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Martedì 25 GIUGNO 2019
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Pfas. Il Consiglio dei Ministri proroga lo stato di emergenza per il Veneto
La proroga durerà un anno. La prima dichiarazione dello stato di emergenza era stata nel marzo 2018. Zaia: “Decisione tempestiva e appropriata. Fondamentale per completare le opere acquedottistiche previste”. La richiesta di proroga era stata avanzata lo scorso 20 marzo dal governatore con una lettera inviata al premier Giuseppe Conte. LA LETTERA
05 APR - Il Consiglio dei Ministri ha deliberato ieri la proroga per 12 mesi dello stato di emergenza in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova.

“Una decisione tempestiva e appropriata -  per il presidente della Regione Veneto, Lucia Zaia -, che avevo chiesto formalmente con una lettera il 20 marzo scorso, della quale ringrazio il Premier Conte e tutto il Governo. Quella dei PFAS è un’emergenza ecologica nazionale, pari a quella della diossina che colpì Seveso nel 1976. Avere tutti gli strumenti operativi più concreti per affrontarla è fondamentale”.

“Con il prolungamento dello stato di emergenza – aggiunge il Governatore - il Commissario delegato Nicola dell’Acqua, nominato a seguito della dichiarazione del 21 marzo 2018, prosegue quindi nel complesso lavoro di realizzazione e completamento di tutte le opere acquedottistiche previste per dare una risposta strutturale al problema. Lo dobbiamo, noi come lo Stato, alle decine di migliaia di persone coinvolte da questo inquinamento epocale e ai nostri figli, che hanno il diritto di trovare il più presto possibile una situazione ambientale risanata alla radice”.

Dopo la prima dichiarazione dello stato di emergenza del marzo 2018, il Commissario delegato per l’attuazione dei primi interventi urgenti ha provveduto alla stesura di un Piano di interventi emergenziali, “nel quale – ricorda la Regione Veneto in una nota -, in base allo stanziamento previsto nella Deliberazione del Consiglio dei Ministri, sono previste opere pari ai 56,8 milioni di euro. Approvato il piano a dicembre 2018 dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile, sono state avviate, di concerto con gli enti coinvolti, le opere di progettazione delle infrastrutture acquedottistiche necessarie ad interconnettere gli acquedotti contaminati con fonti idropotabili di buona qualità presenti in altre aree del Veneto”.    

La proroga dello stato di emergenza fino al 2020, chiesta e ottenuta da Zaia, è stata avanzata per permettere di completare tutte le opere acquedottistiche previste. “Data la complessità degli interventi - conclude la nota regionale - la proroga permette, infatti, di poter disporre del tempo necessario per l’avvio di tutte le opere, garantendo un flusso costante di informazioni e un aggiornamento costante sullo stato di attuazione direttamente con il Dipartimento di Protezione Civile. Il tutto a maggior tutela delle comunità e dei territori coinvolti dalla contaminazione”.
05 aprile 2019
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