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Venerdì 26 APRILE 2019
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Lazio. Il braccio di ferro sul commissariamento. “I nostri conti in regola e i Lea al di sopra della soglia di sufficienza. La scelta non può diventare politica”. Intervista all’assessore D’Amato
I cittadini hanno bisogno di servizi e di una buona gestione non di uno scontro politico. Zingaretti è l’unico presidente del Lazio ad essere stato riconfermato per un secondo mandato e va rispettato il volere del popolo. Poi è chiaro che le criticità vanno affrontate ma non strumentalizzate. E poi qualcuno lo deve motivare il permanere del commissariamento. Anche perché è un danno per i cittadini, tra tasse più alte e impossibilità di fornire prestazioni extra Lea come fanno altre regioni coprendole con fondi propri ed è un danno anche per gli operatori viste le norme stringenti sul personale
09 FEB - “Il nostro sistema sanitario è in ordine, il disavanzo è stato abbattuto di quaranta volte. I Lea sono ben al di sopra della soglia di sufficienza raggiungendo quota 180 punti, certamente possono e devono migliorare ma è innegabile che il trend sia in crescita. Senza contare cheè il quarto anno consecutivo che il margine operativo (ricavi-costi) è ampiamente al di sopra dello zero”, Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità del Lazio ci sciorina questi dati con soddisfazione e una punta d’orgoglio.
 
Fino a qualche tempo fa il Lazio era infatti tra quelle regioni “canaglia” della sanità, come vennero definite senza remore le regioni in rosso negli anni dell’esplosione del deficit sanitario. Un fronte nel quale il Lazio godeva del non invidiabile primato di regione più indebitata in assoluto per la sanità.
 
Oggi le cose sono cambiate e poco più di un anno fa, precisamente nel dicembre 2017, Zingaretti annunciava dopo un summit a Palazzo Chigi la prossima uscita dal commissariamento…Ma all’epoca il premier si chiamava Gentiloni e il ministro della Salute Lorenzin
 
Oggi a Palazzo Chigi c’è Conte e alla Salute Giulia Grillo che ultimamente non sembra condividere l’ottimismo di allora. Poi è arrivata la norma sull’incompatibilità Presidente-Commissario e per il Lazio e il suo Governatore, commissario ad acta per la sanità, sono iniziati i guai e le polemiche.
 
Con Grillo che esprime ad alta voce le sue perplessità sostenendo che l’uscita dal commissariamento non sarà immediata”, perché “i conti non sono in equilibrio e i servizi non sono adeguati”.
 
Insomma Assessore D’Amato, come la mettiamo? Ce la farà o no il Lazio a uscire dal Commissariamento?
Diciamo subito una cosa, è chiaro come si entra in commissariamento ma è meno chiaro come se ne esce. E questo è un vulnus. Ma il punto è un altro, qui va cambiato tutto il sistema dei commissariamenti. E’ una stagione aperta dodici anni fa che oggi deve concludersi.
 
In che senso?
Dopo anni a discutere del commissariamento, delle incompatibilità tra presidente e commissario, tra l’altro nel Lazio abbiamo avuto commissari di ogni tipo, credo che bisogna guardare al futuro. Il tema è superare questa stagione, e non parlo solo per il Lazio. Una stagione che ha portato risultati importanti per il risanamento. Ora è il tempo delle scelte. Servono pochi e chiari obiettivi di salute, e non indicatori di processo, attraverso cui misurare le performance delle Regioni. Oggi pensare di proporre un meccanismo nato 12 anni fa, con un quadro che nel frattempo è completamente cambiato, è anacronistico e arcaico. I commissariamenti sono nati in anni in cui la somma dei disavanzi era di 6 mld mentre oggi i conti delle Regioni sono quasi tutti in equilibrio. Non vorrei che dietro la questione del commissariamento si celasse una debolezza nell’affrontare i veri nodi. La sanità, pur con tutti i suoi spazi di miglioramento, è il comparto del settore pubblico maggiormente sottoposto a valutazioni di efficacia ed efficienza, sia a livello nazionale che internazionale, e ha dato risposte più che adeguate. A fronte di ciò ha visto costantemente scendere il suo livello di finanziamento in proporzione al PIL, scontando anche la volontà dei vari Governi di trasferire in capo alle Regioni le difficoltà di sostenere politiche pubbliche in periodi di crisi finanziaria. 
 
Ok, ma com’è la situazione? Il Ministro ha parlato di un quadro economico ancora in disordine.
Non in disordine. L’ultimo consuntivo 2017 certificato è di -45 milioni di euro. La proiezione sul IV trimestre 2018 è di -35 milioni di euro ulteriormente migliorabile nel consuntivo finale di giugno.  Noi non ci vogliamo sottrarre agli adempimenti e abbiamo tutte le carte in regola per uscire dal commissariamento. C’è un mandato che ha ricevuto il commissario dal Consiglio dei ministri nel dicembre 2017 (Governo Gentiloni, ndr.) che è quello di portare a termine i programmi operativi 2016-2018, cosa che sta avvenendo. Avremo una verifica nel Tavolo di marzo dove si analizzeranno i risultati del IV trimestre 2018 e poi a giugno sul consuntivo 2018. I dati che noi abbiamo sono in linea con quelli previsti nei programmi operativi e non temiamo alcun elemento di valutazione.
 
Ma il Ministro ha detto che ci sono ancora 100 mln di disavanzo…
Non so il Ministro che dati ha visto. Le dico che l’obiettivo verrà raggiunto ed è in linea con le nostre previsioni e noi per questo siamo tranquilli. Il fatto che il sistema sia in salute lo si può vedere dal fatto che è il quarto anno consecutivo che il margine operativo (ricavi-costi) è ampiamente al di sopra dello zero. Detto ciò il nostro sistema è in ordine, il disavanzo è stato abbattuto di quaranta volte. I Lea sono ben al di sopra della soglia di sufficienza raggiungendo quota 180 punti, certamente possono e devono migliorare ma è innegabile che il trend sia in crescita.
 
Voi avete fatto ricorso alla Consulta contro la norma sull’incompatibilità presidente-commissario. Perché vi opponete?
Perché a nostro avviso è dal Patto per la Salute che devono scaturire le regole. Non viceversa.
 
Quindi è questo il motivo?
Si perché manca l’Intesa sulla questione e ripeto, se vanno modificate le regole questo deve avvenire all’interno del Patto. E badi bene non entro nel merito del controllato e controllore, anche perché il punto è che proprio il sistema  che va cambiato. Questa stagione dei commissariamenti deve finire. A meno che non si voglia esercitare un’iniziativa di mero potere.
 
Pensa quindi che sia solo una questione politica?
Temo di sì e mi amareggia. I cittadini hanno bisogno di servizi e di una buona gestione non di uno scontro politico. Zingaretti è l’unico presidente del Lazio ad essere stato riconfermato per un secondo mandato e va rispettato il volere del popolo. Poi è chiaro che le criticità vanno affrontate ma non strumentalizzate. E poi qualcuno lo deve motivare il permanere del commissariamento. Anche perché è un danno per i cittadini, tra tasse più alte e impossibilità di fornire prestazioni extra Lea come fanno altre regioni coprendole con fondi propri. È un danno anche per gli operatori viste le norme stringenti sul personale, penso ad assunzioni e remunerazione delle tariffe. Tutti fattori che contribuiscono anche alla mobilità sanitaria soprattutto da Sud a Nord.
 
La norma del Dl fiscale dice però che entro 90 giorni il governo dovrà cambiare il commissario. Su ciò pendono dei ricorsi alla Corte costituzionale tra cui il vostro. Vi aspettate decisioni entro breve dalla Consulta?
Attendiamo l’esito, ma il vulnus è che manca l’intesa tra Stato e Regioni.
 
E se il governo dovesse andare avanti prima delle decisioni della Corte? 
Il Ministro ha detto che valuteranno i tavoli. Esercitare un’azione prima delle verifiche vorrebbe dire smentirsi in maniera plateale e sarebbe evidente che ci sarebbe un pregiudizio non suffragato dai reali elementi di valutazione. Noi auspichiamo una reciproca lealtà.
Ma se uscirete dal commissariamento abbasserete le addizionali?
Abbiamo già iniziato a farlo con l’ultima finanziaria regionale ma è chiaro che se usciremo dal commissariamento continueremo su questa linea. E poi c’è anche la questione del personale dove va rivisto il tetto di spesa nell’ambito del pareggio di bilancio.
 
Insomma, tutto va discusso nel Patto per la salute che va sottoscritto entro il 31 marzo. Ma a che punto siamo? E quali sono le vostre priorità? 
Il punto è finanziare veramente il Ssn perché sono anni che è sottofinanziato, soprattutto se lo rapportiamo ai principali partner europei. Si parla tanto del miliardo in più per il 2019 ma è quello stanziato da Gentiloni. Noi proponiamo la quota 10, ovvero dieci miliardi nel prossimo triennio per il Ssn. Per la sanità spendiamo il 6,3% del Pil ma essa ne produce quasi il doppio. Dobbiamo per questo investire in quello che è uno dei pilastri del nostro Stato e senza mettere nel Patto, come in passato, clausole di salvaguardia. Va fatta un’operazione anticiclica d’investimento nella sanità e va fatta ora. Grillo durante il primo incontro con le Regioni parlava della sanità come motore di sviluppo del paese ma a quelle parole non sono ancora seguiti i fatti. Ed è strano che il governo del cambiamento non cambi proprio nulla. Poi nel Patto occorre superare, come dicevo prima, la stagione dei commissariamenti studiando altre forme di valutazione e ancora va superata un’altra distorsione che è quella delle società esterne di advisor. Si sono esternalizzate funzioni che devono essere ricondotte allo Stato, al Mef, al Ministero della Salute e alle Regioni e a strutture tecniche come Agenas. E poi bisogna adottare strumenti per monitorare il territorio. Un governo che vuole essere del cambiamento deve affrontare queste cose.
 
Assessore, sullo sfondo c’è poi la questione del regionalismo differenziato che vede protagoniste regioni di diverso colore politico. Il Lazio è contrario all’autonomia in sanità. Perché? Che rischi paventate?
E’ una sfida che va bene se è sui modelli organizzativi. Se lo stato dà indicatori di salute su cui misurare le performance delle regioni e lascia autonomia di organizzazione togliendo lacci e lacciuoli va bene ma se si toccano le risorse si mina l’universalismo del sistema. Il rischio è di aumentare le diseguaglianze.
 
Mi spieghi meglio? 
Se passa l’idea che ognuno è padrone in casa propria e il gettito fiscale debba essere solo investito in quell’ambito geografico non va bene. Guardi, lo dico da una Regione che dà allo Stato più di ciò che riceve, lo dico sempre ai miei colleghi assessori, stiamo attenti che se poi tra regioni a statuto speciale e regioni ad autonomia potenziata le altre rimangono sole ad arrangiarsi senza un principio di solidarietà questo non va. Uno deve valere uno. Occorre per questo una riflessione molto attenta ne va del Sistema sanitario nazionale.
 
Torniamo al Lazio, la sanità è migliorata ma rimane il vulnus della carenza dell’assistenza territoriale che è anche, soprattutto nei periodi di emergenza, una delle cause del sovraffollamento dei pronto soccorso. Che intendete fare?
Sicuramente nel periodo di picco influenzale è tutto il sistema che soffre, non solo quello laziale anche perché, e qui parlo per la mia regione, ancora non sono elevate le percentuali di vaccinazioni anti influenzale. Non è una giustificazione ma è chiaro che è un tema di prevenzione su cui c’è da lavorare maggiormente. Per quanto riguarda il territorio ci vogliono anni per raggiungere dei risultati tangibili. Noi stiamo puntando molto sull’assistenza domiciliare e su un sistema di presa in carico che per noi è uno snodo fondamentale. Noi puntiamo non più su gare a ribasso ma su un processo di accreditamento di chi offre questi servizi che sia basato sulla qualità. E poi voglio ricordare che abbiamo aperto 38 presidi dove anche nel weekend si possono trovare i medici di famiglia e i pediatri. Certo, ci vuole del tempo e anche il venir meno dei vincoli del commissariamento potrebbe aiutare.
 
Nell’ultima settimana lei è stato protagonista di un botta e risposta molto duro con il senatore Sileri. Ha qualcosa da dire in merito?
Ribadisco che le regole vanno rispettate da tutti a maggior ragione da chi ricopre incarichi istituzionali. Detto ciò ci sono alcuni elementi che andranno analizzati rispetto all’attività che svolge nelle strutture accreditate. E poi mi faccia dire che ho notato che dopo la mia denuncia sul sito dottori.it è scomparsa la struttura accreditata presso cui operava, evidentemente qualcosa c’era.
 
Luciano Fassari
09 febbraio 2019
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