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27 MAGGIO 2018
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Campania. Rapporto sull’antibiotico-resistenza: quasi 50 mila casi nel 2016. Tassi tra i più alti d’Europa
Non positivi nemmeno i dati sull’uso ospedaliero degli antibiotici che risulta ancora eccessivo e spesso inappropriato. Per esempio, la profilassi chirurgica continua ad essere utilizzata con modalità poco aderenti alle Linee Guida, sia per la scelta dei principi attivi che per le modalità e i tempi di somministrazione.
18 GEN - Nel 2016 sono stati quasi 50 mila i casi di infezioni da batteri antibiotico-resistenti rilevati in Campania dai 20 laboratori aderenti al Sistema Regionale di Sorveglianza dell’Antibiotico Resistenza (Si.Re.Ar.). È questo il dato saliente contenuto nel 'Rapporto 2016 sulle antibiotico resistenze e sull'uso di antibiotici rilevati nelle strutture Ospedaliere della Campania'.

Il 13,5% dei casi è stato di provenienza extraospedaliera. Escherichia coli (21,94%), Staphylococcus aureus (12,49%) e Klebsiella pneumoniae (8,90% ) i tre batteri riscontrati più frequentemente. Mentre il Federico II (17,30% delle infezioni rilevate), il Cardarelli (14,66%) e il Ruggi di Salerno (8,79% ) sono le strutture in cui si è registrato il maggior numero di casi. Circa la metà dei casi di infezione antibiotico-resistente riscontrati sono stati rilevati in tre soli reparti: Terapia Intensiva (20,60% dei casi), Medicina (15,33%) e Chirurgia (14,20%).

“Gli indicatori che descrivono il fenomeno dell’antibiotico-resistenza in Campania, rilevati nel corso del 2016, restano tra i più elevati d’Europa, confermando un quadro epidemiologico particolarmente allarmante, sebbene occorra precisare che l’analisi dei trend nel periodo 2013-2016 mostri pochi incrementi significativi (Aminopenicilline in E. coli e Fluorochinoloni in A. baumannii), mentre per alcuni principi attivi si osservano trend risultano in controtendenza”, si legge nelle conclusioni del rapporto. In particolare, “nell’ambito delle Enterobacteriaceae , le resistenze espresse da parte di E. coli e K. Pneumoniae alle principali classi di principi attivi resta molto elevata rispetto ai contesti sovra regionali (Italia ed Europa), ed in particolare gli isolati invasivi di K. pneumoniae mostrano ancora livelli di resistenza ai Carbapenemi tra i più elevati d’Europa”. Inoltre, “nell’ambito dei patogeni nosocomiali, quali P. aeruginosa ed A. baumannii complex, le forme multi-resistenti restano più frequenti, sia rispetto al contesto nazionale che a quello europeo; un dato in controtendenza è rappresentato dal trend della resistenza di P. aeruginosa agli Aminoglicosidi, che è in diminuzone nel periodo 2013-2016. Nell’ambito dei Gram-positivi, l’espressione della meticillio-resistenza da parte degli isolati invasivi di S. aureus rilevata in Campania è ancora tra le più elevate d’Europa. Tuttavia, nel caso dello S. pneumoniae, la resistenza alla Penicillina ha mostrato un trend in decremento significativo nel periodo 2013-2016”.

Non positivi nemmeno i dati sull’uso ospedaliero degli antibiotici: “nel 2016 risulta ancora eccessivo e spesso inappropriato”, prosegue il rapporto. “la profilassi medica è ancora una indicazione prioritaria, mentre la profilassi chirurgica continua ad essere utilizzata con modalità poco aderenti alle Linee Guida, sia per la scelta dei principi attivi che per le modalità e i tempi di somministrazione. In generale, sembra indispensabile introdurre e diffondere nella pratica clinica i criteri di appropriatezza prescrittiva adeguati alla gravità della situazione dell’antibiotico resistenza in Campania, favorendo la diffusione delle attività di stewardship antibiotica”.
18 gennaio 2018
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