all’ente o organismo competente un documento in via surrogatoria e qualora questi non si pronunci nel merito entro 180 giorni, adottando un atto efficace per l’intero territorio nazionale, la Regione utilizza il documento presentato per assumere l’atto o provvedimento valevole per il proprio territorio regionale. L’atto o provvedimento regionale perde efficacia quando l’ente o organismo statale competente in via principale provveda, fatti salvi gli effetti nel frattempo prodotti.
23 settembre 2019
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