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“I territori devono essere protagonisti nella programmazione della sanità”. Intervista al presidente del Consiglio nazionale dell’Anci 
Il presidente del Consiglio nazionale di Anci Enzo Bianco durante l’Assemblea di Federsanità affronta il tema del rapporto tra i comuni e il management sanitario nello sviluppo dell’assistenza territoriale. “Serve una pianificazione delle scelte per rendere le strutture facilmente raggiungibili dai cittadini”.
23 LUG - “La direzione è quella di consentire al territorio di essere diretto protagonista nelle scelte di programmazione sul futuro della sanità”. A parlare è il presidente del Consiglio nazionale di Anci, ed ex sindaco di Catania, Enzo Bianco che in quest’intervista rilasciata durante l’Assemblea di Federsanità Anci traccia la rotta dell’integrazione socio sanitaria. “Il Sindaco è, infatti, la prima autorità sanitaria sul territorio e per questo responsabile della condizione di salute della sua popolazione tutelata dell'articolo 32 della Costituzione”.
 
E poi rilancia: “Nel Comitato delle Regioni a Bruxelles abbiamo proposto l'istituzione della "Giornata europea della Salute" proprio per dare una spinta e una visione ampia e condivisa al tema”.
 
Presidente  Bianco, le politiche pubbliche (urbanistica, ambiente, trasporti, viabilità) impattano sul benessere e sula salute delle comunità locali quanto le politiche sanitarie e sociali. Secondo lei a che livello si pone la percezione delle criticità e delle interrelazioni tra questi ambiti a livello di amministrazioni/amministratori locali? Quanto è strategica e reale l'attuazione di politiche di integrazione socio sanitaria?
Fu proprio l'Anci nel 1995 ad avere visione in termini di realizzazione di politiche di integrazione socio sanitaria istituendo una realtà rappresentativa che aggregasse mondo dei Sindaci con operatori della sanità. Da questa intuizione è nata Federsanità Anci. Il Sindaco è, infatti, la prima autorità sanitaria sul territorio e per questo responsabile della condizione di salute della sua popolazione tutelata dell'articolo 32 della Costituzione. È importante sottolineare però che, quando si parla di salute è bene riferirsi ad un concetto più ampio e, citando il documento di Ottawa dell’OMS del 1986, individuare alcuni prerequisiti senza i quali è impossibile esercitare il diritto alla salute: la casa, la scuola, i trasporti, la salubrità ambientale, la cultura, la sanità pubblica, l’assistenza sociale. Tutelare e governare questi “determinanti di salute” nei propri contesti urbani deve far parte di una strategia che faccia leva su di essi per mettere a punto politiche che puntino a migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino.
 
Il Servizio sanitario nazionale è stato concepito come una risorsa a garanzia della generalità dei cittadini anche se in attesa di riforme innovative capaci di fornire le risposte adeguate ai nuovi bisogni. Allo stesso tempo sta andando avanti il disegno riformatore ispirato al cosiddetto "regionalismo differenziato". Non pensa che i due processi vadano in direzioni tra loro contrarie?
Le tensioni politiche che quotidianamente leggiamo ci raccontano di un paese che sta cambiando e che ha bisogno di riforme strutturali. Sul punto però mi fermo ai dettami dei principi costituzionali. È indispensabile stabilire un punto di sintesi nazionale, ma in un ordinamento solidale. Il tema sanità è già oggi a prevalente competenza regionale, ma quando si parla di salute bisogna trovare un punto di equilibrio che garantisca universalismo delle cure, parità di accesso ai servizi, equità sanitaria. Una sintesi tra le varie posizioni politiche è possibile e necessaria attraverso un progetto di riorganizzazione complessiva dell’architettura istituzionale del Paese, fondata sul rispetto dei principi a tutela dell’unità e dell’uguaglianza garantiti dalla Costituzione.
 
La prevenzione e l'educazione alla salute così come la presa in carico delle problematiche socio-assistenziali sono tra le principali sfide che sui territori chiedono il protagonismo dei Comuni/Sindaci e delle Aziende sanitarie/Manager della sanità. Quali sono secondo lei Linee guida da seguire per realizzare questi obiettivi?
La direzione è quella di consentire al territorio di essere diretto protagonista nelle scelte di programmazione sul futuro della sanità. Ovviamente non siamo all’anno zero come impegno e ruolo svolti dai Comuni sui temi della salute. Anzi. Basti pensare al tema dell'Urban Health che ha delineato anche l'azione di un gruppo interparlamentare trasversale che ha messo al centro della propria azione quanto il rapporto tra ambiente in cui si vive e stile di vita costituiscano il primo determinante di salute. Ma l'obiettivo dev’essere anche più lungimirante. Bisogna portare queste questioni a livello europeo e dare come delegazione italiana il nostro contributo. Ad esempio nel Comitato delle Regioni a Bruxelles abbiamo proposto l'istituzione della "Giornata europea della Salute" proprio per dare una spinta e una visione ampia e condivisa al tema. Un esempio pratico che racconta come una strategia condivisa sia necessaria è la dislocazione urbanistica nella città di Catania delle strutture ospedaliere presenti sul territorio, che rispondono appieno alle esigenze di risposte ai bisogni di salute della popolazione coprendo le varie realtà territoriali dal mare alle periferie alla zona più montana. Non è frutto di pianificazione ma di scelte ponderate nel tempo, ma invece deve diventarlo. Cosi come la prossimità e la vicinanza con strutture facilmente raggiungibili dell'utenza. L'edilizia sanitaria è solo un esempio di come programmando insieme e in modo condivido si possa incidere sull'efficacia ed efficienza dei servizi erogati. 
 
23 luglio 2019
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