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Concorso farmacie. Consiglio di Stato: “No a punteggio maggiorato per le rurali”
Il Consiglio di Stato, non condividendo le conclusioni cui era pervenuta la III Sezione nel 2015, ha ritenuto che la possibilità di superare il punteggio massimo di 35 punti non sia desumibile né dalla norma contenuta nell’art. 9 della L. n. 221/1968, né dalla L. n. 362/1991 né, tantomeno, dall’art 5 D.P.C.M.  n. 298/1994.. LA SENTENZA
27 FEB - Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1135/2018, pubblicata il 22.2.2018, risolvendo definitivamente il contrasto in materia, ha affermato che – con riferimento al concorso ordinario di assegnazione di sedi farmaceutiche -  il punteggio ottenuto per l’attività svolta in una farmacia rurale non può superare quello massimo di 35 punti assegnati per l’attività professionale esercitata.
 
Come è noto, l’art. 9 della L. n. 221/1968 stabilisce che “ai farmacisti che abbiano esercitato in farmacie rurali per almeno 5 anni come titolari o come direttori o come collaboratori verrà riconosciuta una maggiorazione del 40 per cento sul punteggio in base ai titoli relativi all'esercizio professionale, fino ad un massimo di punti 6,50” e la sua interpretazione è da tempo oggetto di contrastanti orientamenti giurisprudenziali
 
Il Consiglio di Stato, non condividendo le conclusioni cui era pervenuta la III Sezione nel 2015, ha ritenuto che la possibilità di superare il predetto punteggio massimo di 35 punti non sia desumibile né dalla norma contenuta nell’art. 9 della L. n. 221/1968, né dalla L. n. 362/1991 né, tantomeno, dall’art 5 D.P.C.M.  n. 298/1994.
 
Nello specifico, il Collegio ha evidenziato che non vi è un contrasto tra l’art 9, L. n. 221/1968 e la L. n. 362/1991, trovandosi di fronte a “norme che si integrano, nel senso che la maggiorazione premiale si applica sommandosi ai punti attribuiti al concorrente per l’esperienza professionale, nell’ambito della quale va ascritta anche l’anzianità di servizio svolto presso una farmacia rurale, ferma restando che la somma dei due punteggi non può superare il totale di 35. Il combinato disposto della l. n. 221 del 1968 e della l. n. 362 del 1991, lungi dal vanificare l’intento del legislatore di attribuire un “premio” al farmacista che ha lavorato in sedi disagiate (id est, quelle rurali), conferma il sistema su cui si fonda il concorso per l’assegnazione di sedi farmaceutiche, che è certamente quello di valorizzare l’esperienza professionale, ma entro limiti determinati, come dimostra l’esclusione della valutazione dei periodi di esercizio professionale superiori a venti anni (art. 5, comma 2, D.P.C.M. n. 298 del 1994).”
                                                                                 
D’altronde, ad avviso del Consiglio, “anche una lettura interpretativa comunitariamente orientata delle disposizioni normative dinanzi citate suggerisce di aderire alla soluzione del cumulo temperato della maggiorazione per ruralità, da riconoscere cioè pur sempre nel rispetto del tetto massimo insuperabile dei 35 punti attribuibili complessivamente dai commissari per i titoli professionali posseduti da ciascun concorrente”.
 
Si ricorda, infine, che sulla questione è intervenuto di recente il legislatore con L. 3/2018, entrata in vigore il 15 febbraio u.s..
 
In particolare, l’art 16 della legge summenzionata, dispone che “il punteggio massimo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b), del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 1994, n.  298, è da intendersi comprensivo dell'eventuale maggiorazione prevista dall'articolo 9 della legge  8 marzo 1968, n. 221”.
 
Pertanto, risulta sia in sede giurisdizionale che per via legislativa definitivamente risolta la questione sul punteggio attribuibile ai farmacisti rurali.
27 febbraio 2018
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