Quotidiano della Federazione Ordini Farmacisti Italiani
06 DICEMBRE 2020
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Consiglio nazionale Fofi. Mandelli: “Le farmacie snodo centrale della rete di assistenza sul territorio a supporto delle strutture del Ssn”
La seconda ondata di covid 19 ha visto le farmacie ancora più impegnate ad assistere i cittadini e a supportare il Ssn. Alle farmacie è stata affidata infatti una parte delle dosi di vaccino antinfluenzale nell’ambito dell’annuale campagna vaccinale, quest’anno ritenuta più importante che mai proprio in considerazione della pandemia in atto. In molte Regioni le farmacie sono state inoltre coinvolte nell’esecuzione dei test rapidi di screening sul covid 19. Da queste esperienze, secondo Mandelli, le farmacie devono ripartire per affermarsi ulteriormente come pilastro del Ssn. LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE AL CONSIGLIO NAZIONALE
16 NOV - La situazione economica delle farmacie è andata peggiorando nel corso del 2020. La pandemia ha poi messo in ginocchio un sistema sanitario già sottofinanziato, che ha mostrato inoltre tutte le debolezze di una sanità territoriale non adeguatamente organizzata. Ma a questo dato allarmante si affianca un’immagine di una farmacia sempre più vicina al cittadino e sempre più indispensabile per il Ssn. La farmacia, nel corso dell’emergenza, ha infatti mostrato tutte le sue potenzialità. Non soltanto durante la prima ondata, quando, di fronte alla inevitabile sospensione delle prestazioni in molti ospedali e ambulatori medici, è rimasta l’unico avamposto di salute sul territorio. Ma anche nella seconda fase, quando si è fatta carico dell’esecuzione di migliaia di test rapidi per il covid in alcune regioni italiane, nonché della distribuzione sul territorio del vaccino influenzale a garanzia della massima diffusione possibile della vaccinazione tra le fasce di età non incluse nella campagna del Ssn.
 
Le farmacie sono state anche vicine a somministrarlo, il vaccino antinfluenzale. Un progetto sfumato per le resistenze di altre categorie e per i limiti di una legislatura ormai obsoleta, ma che per il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, resta un obiettivo da centrare, per rendere il farmacista un professionista sempre più integrato nel Ssn e per allineare i farmacisti italiani ai colleghi europei, da molte parti già protagonisti a pieno titoli delle attività istituzionali di screening e vaccinazione.

Ai traguardi raggiunti nel corso del 2020, ma anche alle criticità e soprattutto agli obiettivi futuri, è stata dedicata la relazione del presidente Mandelli al Consiglio nazionale della Fofi, tenutosi sabato scorso, 14 novembre, in modalità online proprio in ottemperanza alle misure di sicurezza per contrastare la pandemia.

Ma anzitutto, aprendo il Consiglio nazionale, il presidente della Fofi ha voluto complimentarsi con i Presidenti che sono stati confermati alle recenti elezioni per il rinnovo degli ordini provinciali e il benvenuto ai neoeletti (Luca Cesari di Arezzo, Levino Rajani di Crotone, Emmanuele De Libero di Livorno, a Giuseppe Fornasa di Mantova, Marco Branca di Pavia, Giovanni Pierini di Pesaro-Urbino, Pietro Brandi di Prato, Gino Porqueddu della Spezia, Tiziana Dal Lago di Trento e Paolo Matteucci di Lecco).

Mandelli ha poi voluto ricordare Pacifico Dubbioso, un farmacista di 52 anni, deceduto dopo aver contratto il covid mentre esercitava la professione, al servizio dei cittadini a Somma Vesuviana.

Proprio parlando di covid, il presidente della Fofi ha evidenziato come la situazione, dopo la pausa estiva, sia tornata ad alto rischio. E i farmacisti, “ancora una volta”, devono "essere pronti ad assistere, informare, proteggere e consigliare i cittadini, a diffondere quella cultura della prevenzione e della responsabilità individuale che sono la risorsa più importante di cui disponiamo in questo momento. E accanto a questo, abbiamo il compito di non permettere che le terapie si interrompano e favorire l’accesso alle prestazioni”.

Il ruolo della farmacia in un Ssn sempre più debole
Un ruolo che sta crescendo, quello delle farmacie, anche alla luce della pandemia, che ha rivelato la debolezza della sanità territoriale, la mancanza di coordinamento tra le risorse che pure esistono, ma anche anche messo in evidenzia, ha detto Mandelli, “il cronico sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale, che ha perso 37 miliardi nell’ultimo decennio ma soprattutto una serie di misure incoerenti all’interno di questo ridimensionamento”. Ma la pandemia ha dimostrato, secondo il presidente della Fofi, “tutte le negatività della distribuzione diretta”. Se, infatti, in condizioni normali, secondo Mandelli, “era relativamente facile fingere di ignorare le trasferte dei pazienti e di chi se ne prende cura, le lunghe attese spesso in locali inadeguati, gli orari limitati, è impossibile farlo ora quando ospedali e ASL sono diventati quasi impraticabili. Ed è un’amara soddisfazione vedere che in diverse Regioni si sta invertendo la tendenza. E lo stesso discorso vale per il passaggio alla distribuzione per conto di alcuni farmaci di recente introduzione, come i nuovi anticoagulanti orali”.

E “se non abbiamo potuto contare sugli strumenti di intervento che ci attribuisce la Legge 69/2009”, ha evidenziato ancora il presidente della Fofi, "se il rapporto dell’AIFA sull’uso dei medicinali durante il lockdown, presentato il 29 luglio, ha concluso che non si è mai interrotta l’assistenza farmaceutica né la disponibilità nelle strutture di ricovero di farmaci e dispositivi, malgrado le tantissime difficoltà, lo si deve ai farmacisti di comunità, a quelli ospedalieri, ai colleghi degli esercizi di vicinato”.

La digitalizzazione delle farmacie
Ma in questa cornice fatta di criticità e “amare soddisfazioni”, il presidente della Fofi ha voluto evidenziare anche “i passi avanti compiuti”, a cominciare dalla realizzazione della Farmacia dei Servizi.  “La presa in carico del paziente da parte del farmacista - ha evidenziato Mandelli -, che è alla base del modello della farmacia dei servizi, dipende anche dalla digitalizzazione del processo di cura e anche qui dobbiamo considerare un nostro successo aver ottenuto che nel Fascicolo sanitario elettronico fosse presente il Dossier farmaceutico curato dal farmacista, che sarà anche la chiave per la completa dematerializzazione delle prescrizioni”. Il presidente della Fofi ha quindi ricordato che , “come previsto nel Decreto Rilancio, siamo in attesa della pubblicazione, sul Portale nazionale del FSE, delle specifiche tecniche dei documenti del dossier farmaceutico, per i quali si attende il parere dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali”, e ringraziato il segretario Maurizio Pace, che ci rappresenta nella Cabina di regia per l’implementazione del FSE.

Mandelli ha quindi annunciato che la Fofi ha commissionato un rapporto sul ruolo dei farmacisti e delle farmacie alla European House Ambrosetti. Il primo passo della realizzazione del rapporto è stato un’indagine aperta a tutti i farmacisti di comunità attraverso un questionario on line intitolato “Il ruolo del farmacista e delle farmacie nell'emergenza Covid-19”. La stessa indagine si occuperà di mettere a fuoco l’attività dei farmacisti ospedalieri e di quelli degli esercizi di vicinato.

La crisi economica delle farmacia
Se l’apprezzamento nei confronti della farmacia e dei farmacisti va crescendo, Mandelli ha però evidenziato come “la situazione economica delle farmacie è andata peggiorando: i dati di IQvia del primo semestre descrivono un fatturato di 11,9 miliardi, cioè in calo del 3,3%, e una corrispondente diminuzione dei volumi pari al 3%, il 4,9% se si considera il farmaco soggetto a prescrizione. Ed è una contrazione che non riguarda soltanto le regioni più colpite dalla pandemia, ma tutto il paese, segno che il dato congiunturale è andato a ad aggravare una tendenza in atto. E’ ora quindi che dobbiamo sottolineare il valore della nostra professione per il paese e la necessità che sulla nostra professione si investa”.

La nuova convenzione e il contratto dei collaboratori
Al Governo la Fofi ha già presentato, nel corso degli Stati Generali dell’Economia, le proposte di intervento economico negli ambiti in cui opera il farmacista. Il rinnovo della Convenzione, “che deve rendere stabile il ruolo di presidio polifunzionale della farmacia di comunità” e, quindi, la previsione di "stanziare più risorse che permettano di remunerare adeguatamente i servizi cognitivi e le altre prestazioni previste”. Poi una riforma della remunerazione, “alla quale si lega necessariamente un profondo riordino della distribuzione del farmaco”. Un nodo, quello della remunerazione, al quale, ha spiegato Mandelli, “è indissolubilmente legato quello del rinnovo del contratto collettivo dei collaboratori delle farmacie, le cui trattative non procedono in larga misura proprio in ragione della costante caduta della redditività delle farmacie. Il momento è difficilissimo, ma si deve assolutamente giungere a un rinnovo del contratto soddisfacente: nessuno può dimenticare che l’assistenza farmaceutica si è retta sulla spalle dei colleghi collaboratori”.

La valorizzazione dei farmacisti ospedalieri
Mandelli ha poi spiegato che agli Stati generali è stata rappresentata la necessità di potenziare l’organico dei farmacisti ospedalieri e di ampliarne il ruolo nella gestione delle terapie e nel processo di cura. “Questo sulla base di un dato storico, ancora trascurato, e cioè che la presenza del farmacista a livello di dipartimento può arrivare anche a dimezzare gli errori legati al farmaco, ma anche sulla base di un dato attualissimo: una struttura ospedaliera può funzionare soltanto se chi si occupa della gestione di farmaci e dispositivi è messo nelle condizioni migliori per farlo esprimendo la sua professionalità e competenza all’interno dei team multidisciplinari. Quella del farmacista ospedaliero - ha detto Mandelli - non è una funzione ancillare, ma un apporto fondamentale al processo di cura del paziente e alla vita della struttura. Un capitolo che rimanda direttamente anche alla questione non più rimandabile del trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera”.

I vaccini in farmacia
Passando alle questioni professionali più legate alla cronaca, Mandelli ha evidenziato lo sforzo compiuto dalla Federazione per chiedere di avere un ruolo nella campagna vaccinale contro l’influenza, ottenendo che venisse destinato al canale privato l’1,5 per cento dei vaccini acquisiti dalle Regioni - 250.000 dosi – con la possibilità per ciascuna amministrazione di aumentare la quota. “Un’apertura apprezzabile in sé, ma abbiamo subito fatto presente che il numero era del tutto insufficiente, inferiore a quanto indicato dallo stesso documento ministeriale sottoposto alle Regioni”. Nei fatti, però, la disponibilità dei vaccini, anche della quota minima già concessa, resta ancora una questione aperta, “malgrado l’impegno su questo fronte che dobbiamo senz’altro riconoscere al Ministro Roberto Speranza”.

Mandelli ha però evidenziato come la disponibilità delle dosi per la popolazione attiva non sia l’unico aspetto della questione. “Da tempo abbiamo esplicitamente richiesto che il farmacista di comunità e le farmacie siano coinvolti nelle campagne vaccinali contro l’influenza”.

I test rapidi per il covid in farmacia
Ma questo autunno, e sicuramente l’inverno in arrivo, ha visto le farmacie impegnate anche nell attività di screening e di testing. Alcune Regioni si sono mosse autonomamente per realizzare questo progetto, “più recentemente è venuta la proposta del Ministro Speranza di coinvolgerci nell’esecuzione dei test antigenici rapidi”. Mandelli ha quindi fatto sapere di avere assicura la disponibilità dei farmacisti “a collaborare in tutti i modi possibili, ovviamente su base volontaria, per far fronte a una situazione che richiede – come ho sempre sostenuto – soluzioni non convenzionali. Ma se si tratta di una sperimentazione, come detto dal Ministro - ha evidenziato il presidente della Fofi -, ci si deve sedere a un tavolo e predisporre un protocollo per l’esecuzione del tampone e misure per garantire la sicurezza degli operatori coinvolti, dei pazienti sottoposti al test e delle persone che frequentano le farmacie”. Per “risparmiare tempo e minimizzare i rischi”, secondo Mandelli, “sarebbe opportuno che fosse un infermiere già addestrato a questa prestazione a eseguirla”.

Il futuro della professione
Di fondo, però, ci sono due questioni: la prima, ha spiegato il presidente della Fofi, “è che si deve costruire una rete alternativa capace di supportare le strutture del Servizio sanitario nell’erogare servizi rivolti a vaste fasce della popolazione in un arco di tempo limitato”. E poi c’è una ragione professionale. "I farmacisti italiani devono ottenere, come i colleghi di molti altri paesi, di poter svolgere tutte le prestazioni cui possono dedicarsi sulla base della loro preparazione, delle loro competenze e della posizione strategica che occupano nelle società moderne: presenti ovunque, sempre accessibili e con un rapporto di fiducia strettissimo con il pubblico”. E per Mandelli “le campagne vaccinali e di screening sono al primo posto in questo senso”.

Il 20 novembre parte la VII edizione di FarmacistaPiù
Il presidente della Fofi ha quindi ricordato l’appuntamento, il prossimo 20 novembre, con la settima edizione di FarmacistaPiù, intitolata “La Sanità italiana alla prova del Covid nell’era digitale - Il ruolo dei farmacisti e della farmacia nei nuovi modelli assistenziali”. Un appuntamento che, ha evidenziato Mandelli, “non viene certo diminuito dal fatto che quest’anno si tratterà di una “tre giorni” digitale. In questi sette anni abbiamo davvero creato un’occasione fondamentale di incontro tra colleghi portatori di esperienze e di elaborazioni differenti, e un momento importante di confronto con la politica, le altre professioni sanitarie, i rappresentanti della cittadinanza. Anche quest’anno, come potrete constatare, il Comitato scientifico, sotto la guida di Luigi D’Ambrosio Lettieri, ha preparato un programma di altissimo livello”.
16 novembre 2020
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