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“Autonomie non siano un ostacolo a equità e universalismo del Ssn”. 1,5 mln di professionisti sanitari si uniscono per la prima volta in un Manifesto unitario. “Governo faccia un’analisi rischi-benefici e ci coinvolga”
Dalla prima assemblea nazionale congiunta, i 10 Ordini delle professioni sanitarie e sociali manifestano le loro preoccupazioni sul progetto autonomista e formulano delle richieste a Governo, Parlamento e Regioni in cui chiedono che la salute torni in cima all’agenda politica. “La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”. IL MANIFESTO
23 FEB - “Le autonomie locali devono essere uno strumento che facilita l’erogazione dell’assistenza e non un ostacolo per l’universalità e l’equità del SSN; a tutti i cittadini va garantito il diritto alla salute, nello stesso modo e negli stessi termini, in ossequio agli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione”. Con questo assunto, per la prima volta nella storia italiana tutti gli ordini delle professioni sanitarie e sociali (Infermieri, Medici, Tecnici sanitari, Psicologi, Farmacisti, Biologi, Assistenti sociali, Veterinari, Ostetriche, Chimici e Fisici), in rappresentanza di 1,5 milioni di professionisti della salute si alleano e scendono in campo per manifestare la loro preoccupazione per il progetto del regionalismo differenziato.
 
“Le differenze regionali – rilevano i professionisti - sono uno dei problemi maggiori del sistema sanitario nazionale e, secondo l'Ocse il sistema sanitario italiano è caratterizzato da un alto livello di frammentazione e mancanza di coordinamento dell'assistenza erogata dai diversi professionisti e da una bassa e disomogenea diffusione sul territorio nazionale; sempre secondo l'Ocse ci sono in Italia 21 sistemi sanitari regionali con differenze notevoli sia per quanto riguarda l'assistenza che gli esiti, con un elevato numero di pazienti che si spostano da regione a regione”.
 
Ed è questa la regione per cui secondo gli Ordini “occorre mettere in primo piano gli obiettivi di salute tra i quali la prevenzione, favorire concretamente la partecipazione dei cittadini e mettere i professionisti nelle migliori condizioni di perseguire tali obiettivi. La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”.
 
Riunitisi oggi in un’Assemblea a Roma i 10 Ordini professionali (Fnopi, Fnomceo, FnoTsrm-Pstrp, Cnop, Fofi, Onb, Fnovi, Fnopo, Fncf e il Cnoas) hanno elaborato un manifesto unitario che ne sancisce l’unione d’intenti e in cui si chiedono garanzie a Governo e Regioni oltre che a sollecitare un confronto sul progetto autonomista. Durante la giornata a dare il loro contributo anche Ketty Vaccaro del Censis (vedi slide), Federico Spandonaro del Crea Sanità (vedi slide) e Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva (vedi slide) che hanno fornito ognuno nel suo campo un punto di vista sullo stato di salute del Ssn e sulle prospettive del progetto autonomista.
 
Nello specifico sono sei le richieste contenute nel Manifesto
- intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali e i loro enti esponenziali perché l’Ssn garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini; 
- rispettati i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Servizio sanitario e ne confermano il carattere nazionale; 
elaborare un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni per misurarne l’impatto sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali; 
- adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale; 
- garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze; 
- scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario.
 
“Il Governo deve porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale – hanno affermato unanimi i presidenti delle 10 Federazioni (30 professioni) presenti - e sollecitare le Regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell’art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell’art. 32 della Costituzione (tutela della salute)”.
 
Le professioni della salute chiedono poi alcuni impegni precisi a Governo e Regioni:l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente dove potersi regolarmente confrontare sulle politiche sanitarie, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini;  la sottoscrizione con tutte le professioni sanitarie e sociali e l’attivazione in tutte le Regioni e secondo schemi omogenei condivisi dei recenti protocolli voluti dalle Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti e garantire un servizio sanitario universalistico e omogeneo; che i cittadini si facciano parte attiva ponendo con iniziative per garantire tutti gli aspetti sottolineati nel manifesto.

  
23 febbraio 2019
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