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Nessuno tocchi i nostri operatori sanitari. Gli impegni di Federsanità
Federsanità Anci sta avviando, presso le aziende associate, un monitoraggio delle varie situazioni di criticità presenti sul territorio, finalizzato ad una politica comune per abbassare il livello di rischio degli operatori. Ma in ogni caso occorre una nuova metrica etica del sistema che coinvolga politica, mass media, forze dell’ordine, utenti, operatori, direzioni strategiche, perché i nostri operatori sono la ricchezza in assoluto più importante del nostro prezioso sistema sanitario
15 APR - Venerdì scorso a Palermo ennesimo episodio di violenza nei confronti degli operatori sanitari. Area colpita quella dell’emergenza, in assoluto quella più esposta ad atti di violenza in tutte le strutture sanitarie, dove gli operatori pagano il prezzo delle grandi carenze organizzative della sanità italiana.
 
Come noto le cause sono molteplici:
1. un’organizzazione ospedalocentrica, tutta concentrata sugli ospedali, dove si riversa un’utenza che spesso non trova risposte presso il referente naturale, il MMG, ovvero presso il territorio. L’accesso alle cure presso il Ps, in questi casi, è facile ma, chiaramente, lungo e faticoso e finisce per scatenare conflitti nei confronti di chi cerca di far fronte alla marea montante dei bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana, povera e con malattie croniche spesso mal gestite;
 
2. la progressiva trasformazione, nell’immaginario collettivo, della prestazione sanitaria come diritto alla guarigione, anziché come diritto alle migliori cure, appropriate rispetto ad aspettative oggettive e non soggettive nonché congrue rispetto alla sostenibilità dell’intero sistema;
 
3. una costante campagna denigratoria da parte dei mass media, che enfatizzano molti episodi di effettiva mala sanità, ma difficilmente rendono il cittadino consapevole della efficienza media e della generosità di un SSN realmente universalistico, seppure con le proprie difficoltà;
 
4. Last but not least, la deriva etica di un Paese, dove l’operatore talvolta perde il senso etico del soccorso nella malattia, che è concetto infinitamente più ampio del prestare tecnicamente le cure, e l’utente perde il rispetto di chi, spesso con sacrificio e molta abnegazione, lo cura.
 
Il che vuol dire tre cose gravissime:
- Che è in atto una frattura culturale tra utenti e mondo sanitario che va ricomposta.
 
- Che è in atto una campagna diffusamente denigratoria nei confronti di un SSN tra i migliori e più generosi  al mondo.
 
- Che in qualche modo questa forma di violenza dà meno scandalo di altre forme di violenza, con una sorta di assuefazione “sociale” che fa sentire soli gli operatori sanitari.
 
Ma cosa fare per arginare questi episodi, sentinella di un grave malessere per gli utenti e per gli operatori?
 
I piani di intervento sono molteplici e devono muoversi in maniera sincrona per essere efficaci:
- In primis è necessaria una riforma organizzativa del sistema, per adeguarlo al nuovo quadro demografico, sociale (una quota importante della popolazione è a rischio di povertà) ed epidemiologico, dando la priorità allo sviluppo delle cure territoriali, attraverso una nuovo raccordo con i MMG, la presa in carico della cronicità, lo sviluppo di modelli più sostenibili e più consoni alle mutate esigenze strutturali  delle organizzazioni sanitarie.
 
- Una maggiore senso di responsabilità dei mass media, che non colpevolizzino le strutture e gli operatori proprio nei momenti di massima crisi e che rendano gli utenti consapevoli della ricchezza di un SSN che, tra molte difficoltà, va valorizzato, sostenuto e difeso.
 
- Un nuovo e più efficace modello di comunicazione degli operatori. L’ospedale è solo un pezzo della catena e delle cause. È miope cercare i problemi della violenza agli operatori sanitari solo all’interno delle strutture. Basti pensare all’indotto della responsabilità professionale sanitaria e alla medicina difensiva per capire che trattasi di un vero e proprio cortocircuito culturale di un Paese in profonda crisi. Occorre investire in comunicazione tra personale sanitario ed utenti, a partire dalla complessa applicazione della legge 219 del 2017 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento, per ripristinare un clima di fiducia e di rispetto che si è andato perdendo, talora immotivatamente.
 
- Sarebbe opportuno un inasprimento penale ad hoc, che punisca e stigmatizzi queste odiose forme di violenza nei confronti di lavoratori che  svolgano funzioni di presa in carico latu sensu intesa.
 
- Sarebbe risolutiva la presenza di un presidio delle forze dell’ordine h24 presso gli ospedali nelle aree di maggior rischio, dove esiste un maggior disagio sociale.
 
- Infine, è imprescindibile, per una efficace tutela, il massimo impegno delle direzioni strategiche, con i propri Servizi di prevenzione e protezione, per il monitoraggio e la rimozione delle criticità. Gli operatori, specie i più esposti, devono poter sentire che l’azienda fa tutto quello che può per tutelarli. Federsanità Anci sta avviando, presso le aziende associate, un monitoraggio delle varie situazioni di criticità presenti sul territorio, finalizzato ad una politica comune per abbassare il livello di rischio degli operatori.
 
In conclusione, occorre una nuova metrica etica del sistema che coinvolga politica, mass media, forze dell’ordine, utenti, operatori, direzioni strategiche, perché i nostri operatori sono la ricchezza in assoluto più importante del nostro prezioso sistema sanitario.
 
Tiziana Frittelli
Presidente Federsanità Anci
15 aprile 2018
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