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“Vieni a lavorare all’estero...”. Allarme dell’Omceo Vicenza sul nuovo business dei “procacciatori” di medici italiani
Un fenomeno che si affianca a quello dei medici dall’extra Europa che chiedono di iscriversi ai nostri Ordini professionali, spiega il presidente Omceo Vicenza, Michele Valente, in questa intervista. Il modo di operare è simile: “Ci sono persone che agiscono da intermediari e offrono un lavoro più retribuito che da noi, magari anche con il doppio rispetto a qualunque medico italiano, compresa la casa”. Ma attenzione alle truffe! Come quelle denunciate dagli infermieri alcuni mesi fa.
18 GEN - Si aggirano nei luoghi di aggregazione, parlano normalmente con i medici neolaureati sfruttando spesso il malcontento generale, offrono il doppio degli stipendi italiani, compresa la casa oppure chiedono di essere iscritti presso gli ordini provinciali per accedere a mansioni da direttore sanitario ad un prezzo inferiore dei nostri medici. Ecco la nuova concorrenza in campo sanitario sottoforma dei cosiddetti “procacciatori”, come li definisce Michele Valente, Presidente dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Vicenza. Un fenomeno simile a quello registrato dagli infermieri alcuni mesi fa e nell'ambito del quale si metteva in guardia anche dal rischio di vere e proprie truffe.

Presidente Valente, cosa sta succedendo in campo di reclutamento ai nostri medici ospedalieri?
Da qualche anno, stiamo assistendo ad un paio di fenomeni: uno in entrata ed uno in uscita.  Quello in entrata, riguarda i medici provenienti da Paesi extraeuropei, che fanno richiesta di iscrizione all’ordine e, stiamo parlando, di medici provenienti dall’Ucraina, Turchia, Libano, Africa, Pachistan ecc. Le verifiche di routine sono la conoscenza della lingua italiana e un domicilio, che spesso coincide con una stanza d’albergo.
 
Le persone che presentano le domande di iscrizione presso gli ordini di una provincia, sono terze persone rispetto i destinatari della domanda, sono soggetti che conoscono bene la nostra normativa in ambito sanitario e sono in possesso di tutti i titoli e laurea riconosciuta dal nostro Ministero della Salute.
 
Secondo lei questi medici hanno già un posto dove andare?
Questo iter rappresenta l’ingresso di medici provenienti da Paesi extra europei nella comunità europea. Sono medici che hanno già un posto di lavoro in ambito privato e che, come spesso accade, lavorano come Direttori sanitari ad un prezzo più basso di un medico italiano. La categoria più richiesta è la categoria degli odontoiatri.

Il secondo fenomeno che si sta verificando, come sopra mi ha detto, riguarda i medici in uscita. Di che cosa si tratta?
Il modo di operare è sempre lo stesso. Persone che agiscono per nome e conto di altri, cercano di reclutare i nostri medici per farli lavorare in Paesi, stavolta, Europei. Ho messo da parte anche una lettera che mi è capitata tra le mani e che spiega molto bene il contenuto di questa attività di reclutamento. Sono dei “procacciatori” che cercano di offrire ai nostri medici neo specializzati, un lavoro più retribuito che da noi, magari anche con il doppio rispetto a qualunque medico italiano, compresa la casa.  La gratifica si aggira dai 100.000 ai 300.000 euro annui, con una tassazione inferiore alla nostra. Molto dipende dalla figura richiesta ed il luogo di destinazione.

So che Lei è al corrente, ed in modo preciso, di come avviene il reclutamento. Ce lo vuole spiegare?
Nel concreto: le agenzie di reclutamento, una volta avvicinato il possibile medico, fanno dei colloqui preliminari via Skype e/o internet e/o mail, per valutare la bontà della conoscenza della lingua e per chiarire se vi sono i requisiti per esercitare la professione. Se si supera il primo scoglio e tutti i documenti, compreso il CV, sono in regola ci sarà la chiamata presso il luogo dove si dovrà svolgere l’attività.  A questo punto si aprirà, nel concreto, la trattativa e l’iscrizione presso l’ordine estero.

Al di là del compenso e delle opportunità, Lei come Presidente dell’Ordine di Medici di Vicenza cosa ne pensa?
Come Presidente non sono attualmente a conoscenza di truffe vere e proprie anche se, certamente, questi procacciatori  hanno la tendenza (da veri negoziatori e intermediari retribuiti) ad enfatizzare solo gli aspetti positivi dell’esperienza lavorativa, tacendo su quelli critici o sulle difficoltà di inserimento: ad esempio, la burocrazia che esiste in ogni Paese potrebbe nascondere delle insidie, idem sulle clausole contrattuali. Al di là di queste considerazioni, non so se a trasferirsi per lavorare all’estero siano i medici più bravi e preparati o i più intraprendenti o, ancora, chi si scoraggia dalla mancanza di meritocrazia in questo nostro Paese. Di fatto, e questo è lo scenario in Veneto,  mancano Medici di Famiglia e Specialisti ed i concorsi vanno deserti.
 
Da Presidente, quando incontro all’Ordine qualche collega che mi manifesta l’intenzione di andare a lavorare  in altri Paesi, cerco di fare leva sulle vere motivazioni etiche che lo hanno spinto a fare questa professione e sul fatto che le nostre comunità hanno bisogno della sua presenza…

Considerata l’emergenza medici in Veneto, come si può correre ai ripari?
L’emergenza dei medici parla da sola: in Veneto ne mancano circa 1300 e se poi perdiamo ulteriori medici con queste formule, allora per la sanità si mette proprio male. Dobbiamo lavorare di più e meglio per trattenere i nostri colleghi in Italia e non è una questione meramente economica. Sul malcontento pesano alcune questioni fondamentali che, se non verranno risolte, non ci sarà mai la soluzione dei problemi. Le cause da risolvere sono: precarie condizioni di lavoro, la burocrazia macchinosa che contribuisce a togliere tempo prezioso che si potrebbe dedicare ai pazienti; lo svilimento della professionalità, con una sempre maggiore difficoltà di aggiornamenti professionali, la costante riduzione del numero dei medici, causata da una bizzarra programmazione “al risparmio” dell’accesso alla formazione specialistica, oltre alla componente fuga di specialisti - nel pieno della loro carriera, oltre cha ad una mancanza di riconoscimento, anche in ambito contrattualistico, fermo da 10 anni, che la politica non vuole aggiornare.  

Endrius Salvalaggio
18 gennaio 2019
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