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Regionalismo differenziato. Oltre l’80% dei farmacisti ospedalieri lo boccia: “Aumenta disuguaglianze”
È quanto emerge da una survey interna della Società Italiana dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle Asl. Per l’82% degli intervistati è necessaria una nuova governance centrale. Vi sarà un “aumento della differenza tra regioni ricche e meno ricche”.
15 APR - L’83% dei farmacisti ospedalieri della Sifo boccia il regionalismo differenziato. È uno dei risultati emersi da una survey effettuata dalla stessa Società Italiana dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle Asl sui suoi membri.
 
“In questi giorni – e sempre di più nel prossimo futuro – il tema del regionalismo differenziato, con tutte le sue ricadute sui sistemi e sulle economie regionali e territoriali, assume una dimensione nazionale, coinvolgendo in varia misura anche il mondo della sanità e i suoi protagonisti. Per questo anche la SIFO ritiene di intervenire, in coerenza con un percorso professionale lungo quasi settant'anni e con la sua vocazione a dar voce ferma ed autorevole ai valori ed alle preoccupazioni della professione”: con queste parole Simona Serao Creazzola, presidente della Società Italiana dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie (SIFO), ha inteso commentare l'attuale dibattito sul tema delle “nuove autonomie regionali” presentando i dati di un Sondaggio-Forum che è stato realizzato tra 67 esponenti della SIFO, membri del Consiglio Direttivo della Società, Segretari Regionali, Coordinatori delle Aree Scientifiche.

La survey - REGIONALISMO DIFFERENZIATO E GARANZIA DI EQUITA', QUALITA' ED ACCESSO ALLE CURE – è stata attiva per tutto il mese di marzo 2019 ed ha proposto cinque quesiti (quattro a risposta chiusa ed uno a risposta aperta), il tutto basato su una visione professionale e di sistema che i componenti SIFO coinvolti sono stati chiamati ad esprimere.
 
Il risultato del Sondaggio lascia poco spazio alle interpretazioni: le risposte offerte dai vertici SIFO esprimono una fortissima preoccupazione nei confronti degli effetti di disuguaglianza che potrebbero essere le preoccupanti ricadute sui cittadini di un regionalismo differenziato.
 
Il primo quesito ha domandato al gruppo coinvolto nel Sondaggio SIFO se può essere considerato utile un nuovo regionalismo differenziato per il miglioramento dei servizi alla salute: le risposte sono state negative o fortemente negative per il 83,8%, dato a cui si assommano gli incerti (17,4%) per un fronte decisamente contrario, infranto solo da un 2,6% di risposte positive all'ipotesi di un federalismo differenziato.
 
Alla domanda successiva – quesito nr.2: l'avvio di una nuova governance centrale può invece assicurare migliori servizi ed accesso? - la risposta è stata contraria e speculare al Quesito nr.1: l'82,4% ha espresso un convintissimo “SI”, mentre il 13% ha sottolineato il proprio parere negativo (gli incerti in quest o caso sono stati il 4,3%).

Alcuni politici ed esperti di politiche regionali hanno sottolineato che è possibile un regionalismo differenziato a invarianza dei contributi statali e questa ipotesi è stata oggetto del quesito nr.3: in questo caso i pareri SIFO sono risultati più equilibrati, con un 47,7% che approverebbe la richiesta di Veneto-Lombardia ed Emilia nel caso di invarianze economiche, mentre una quota rilevante rimarrebbe comunque incerta (26%) oppure contraria (25,3%) all'ipotesi.
 
Per finire (quesito nr.4) l'82,6% dei partecipanti al Forum-SIFO si è espresso positivamente nei confronti di un possibile ripensamento delle forme e dei modelli regionali attuali di gestione della sanità, considerati comunque non rispondenti alle nuove richieste di salute, mentre l'8,7% ritiene il tutto già sufficientemente rispondente ai bisogni attuali.
 
Ai quattro quesiti “chiusi” la SIFO ha poi aggiunto una domanda finale a risposta aperta: nel caso si affermasse l'autonomia delle Regioni richiedenti, a quale pericolo potrebbe eventualmente andare incontro l'assistenza farmaceutica? E qui le risposte sono oscillate tra “aumento della differenza tra regioni ricche e meno ricche”, “offerta insufficiente”, “mancanza di equità nell'accesso alle cure”, “più alto livello di frammentazione ed eterogeneità, con differenze notevoli per quanto riguarda sia l’assistenza sanitaria, sia gli esiti di salute, che le inefficienze e iniquità”. Il 6% dei partecipanti al Forum ha espresso la convinzione che il regionalismo differenziato non porterebbe “nessuna differenza” rispetto alla situazione attuale, dando quindi un voto sostanzialmente positivo a questa possibile evoluzione di scenario del SSN.
 
“Abbiamo lanciato questo Forum al nostro interno per verificare il polso degli associati SIFO nei confronti di una tematica all’ordine del giorno del nostro Paese”, ha osservato Maria Grazia Cattaneo, vice-presidente SIFO, “A nostro avviso oggi la tutela della salute di tutte le persone sul territorio nazionale è una delle grandi sfide di fronte a cui siamo chiamati ad esprimerci. Le risposte offerte dai colleghi di tutte le Regioni ai quesiti proposti nel nostro Sondaggio ci confermano che la preoccupazione verso una situazione di maggiori disparità e di minori garanzie di cure di qualità, è diffusa in tutta la professione, da Nord a Sud: è un segnale di prima linea che merita attenzione e approfondimento da parte dei massimi livelli decisionali”.

"Certamente risulta interessante approfondire l'ipotesi che le Regioni possano gestire in modo differente alcune competenze, realizzando così un federalismo evoluto, capace più che nel passato di offrire ai cittadini servizi migliori e più rispondenti ai nuovi bisogni sociali ma questo non può assolutamente comportare un ribaltamento dei valori di universalismo e di uguaglianza che fondano il nostro sistema sanitario”, è la conclusione di Simona Serao Creazzola. “Come SIFO abbiamo a cuore la salute dei cittadini, di tutti i cittadini, da Bolzano a Trapani, da Bari a Torino: la nostra preoccupazione principale è che tutti i pazienti possano avere il meglio delle cure disponibili e dell’assistenza di qualità senza differenze basate sul censo o sul territorio in cui vivono. Siamo certi che le Istituzioni centrali, i Ministeri competenti, la Conferenza Stato-Regioni e le Amministrazioni regionali tutte sapranno percorrere un cammino chiaro e trasparente che affronti il tema in modo concordato e non divisivo, non penalizzando i cittadini nelle loro richieste di salute e nella qualità delle risposte offerte dalle strutture sanitarie”.
15 aprile 2019
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