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FarmacistaPiù. La prima giornata. Gli interventi di Palù, Daniotti, Cossolo, D’Ambrosio Lettieri, Leopardi e Mandelli
Prima giornata di lavori per il congresso dei farmacisti italiani. Esordio della convention con due letture magistrali affidate al presidente di Aifa e al presidente della Fondazione Banco farmaceutico. E poi un primo confronto sull'attualità professionale con il presidente di Federfarma, il presidente della Fondazione Cannavò, il presidente dell'Utifar e il presidente della Fofi.
05 NOV - I lavori congressuali di FarmacistaPiù si sono aperti stamani con due letture magistrali del virologo professor Giorgio Palù, presidente dell’AIFA, e di Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico.
 
Palù ha affrontato lo stato dell’arte delle terapie contro la COVID 19, illustrando caratteristiche e ambiti di impiego di anticorpi monoclonali e farmaci antivirali. “La pandemia ci mostra che non possiamo contare su una eradicazione della malattia come avvenuto per il vaiolo o la peste bovina” ha detto. Ma è anche necessario che innovazioni come gli anticorpi monoclonali iniettabili sottocute o intramuscolo, compatibili con l’uso extraospedaliero, siano sfruttate al meglio grazie a una rete territoriale - medici di medicina generale, farmacie, equipe di assistenza domiciliare - capace di intercettare precocemente la popolazione colpita, e curandola al domicilio quando ancora le condizioni cliniche lo permettono. Anche in questo caso, dunque è la prossimità a garantire le migliori opportunità di successo”.
 
Alle reti di prossimità si è rifatto anche Sergio Daniotti che nel suo intervento ha posto l’accento sul peggioramento e la diffusione della povertà sanitaria durante la pandemia. “Dopo che il Covid ha sconvolto le vite di tutti, la macchina è ripartita grazie alla generosità e alle reti di solidarietà consolidate. Nel febbraio 2021 il successo della Giornata di raccolta del farmaco ha rappresentato un chiaro segnale: la ragione ci suggeriva di non farla, per la situazione epidemiologica in atto, ma il cuore ci ha guidati per aiutare i più fragili”, ha detto il presidente della Fondazione Banco Farmaceutico, ringraziando la comunità dei farmacisti che da sempre sostiene la Giornata di raccolta del farmaco e non ha mancato di farlo anche nelle difficili condizioni di quest’anno.
 
Ma l’apertura del Congresso ha visto anche un momento di discussione che ha visto coinvolti Marco Cossolo, presidente di Federfarma, Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Francesco Cannavò, Eugenio Leopardi, presidente dell’UTIFAR e Andrea Mandelli, presidente della FOFI.
 
Marco Cossolo ha esordito sottolineando che il momento attuale, l’impegno dimostrato dai farmacisti durante la pandemia, offre la possibilità di imprimere una svolta decisiva all’evoluzione della farmacia italiana. “Ma non si deve dimenticare che quelle che oggi sono attività svolte a titolo sperimentale, come le vaccinazioni contro il SARS CoV-2 e l’influenza stagionale, devono essere rese stabili all’interno del quadro della farmacia dei servizi”. E quanto alla remunerazione aggiuntiva prevista nel Decreto Sostegni, deve essere la prima fase di una riforma complessiva della remunerazione dell’attività di dispensazione.
 
Luigi D’Ambrosio Lettieri ha sottolineato che la farmacia, oltre a quello di presidio polifunzionale può aspirare al ruolo di hub sociosanitario assistenziale, un ruolo che fa leva sulle competenze del farmacista. Di qui l’importanza della formazione, quella acquisita nel corso di studi e quella post- laurea, “perché le conoscenze sono come i farmaci, hanno una scadenza e devono essere costantemente aggiornate”. Il presidente della Fondazione Francesco Cannavò ha poi affrontato le implicazioni dell’approvazione della laurea abilitante anche per Farmacia, cui dovrà seguire, come prescritto, la riforma del corso di studi. Qui si impone un riequilibrio tra la componente farmaco-chimica e quella farmaco-biologica, ma anche un maggiore spazio alle discipline che rispondono alla nuova vocazione assistenziale che si prospetta al farmacista. Infine ha sottolineato che, una volta venuto meno l’esame di abilitazione, il tirocinio curriculare diviene un momento ancora più centrale e impegnativo per trasmettere quelle competenze tecniche e relazionali che non sono oggetto di insegnamento in aula. Di qui la necessità “che i farmacisti tutor vengano retribuiti esattamente come avviene per i medici di famiglia che ospitano nei loro ambulatori i giovani specializzandi in medicina generale”.
 
Eugenio Leopardi, ha evidenziato come il farmacista e la farmacia, per la capillarità della loro presenza, possono contribuire a ridare omogeneità a un panorama dell’assistenza sanitaria. “I farmacisti possono essere gli apripista in questo senso, offrendo ai cittadini la certezza che in tutto il paese, entrando in una farmacia abbia la certezza di poter trovare le stesse prestazioni e lo stesso livello di assistenza”. Leopardi ha poi sottolineato la necessità di allontanarsi da logiche commerciali, obiettivo per il quale, si deve centrare la formazione sui concetti di prestazione e di professionalità.
 
“In questi tre giorni del nostro Congresso avremo la sintesi di un lungo lavoro” ha detto Andrea Mandelli “cominciato nel 2006, quando la professione era sotto attacco e abbiamo deciso, con il documento federale di Palazzo Marini, di puntare alla trasformazione del nostro ruolo, per lasciare ai giovani una professione centrale nella sanità italiana come quella che noi avevamo ricevuto dalla generazione precedente”.
 
Mandelli ha ricordato che la chiave di questa trasformazione è il passaggio dalla sola dispensazione del farmaco – che è una funzione contendibile – a un modello di intervento in cui alla dispensazione si affiancano le prestazioni direttamente rivolte al paziente. Quelle prestazioni che oggi la farmacia sta svolgendo sulla spinta dell’emergenza.
 
“E’ stata la risposta dei farmacisti ai bisogni creati dalla pandemia a determinare il cambiamento della politica nei nostri confronti”. Mandelli ha ribadito che “questo percorso non è semplice: come ho spesso ripetuto ai colleghi in Consiglio nazionale, faremo fatica”. Ma è da questo impegno che viene la forza per chiedere che i farmacisti e le farmacie abbiano un posto di primo piano nella riforma dell’assistenza territoriale, “non per un atteggiamento lobbistico, ma per risolvere i problemi concreti di cui soffre la sanità italiana”. Infine il presidente della FOFI ha ripreso il tema del ritorno sul territorio dei farmaci innovativi: “Se il problema è la remunerazione, se ne discuta: il tema centrale è rispondere alle necessità dei cittadini”.
05 novembre 2021
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