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Spending review. Cosmed: “Tagliare sprechi e privilegi delle caste e non sociale e sanità” 
 
“E’ più facile colpire i servizi sociali per i cittadini che le sacche di rendite parassitarie che continuano a prosperare alla faccia degli italiani travolti dalla crisi”. Spese militari, auto blu, costi della politica, università: i settori dove tagliare indicati dal sindacato.  
 
16 LUG - “I tagli allo stato sociale nascono da una chiara volontà politica tesa a salvaguardare privilegi e rendite di posizione, anche a costo di decretare la morte per asfissia di un servizio fondamentale, quale il sistema sanitario pubblico, che associa ad una spesa procapite tra le più basse al modo positivi risultati in termini di salute prodotta”.

Così una nota del segretario generale della Cosmed Costantino Troise, che passa subito dopo ad elencare 5 settori dove si potrebbe risparmiare evitando i tagli al sociale:
1) fermare l’acquisto di armamenti costosissimi come gli aerei F35: “quale guerra è stata dichiarata?
2) Incidere più duramente su auto blu e autisti dedicati alla politica ed alla rappresentanza delle aziende sanitarie: chi e cosa occorre rappresentare?
3) Tagliare in maniera sostanziale i costi della politica a cominciare dalle 30.000 poltrone delle società partecipate dagli enti locali.
4) Togliere l’immunità da ogni spending review alle 42 facoltà di medicina che gestiscono con i soldi del SSN circa 20.000 posti letto e migliaia di strutture complesse, spesso create ad arte per i baroni vecchi e nuovi ed i loro familiari.
5) Ridurre la durata dei corsi di specializzazione medica che sono i più lunghi d’Europa (6 anni per le specialità chirurgiche e 5 anni per quelle mediche) e ritardano l’accesso al lavoro di migliaia di giovani medici.

“Ed a proposito di equità”, aggiunge la Cosmed:
- Perché il “contributo di solidarietà” del 5% sopra i 90.000 euro è pagato solo da i dipendenti pubblici e pensionati?
- Perché si tassano con la stessa aliquota i pochi risparmi di pensionati e lavoratori e i grandi patrimoni di banche e speculatori?
- Perché le donne del pubblico impiego devono andare in pensione dopo quelle del settore privato, salvo poi ricorrere a deroghe ad hoc per alcuni settori come nella spending review?
- Perché non si consente al pubblico impiego l’uscita anticipata, come per i privati, per la classe 1952?
- Perché si vuole rischiare una nuova ondata di esodati nel pubblico impiego invece di correggere regole pensionistiche assurde, discriminatorie, antieconomiche e penalizzanti?
- Perché si continua a lasciare nell’incertezza migliaia di precari malgrado gli impegni assunti?

“La risposta è semplice conclude la nota del sindacato - è più facile colpire i servizi sociali per i cittadini che le sacche di rendite parassitarie che continuano a prosperare alla faccia degli italiani travolti dalla crisi”.  
 
16 luglio 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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