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Bressanone. Piccolo profugo ricoverato, giornalista si introduce in reparto senza autorizzazione. Giunta provinciale ed Asp: “Calpestati diritti del minore”
Lo scorso 15 novembre una giornalista si è introdotta senza autorizzazione nel reparto di pediatria dell’Ospedale di Bressanone per fare delle riprese di un bambino profugo lì ricoverato. Il personale dell’Asp aveva comunicato "in maniera chiara ed inequivocabile" che non era consentito l’accesso. L'appello di Giunta provinciale e Asp per il rispetto delle leggii e delle regole prescritte dall’Ordine dei giornalisti per la tutela dei minori.
17 NOV - Il caso è ormai già noto, lo scorso 15 novembre una giornalista di una testata nazionale si è introdotta senza autorizzazione nel reparto di pediatria dell’Ospedale di Bressanone per fare delle riprese di un bambino profugo lì ricoverato. Il bimbo è stato trovato pochi giorni fa, solo ed in grave stato di ipotermia, nel ripiano sottostante di un vagone merci nella stazione del valico del Brennero. La Giunta provinciale, l’assessora alla Sanità Martha Stockered i vertici dell’Azienda sanitaria provinciale fanno appello ai media affinché rispettino le leggi vigenti e le regole prescritte dall’Ordine dei giornalisti per la tutela dei minori.
 
I minori godono di una particolare tutela da parte della legge. Anche la deontologia professionale dei giornalisti tutela in maniera più marcata i bambini ed i minori. Le basi deontologiche a tale riguardo sono contenute nella cosiddetta “Carta di Treviso”, un codice di autoregolamentazione elaborato dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione “Telefono Azzurro”.

La carta afferma, tra l’altro, che i giornalisti sono obbligati a garantire l’anonimato dei minori. “Ieri questo diritto è stato calpestato da una giornalista di Roma, la quale, nonostante il divieto espresso da parte del personale dell’Azienda sanitaria provinciale, è entrata nella stanza del giovane effettuando delle riprese del paziente minorenne,” evidenzia il Direttore generale dell’Azienda sanitaria Thomas Schael.
 
Allertata in merito dal Direttore medico dell´Ospedale di Bolzano - Martin Ogriseg - la Direzione generale si è subito attivata per approfondire la grave vicenda, il Direttore della Ripartizione legale Marco Cappello ha incontrato in mattinata i funzionari del Commissariato di Polizia di Bressanone, che ieri sera avevano già avuto modo di interrogare la giornalista, nonché tutto il Reparto di Pediatria ove il piccolo Anthony risulta attualmente ricoverato.
 
Il Direttore Generale Schael enfatizza pertanto in modo deciso il comportamento tenuto dalla professionista, in quanto ha raggiunto il bambino minorenne e comprensibilmente scosso eludendo tutti i controlli dell´ospedale e violando le precise indicazioni che le erano state impartite al momento del suo accesso in reparto, dal quale è poi stata immediatamente allontanata. La giornalista inoltre non si è né qualificata né ha voluto dichiarare le proprie generalità.
 
Per tali ragioni, l´Azienda ha preso contatto anche con la Procura della Repubblica, al fine di valutare eventuali iniziative legali nei confronti della responsabile di tale esecrabile irruzione, ma invoca altresì dall´Ordine dei Giornalisti una dura, decisa ed immediata condanna del gesto perpetrato, augurandosi in particolare che esso vigili affinchè nessuna immagine del piccolo Anthony venga diffusa a livello locale o peggio ancora nazionale.
 
Il minorenne è stato affidato alle cure dell´Azienda Sanitaria - e come ribadisce Schael – che pur riconosce e garantisce in ogni occasione la libertà di stampa e di informazione, non può essere tollerato in alcun modo che a un bambino già così duramente provato venga inflitto anche il supplizio di uno “scoop giornalistico” di cui non si sentiva davvero il bisogno.
 
Il comportamento della giornalista appare ancora più grave in considerazione del fatto che il Direttore medico dell’Ospedale di Bressanone, Martin Ogriseg, aveva dichiarato la propria disponibilità a fornire informazioni ai media e nel corso della giornata ha rilasciato varie interviste. Anche il Direttore medico ribadisce che il personale dell’Azienda sanitaria provinciale ha comunicato in maniera chiara ed inequivocabile che non era consentito l’accesso alla camera del piccolo paziente.
17 novembre 2017
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