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Regioni e ASL
“Patto per la salute avanti tutta”. Intervista al nuovo coordinatore della commissione salute delle Regioni, Luigi Icardi 
Alla guida da questa estate della commissione l'assessore del Piemonte (Lega) assicura che il cambio a Palazzo Chigi non pregiudicherà i rapporti tra Governo e Regioni guidate in maggioranza dal centro destra. Per questo, ci ha assicurato, il Patto per la Salute sarà chiuso quanto prima. Sul tavolo anche la governance farmaceutica 
19 SET - Un’agenda fitta di impegni e questioni da risolvere. La Commissione sanità delle Regioni coordinata da questa estate dal leghista Luigi Genesio Icardi, si è rimboccata le maniche e sta marciando a pieno ritmo per chiudere il capitolo Patto per la Salute. Dalla carenza dei medici, il cui allarme rosso è scattato ormai da tempo, alla governance farmaceutica che si porta dietro la querelle sul sistema di payback e sulla revisione dei tetti di spesa, e altro ancora, il diktat è fare in fretta.
 
Sul tappeto c’è anche il tema dei posti letto e chissà che non si vada verso una modifica del Dm 70 sugli standard ospedalieri. Di certo, anche se è cambiata la compagine di Governo, in Commissione Salute le Regioni continueranno a lavorare nel pieno rispetto reciproco, assicura Icardi che in questa intervista ha anticipato alcune delle prossime mosse delle Regioni in materia sanitaria.
 
Assessore Icardi, i lavori della Commissione Salute sono ripartiti. Entriamo subito in tema. A che punto siamo con il Patto per la salute? 
Sul Patto abbiamo ingranato la quinta. Ieri il presidente Bonaccini si è incontrato con il Ministro della Salute convenendo sulla necessità di chiudere al più presto. Per quanto ci concerne direi che siamo già al 90% del lavoro. Nel corso della riunione di ieri, in particolare, abbiamo lavorato su un documento da presentare al Governo e che riguarda le principali questioni aperte in materia sanitaria. In primis quella della carenza dei medici, una spina nel fianco delle Regioni. Abbiamo approntato un atto predisposto dai tecnici. Il prossimo 24 settembre ci confronteremo con i sindacati, prima con i confederali poi con le altre sigle sindacali di categoria, con l’obiettivo di portare le nostre proposte all’attenzione della Conferenza delle Regioni del 26 settembre.
 
Qualche anticipazione?
Abbiamo predisposto due strategie d’azione. La prima punta a dare risposte alla situazione emergenziale che le Regioni stanno vivendo e avrà una durata triennale. Pensiamo che in Piemonte, ma tante altre Regioni non stanno meglio, rischiamo di chiudere dei Pronto soccorso perché non abbiamo medici di urgenza. E questa è solo la punta dell’iceberg. La seconda è di più ampio respiro e continuativa e sarà articolata in una molteplicità di provvedimenti organicamente coordinati.
 
In attesa di sapere quale sarà l’esito. Cosa ne pensa dell’eliminazione del numero chiuso a medicina?
Non credo che possa risolvere la questione della carenza di medici. Almeno nell’immediato. Il problema vero è il collo di bottiglia creato dalle limitazioni alle scuole di specializzazione ed anche scarsità del numero di borse di studio per i medici specializzandi. Una delle proposte da prendere in considerazione poteva essere quella degli ospedali di insegnamento, dei medici in formazione. Non dimentichiamo che oggi nelle cliniche universitarie gli specializzandi possono già lavorare con tutto l’agio e con tutte le cautele possibili. Insomma, lì entrano, nei reparti ospedalieri no. Bisogna riflettere su questo. Comunque sul banco ci sono molteplici soluzioni diverse, si tratta di metterci del buon senso e, naturalmente, di toccare qualche interesse.
 
Altri temi all’ordine del giorno della Commissione?
Quello dei posti letto. Questo tema è fondamentale tanto quanto quello della domiciliarità e della continuità assistenziale. Sono strettamente connessi. Credo che le decisioni prese con il Dm 70 scontino un errore cronologico: si è proceduto al taglio dei posti letto in assenza di una rete di continuità assistenziale e di una domiciliarità strutturata. Su questo punto siamo sollecitati da ogni parte, principalmente dai sindacati. Tutti cercano risposte e tutti hanno una soluzione in tasca, vedremo quale è la strada migliore da percorrere e capire se apportare delle modifiche ai provvedimenti presi.
 
In ballo c’è anche la partita sulle autonomie
L’intenzione è andare verso posizioni di maggiore libertà delle Regioni. Credo che tutti condividano la necessità di una diminuzione del centralismo e un aumento delle capacità gestionali delle Regioni. È certamente una rotta vantaggiosa per tutti.
 
Altro capitolo, la Governance farmaceutica. Dai meccanismi di payback ai tetti di spesa cosa si prevede? 
Verrà inserito nell’ordine del giorno della prossima commissione. Sul tavolo ci sono le modalità di riparto del payback 2013-2017 e il tema della regolazione differente dei tetti di spesa. Le case farmaceutiche hanno chiesto l’innalzamento del tetto, ma credo che la questione vada rivista in un ambito complessivo che chiama in causa anche la spesa per i farmaci innovativi ad alto costo.
L’idea dell’innalzamento del tetto non mi alletta affatto, ma io coordino le Regioni non decido per le Regioni. Ci deve essere una condivisione di intenti.
 
E sulla possibile abolizione del super Ticket, peraltro sostenuta anche dal ministro Speranza?  
Personalmente sono d’accordo anche perché, trattandosi di una compartecipazione della cittadinanza, il problema è particolarmente sentito. Ma ne dobbiamo parlare, in quanto gli equilibri finanziari regionali non sono cosa così banale e nonostante alcune Regioni si siano già mosse in questa direzione, altre potrebbero non essere d’accordo. Diciamo che è un tema in discussione.
 
Contrattazione sanità privata, avete scongiurato lo sciopero. Un passo in avanti?
La sanità privata è una parte del sistema sanitario nazionale che va tutelata perché a volte ci viene anche in soccorso. Una parte terza verso la quale Regioni e Ministero non posso essere indifferenti. Per questo ci siamo posti in un’ottica collaborativa per apportare qualche modifica al Decreto legislativo 95 e cercare ad alzare i tetti per dare più fatturato. Sarà comunque necessario rivedere il rapporto con il privato nel suo complesso per proporre innovazioni organiche e coordinate. Vedremo se potrà arrivare un sostegno economico anche dal Governo. Collaboriamo quindi innanzitutto per il bene dei lavoratori, ma anche per dare alle strutture una marginalità sufficiente.
 
Un tema caldo in questi giorni è quello della mancata vaccinazione dei bambini in età scolastica
Un altro punto da mettere all’ordine del giorno per arrivare a una proposta di revisione delle modalità sanzionatorie. L’onere è stato infatti scaricato sulle aziende sanitarie e sta creando contenziosi importanti con le famiglie. Un impianto che grava sulle risorse umane delle aziende sanitarie. Questo non va bene. Bisogna razionalizzarlo.
 
Con il nuovo Governo prevede cambiamenti?
Non direi. Abbiamo un interlocutore diverso, ma all’interno della Commissione gli equilibri sono gli stessi di prima. Insomma, per dirla in parole chiare, le Regioni di centro destra sono la maggioranza, ma questo cambia poco perché si lavora e si lavorerà sempre nel pieno rispetto reciproco. In Commissione non ho mai visto applicare rapporti di forza. Abbiamo sempre condiviso linee di buon senso votando spesso in maniera unitaria. Anzi, le dirò, che grazie al cambio di Governo mi sento ancora più libero
 
Perché?
Potrò permettermi di fare meno sconti! Facezia a parte, devo dire che proprio ieri ho incontrato il ministro Speranza e abbiamo avuto un confronto molto cordiale. E posso tracciare lo stesso bilancio positivo anche con i Direttori generali del Ministero. Credo che in futuro potremo trovare riscontri positivi. Non dimentichiamo che le tematiche da affrontare sono spesso di natura meramente tecnica, e vanno al di là delle scelte politiche.

Ester Maragò
19 settembre 2019
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