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Martedì 19 SETTEMBRE 2017
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Farmacap nella bufera. Dopo il licenziamento del Dg Simona Laing, incarico ad interim ad Arnaldo Cozzolino. Ma le polemiche non si fermano
Questa volta a far parlare dell'azienda capitolina che gestisce le farmacie comunali è stato l'improvviso licenziamento dell'ex Dg. La notizia ha avuto una grande eco anche sulla stampa con botta e risposta tra Laing e il commissario Stefanori. Nel frattempo il direttore di farmacia Cozzolino assume l'incarico ad interim della direzione generale e oggi verrà siglato un contratto che prevede la ripartizione di gran parte degli utili dell'azienda tra i dipendenti
05 APR - A soli 5 giorni dal licenziamento “a sorpresa” dell'ormai ex direttore generale di Farmacap Simona Laing, arriva l'incarico ad interim per la direzione generale ad Arnaldo Cozzolino, direttore di farmacia nell'azienda capitolina ormai da 19 anni, che affiancherà l'attuale commissario Angelo Stefanori, nell'arduo compito di portare avanti l'azienda comunale. La notizia ce l’ha data ieri in anteprima la Cisl che abbiamo sentito per un suo parere su quanto accaduto, dopo le uscite pubbliche della stessa Laing, del Commissario Cozzolino e della Cgil.
 

 
La bufera mediatica - e non solo - che ormai da tempo si abbatte ad intervalli regolari sull'azienda che gestisce le oltre 45 farmacie comunali di Roma Capitale, torna a colpire con tutta la sua forza. Questa volta, a far parlare, è il licenziamento del primo direttore generale che era riuscito, dopo molti anni, a riportare in positivo il bilancio dell'azienda, scongiurandone la liquidazione.

 
Furti nelle farmacie, assunzioni in stile parentopoli, acquisto di farmaci a prezzi gonfiati fino ad arrivare all'arresto dell'ex commissario straordinario Francesco Alvaro, con l'arrivo della Laing era stato scoperchiato un vaso di Pandora che non faceva onore alle precedenti direzioni. E con la Laing arrivano anche nuovi contratti per i lavoratori, l'introduzione del cartellino da timbrare per i dipendenti, la riduzione dei giorni di ferie (circa 30 all'anno) e una serie di iniziative che, se da un lato prevedono un impegno da parte dei lavoratori rispetto alle condizioni di cui godevano in precedenza, dall'altro permette all'azienda di ricominciare a funzionare.
 
Il licenziamento “per giuste cause” assume così un sapore particolarmente acre per la direttora che, in un'intervista a Repubblica  due giorni fa ha dichiarato che avrebbe impugnato il licenziamento. “La verità è che davo noia”, spiega sulla testata nazionale. Nel frattempo, proprio il giorno del suo licenziamento, il Campidoglio ha stanziato 10 milioni per coprire la crisi di liquidità dell'azienda, soldi dei quali “Farmacap non ha bisogno perché quel debito lo si può risanare tenendo i bilanci in utile, come stavo facendo io”, commenta Laing.
 

Tenere il bilancio in attivo, tuttavia, potrebbe non essere così scontato ora che è cambiata la direzione, e questo perché gli attuali vertici sono già pronti a mettere mano al portafoglio di utili costruito con il lavoro dell'ex Dg.
 

 
Questo, almeno, ciò che prevede l'accordo che verrà siglato oggi, 5 aprile, e che, da quanto spiegato dalla Laing a Quotidiano Sanità, prevede di utilizzare quasi l'intero importo, pari a 530 mila euro, per dare i famosi arretrati “una tantum” o buoni pasto al personale. “Stefanori ha detto che a lui interessa tenere giusto 20 mila euro da parte per evitare di andare in rosso - spiega l'ex Dg a Qs – Crea consenso con il lavoro che ho fatto io negli ultimi due anni, e lo sta svilendo. Inoltre, ha già detto che terrà chiuse le farmacie per tutto agosto, come si faceva prima del mio arrivo”.
 
Inoltre, poiché nessuno dà niente per niente, per ottenere i 10 mln che il Comune ha stanziato, l'attuale commissario, “ha dato le tre sedi immobiliari che Farmacap possiede a garanzia, questo significa che se lui usufruisse di questi 10 mln, il patrimonio finirebbe, in cambio, a Roma Capitale”.
 
La risposta nero su bianco di Stefanori alle accuse lanciate dall'ex direttore, venivano riportate ieri mattina sul Fatto Quotidiano. Il commissario giustifica la decisione presa con particolare riferimento alla diversa linea politica adottata da lui e dalla Laing. Secondo Stefanori, infatti, Laing “non ha lavorato in buona fede – afferma sulla stampa nazionale – era stata nominata da un'altra amministrazione che aveva come obiettivo la dismissione dell'azienda”.
 

Di tutt'altro avviso la Dg che ha voluto ricordare che “quando sono entrata in Farmacap, l'azienda era a rischio chiusura perché era arrivata al quarto anno consecutivo di bilancio in rosso e la finanziaria 2007 diceva che al quinto bilancio negativo c'era l'obbligatorietà della dismissione. Io portai il bilancio in positivo. Dati alla mano, è possibile pensare che io volessi dismettere l'azienda?”.
 

 
Secondo Stefanori, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata la “sospensione arbitraria del servizio Recup. Laing non vedeva di buon occhio il servizio e ha sfruttato questo disguido per interromperlo”. Di diverso avviso è l'ex Dg che, in merito, afferma: “Non ho chiuso il Recup e lo dimostrerò davanti al giudice, andava semplicemente riorganizzato. E poi perché avrei dovuto? Porta soldi. Lui, invece, dovrebbe spiegare perché mi ha fatto firmare una convenzione con Roma Capitale dove si diceva che i dipendenti del sociale non potevano svolgere altri servizi, pena la sospensione del finanziamento”.
 

 
La cosa che più lascia perplessi è che – colpo di scena – Simona Laing ha dichiarato che aveva già messo in conto di andarsene a luglio e aveva già chiesto un buono uscita: “Sarei andata via di mia spontanea volontà. Loro hanno preferito fare questa azione di forza e mi chiedo il perché”, conclude.
 
 
I sindacati divisi
E se la situazione ai vertici era di completa scissione ormai da mesi, a fare fronte compatto non ci sono neanche i sindacati. Se da un lato la Cgil non ha mai trovato un punto di incontro con l'ormai ex direzione, Fisascat CISL e UilTucs UIL avevano anche firmato un accordo che prevedeva un graduale rimborso ai lavoratori dei debiti insoluti dell'azienda ai dipendenti, debiti ereditati dalla mala gestione precedente a quella della Laing.
 
La Cgil rimane ferma sulla propria posizione che vede nell'ex direttore, l'incarnazione di una politica che mirava a dismettere l'azienda. Tra i punti che non sono stati graditi al sindacato nella gestione pre-Stefanori c'è “l'introduzione di premi di produttività proposti come mancetta di scambio ai mancati adeguamenti e con scopo principale di innescare una competitività sfrenata tra farmaciste/i e tra le/i farmaciste/i ed il personale tecnico-amministrativo, il personale dei servizi sociali, le educatrici, pulitrici/ori”, afferma la Cgil.
 

 
Contestato anche il licenziamento di 4 dipendenti ripresi dalle videocamere di sorveglianza a rubare farmaci, in quanto ritenuti “licenziamenti illegittimi” poiché messi in atto “preventivamente”, ovvero quando l'inchiesta della Procura di Roma era ancora in corso.
 

 
Sulla stessa linea Stefanori che, dal canto suo, sempre al Fatto Quotidiano, commenta “deve decidere il giudice”. A cementare ulteriormente la presa di posizione di Cgil e Stefanori, la scarsa presenza in sede del Dg. “Due giorni e mezzo a settimana per un contratto full-time da 150.000 € all'anno”, afferma il sindacato.
 
E infine, sempre per la Cgil, la Laing non avrebbe rinnovato alcuni contratti a tempo determinato in scadenza “anche per categorie protette”.
 

 
A sperare in una continuità con le azioni intraprese dalla precedente direzione, invece, è la Cisl: “Chiediamo che non si interrompa il percorso di risanamento che è stato iniziato, indubbiamente con sacrifici dei lavoratori, ma deve continuare - afferma Giovanna Catizone (Fisacast Cisl), parlando con Quotidiano Sanità - l'azienda ha finalmente un utile e alcuni problemi sono stati superati. Dal punto di vista sindacale avevamo trovato un buon accordo per superare i problemi che l'azienda portava avanti da tempo. L'altro ieri abbiamo incontrato il commissario straordinario ed è stato concordato che oggi, 5 aprile, venga siglato un accordo che riconosce una buona parte di quello che i lavoratori devono avere. Anche in continuità con quello che era stato l'accordo che sosteneva che nel mese di aprile si sarebbe dovuta finire questa armonizzazione del contratto e parlare degli arretrati e “una tantum” che ancora ci spettavano, quindi in un certo senso una continuità c'è”.
 
La maggiore preoccupazione del sindacato rimane la delibera del 23 marzo 2015 che prevedeva l'estinzione dell'azienda “vogliamo che venga formalmente rigettata”, conclude Catizone.
 

 
Attilia Burke
05 aprile 2017
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