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Cure primarie. Fofi: “Bene Ocse su team multidisciplinari. Farmacia servizi va già in quella direzione”
"L'Italia è avvantaggiata perché conta sulla presenza capillare di farmacisti di comunità, medici di medicina generale e infermieri. Quello che manca è l’interconnessione di queste reti e la possibilità di operare sulla base di protocolli condivisi, senza invasioni di campo ma mettendo al centro il paziente". Così il presidente Andrea Mandelli a commento del report "Realising the Potential of Primary Health Care".
17 GIU - “Il documento dell’Ocse che affronta il tema dell’assistenza territoriale, il suo valore dal punto di vista dei risultati e dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse, riassume molto efficacemente quanto la letteratura scientifica ha dimostrato in almeno un ventennio e cioè che l’ospedale deve farsi carico della complessità e dell’acuzie, mentre i pazienti affetti da malattie croniche, se stabilizzati, devono essere presi in carico sul territorio. Non a caso l’Ocse riporta come esempi di patologie cui si deve una quota rilevante di ricoveri impropri asma e Bpco, diabete e ipertensione”, dice il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, a commento del report "Realising the Potential of Primary Health Care" da poco pubblicato. 
 
“E’ su queste evidenze scientifiche che la Fofi ha proposto e avviato alla sperimentazione il modello della farmacia dei servizi. Un modello di presidio polifunzionale che un altro rapporto, quello dello scorso anno del Pgeu, ha indicato come una delle proposte più importanti in tema di assistenza territoriale e collaborazione interprofessionale”. 
 
L’Ocse ha altresì sottolineato che per ottenere un’efficiente sanità territoriale occorre investire di più “e questo è fondamentale” prosegue Mandelli “perché le riforme a costo zero non esistono; tuttavia l’Italia in questo senso potrebbe essere avvantaggiata, perché conta sulla presenza capillare di farmacisti di comunità, medici di medicina generale e infermieri. Quello che manca è l’interconnessione di queste reti e la possibilità di operare sulla base di protocolli condivisi, senza invasioni di campo ma mettendo al centro il paziente. Sono certo che il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ben presenti le questioni sollevate dall’Ocse, così come la necessità di intervenire rapidamente per potenziare la prima linea del Ssn, soprattutto sulla base dei dolorosi insegnamenti di questa pandemia”.
17 giugno 2020
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