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FarmacistaPiù. Intervista a Maurizio Pace: “Il vecchio modello di farmacia è insostenibile. Occorrono innovazione e valore aggiunto, e devono venire da noi”
"La nostra è una professione antica che ha in sé le forze per costruire il proprio futuro al servizio della tutela della salute e dei cittadini" .Questo l'auspicio del segretario Fofi che rilancia il tema della centralità della farmacia di comunità in occasione della V edizione di FarmacistaPiù che si terrà a Roma i prossimi 12 e 13 ottobre.
19 SET - La rete della farmacie di comunità è ancora un elemento indispensabile per garantire l’assistenza farmaceutica? Una domanda apparentemente retorica, ma che in realtà sembra essere stata la premessa a molti dei mutamenti che da un ventennio a questa parte hanno interessato la distribuzione del farmaco, a cominciare dalla Legge 405/2001. Dalla prossima edizione di FarmacistaPiù, la quinta, già dal titolo, che cita il farmacista e la farmacia, viene una risposta chiara. Con il segretario della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, Maurizio Pace, partiamo da qui.

Dottor Pace, la rete della farmacie di comunità è ancora il mezzo migliore per garantire l’equo acceso al farmaco?
Sì, indubbiamente. L’esperienza della distribuzione diretta ha sempre sollevato la nostra perplessità perché in un certo senso andava contro la logica: far muovere le persone anziché le cose. Ma non tutti i pazienti possono sobbarcarsi trasferte periodiche, sia perché le loro condizioni glielo impediscono sia perché anche spostarsi di parecchi chilometri per ottenere i medicinali prescritti è costoso, in termini di tempo e di denaro. E se il sistema poteva più o meno reggere fino a qualche tempo fa, oggi bisogna registrare la riduzione dei punti di distribuzione all’interno delle strutture territoriali del SSN ed è evidente che i disagi per i pazienti andranno ad aumentare. Va poi considerato che nell’applicazione della distribuzione ausiliaria vi è stata una grande variabilità tra una Regione e l’altra, al punto che ancora oggi risulta difficile stabilire se e quanto è convenuta la sua introduzione, anche al netto dei costi indiretti sopportati dal cittadino. Mi sembra una contraddizione insanabile che da una parte si promuova l’uscita del farmaco dalla farmacia per favorire l’acceso del pubblico e, dall’altra, si centralizzi la distribuzione. Per questa e mille altre ragioni, il richiamo che fa il titolo del nostro Congresso nazionale alla importanza della farmacia nella sostenibilità del SSN è tanto fondato quanto importante per il futuro.

 
Anche perché la rete delle farmacie non è solo la dispensazione…
Non lo è mai stata e lo sarà sempre meno in futuro. Se ci limitassimo a una funzione logistica forse potrebbe avere ragione chi prefigura un futuro con le auto senza pilota e i droni che consegnano i medicinali, ma non è così: da sempre il farmacista di comunità esercita una funzione di orientamento, di educazione e di assistenza. Oggi che la pharmaceutical care è divenuta un tema centrale e un elemento concreto del riassetto dell’assistenza – ed è un nostro merito – è evidente che una rete capillare di presidi in cui operano professionisti adeguatamente formati è l’unica via per far sì che quanto si investe nel farmaco dia tutti i frutti che può dare, in termini clinici ed economici. Una recente ricerca belga ha dimostrato che nel 30% dei casi i nuovi trattamenti prescritti per condizioni croniche non vengono neppure iniziati dai pazienti: qualsiasi modalità di distribuzione che diluisca il contatto con lo specialista del farmaco non può che peggiorare la situazione.
 
Ha toccato il tema della formazione…
E’ fondamentale: in vista del nuovo ruolo del farmacista che abbiamo proposto e sostenuto, così come del ritorno del farmaco innovativo nel circuito territoriale, nella farmacia di comunità. Sono profondamente convinto che su quest’ultimo aspetto si possa fare moltissimo con iniziative di formazione centrate sulla collaborazione tra le componenti della professione: è evidente che i colleghi che esercitano nell’ospedale hanno un patrimonio di conoscenze sul farmaco biotecnologico che manca al farmacista di comunità, finora escluso dal circuito dell’innovazione. In questo senso FarmacistaPiù è stato importante per migliorare la comunicazione tra le componenti professionali, che è la base per questa peer education, formazione tra pari.

Torniamo alla farmacia di comunità. A più di un anno dall’approvazione della Legge sulla Concorrenza lo scenario sembra immobile. E’ così?
No, non è così: mancheranno fatti clamorosi, ma non mancano segnali importanti. Per esempio l’interesse dei fondi di investimento. Il fatto che una realtà importante come F2i, che ha tra i soci Cassa depositi e prestiti, Unicredit e Intesa San Paolo, abbia cominciato ad attivarsi su questo fronte mi sembra indicativo. Però è un fatto positivo che anche dal mondo della farmacia, della cooperazione, stiano partendo iniziative strutturate. Già nella scorsa edizione di FarmacistaPiù era stato riservato ampio spazio a questo aspetto e così sarà anche quest’anno, con la collaborazione di Federfarma che quest’anno partecipa in forma ufficiale. E’ evidente che il vecchio modello della farmacia non è più sostenibile, che molte attività sono sottocapitalizzate, ma la risposta non può essere l’estromissione dei professionisti dalla proprietà della farmacia. Occorrono capitali, certamente, ma occorrono soprattutto innovazione e valore aggiunto, e questi devono venire in primo luogo da noi. Non è un caso che una delle iniziative di FarmacistaPiù sia il Premio all’innovazione Renato Grendene. La nostra è una professione antica che ha in sé le forze per costruire il proprio futuro al servizio della tutela della salute e dei cittadini.
19 settembre 2018
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