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Cure odontoiatriche. Andi: “Sono 5 milioni gli italiani che vi rinunciano per motivi economici. Serve sanità integrativa”
SI chiama FAS il fondo sanitario integrativo attivato da Andi pronto a farsi carico della salute orale degli Italiani. "L’approvazione del Ministero consentirebbe a milioni di cittadini di accedere facilmente alle cure". Lorenzin: "Esclusione odontoiatria non è stata scelta lungimirante; primo passo è accreditamento strutture per dare certezze ai cittadini”.
12 OTT - Secondo i dati Istat, negli ultimi 12 mesi sono stati 5 milioni gli italiani che per motivi economici hanno dovuto rinunciare alle cure odontoiatriche. Ben il 12% degli occupati – ma vi sono anche punte che superano il 15% - hanno rinunciato. Consideriamo inoltre che, fino a qualche anno fa, le risorse accantonate dagli italiani per le cure sanitarie erano riservate, in modo quasi esclusivo, a quelle odontoiatriche. Oggi, invece, le continue revisioni al ribasso degli indici per accedere alla prestazioni Lea e gli aumenti del costo del ticket costringono sempre più a fare scelte diversificate: ticket per l’esame del sangue o quello per la visita oculistica, acquistare il farmaco che un tempo era in fascia C oppure la cura della carie.
 
L’assistenza odontoiatrica in Italia, con i notevoli costi necessari alle cure, è garantita dai dentisti liberi professionisti poiché il 90% circa degli italiani sceglie un dentista privato e solo il 5% una struttura odontoiatrica, il 4% si rivolge al Ssn e la restante fascia di popolazione si affida ai viaggi della speranza nei paesi dell’Est Europa. Peraltro, la mancanza di un piano strutturato di prevenzione odontoiatrica e di una rete di assistenza pubblica costringe sempre più italiani a rinunciare alle cure. 

ll sistema dell’assistenza sanitaria integrativa, nato proprio per “sopperire” alle carenze del Ssn per le prestazioni considerate non Lea e quindi soprattutto odontoiatria e assistenza a lungo termine, è rimasto incompiuto e ciò a fronte di una richiesta che cresce rapidamente per importanza e per dimensioni in un contesto normativo malamente regolato dove non vi è chiarezza su istituti giuridici, modalità di erogazione delle prestazioni, verifiche della qualità dell’assistenza erogata, sostenibilità nel tempo, affidamenti in gestione applicazione delle agevolazioni fiscali. 

Ad oggi i Fondi Sanitari Integrativi DOC (quelli che consentono di ottenere le agevolazioni fiscali) sono 8 con 9.156 iscritti ed 1.250.000 euro di risorse impegnate, gli altri Fondi Sanitari Integrativi (prevalentemente legati ai contratti di lavoro) sono 297 con 9.145.336 iscritti e 2.242.215.000 euro di risorse impegnate.
 
"La Legge istitutiva dei Fondi Sanitari è fallita ed il tentativo di riformarla con i decreti Turco e Sacconi ha prodotto una diseguaglianza tra i cittadini - ha detto il Presidente Nazionale Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) Gianfranco Prada, intervenendo al convegno ‘L’odontoiatria e la sanità integrativa’, organizzato oggi dall’Andi nella sede del Ministero della Salute -. I lavoratori dipendenti ed i loro familiari – ha proseguito Prada – possono godere delle agevolazioni fiscali offerte dai contratti di lavoro usufruendo dalla sanità integrativa contrattuale dei Fondi non DOC, con molte limitazioni, sprechi di risorse e inappropriatezza delle cure. Il resto della popolazione (la maggioranza) non ha possibilità di accedere al secondo pilastro della sanità soprattutto per l’odontoiatria, col paradosso che i Fondi DOC dedicati, che prevedono sgravi fiscali, non possono operare".

"La nostra proposta - continua il Presidente Andi - si fonda sul dare priorità alle scelte cliniche rispetto a quelle economiche, quindi le cure – odontoiatriche, nel nostro caso - devono essere necessarie ed appropriate sulla base di una diagnosi e di un piano di cura e non attraverso un elenco che può far comodo solo a chi 'vende prestazioni' col risultato di produrre over treatment. Nella prestazione sanitaria resta fondamentale la presa in carico del paziente e la relazione professionale con il medico".

Per fare questo Andi ha attivato un progetto di assistenza integrativa basato sulla rete selezionata tra i 24 mila dentisti Associati, capillarmente distribuiti su tutto il territorio italiano, anche nel più sperduto paesino di provincia.

La Fondazione Andi Salute (FAS), il fondo creato da Andi, ha ottenuto l’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi nell’elenco dei cosiddetti “DOC” ovvero di quelli che forniscono prestazioni integrative e non sostitutive o complementari a quelle del Ssn. Fondo che consente a tutti i cittadini l’intera deducibilità fiscale fino a 3.615,20 euro/anno per le cure mediche ed odontoiatriche e senza scendere a compromessi sulla tipologia di cura. Nei fondi non DOC solo certe tipologie di prestazioni sono convenzionate.

Il FAS consente di sviluppare un’offerta di cure odontoiatriche indirizzata alla totalità dei cittadini e non solo ai lavoratori dipendenti, potendo utilizzare il vantaggio del risparmio fiscale che, ora come mai prima, è una variabile dalla quale è impossibile prescindere per fare una proposta economica realmente conveniente.

“Un vantaggio fiscale che però ad oggi non abbiamo la certezza di poter garantire ai pazienti che sottoscrivono il fondo - osserva il Presidente Prada - per dubbi interpretativi che non rendono chiaro se solo gli studi accreditati con il SSN possano erogare le prestazioni”. “Questo – chiarisce il Presidente Andi - di fatto impedirebbe non solo all’odontoiatria di utilizzare questa tipologia di Fondi, nati principalmente proprio per l’odontoiatria ma costringerebbe i cittadini di rivolgersi alle pochissime strutture accreditate con il SSN presenti in Italia. Per questo i fondi DOC non riescono a decollare”.

“Per riuscire a dare una reale soluzione agli italiani noi siamo pronti – conclude il Presidente Andi - ma attendiamo una risposta dai Ministeri competenti in modo da riuscire a dare quel supporto necessario a milioni di italiani che oggi hanno problemi di salute orale” .
 
“L'odontoatria – ha affermato il Ministro Beatrice Lorenzin, intervenendo al convegno – per qualche motivo misterioso è sempre stata tenuta abbastanza fuori dai Lea, come se fosse un tema che non riguarda la salute pubblica, come se perdere i denti o avere un tumore al cavo orale fosse un tema che non ci riguarda. Secondo me non è una scelta lungimirante all'interno del sistema sanitario nazionale, che ha una concezione olistica del paziente. Ci occupiamo della salute di tutte le parti del nostro organismo e non è che il cavo orale sia una cosa diversa. Con 7 anni di crisi economica purtroppo le persone hanno tagliato la prevenzione là dove non ce la facevano ed è evidente che in tal modo è venuto meno un servizio importantissimo. Abbiamo ricominciato con i Lea inserendo un potenziamento delle cure odontoiatriche, ma credo che si possa fare ancora di più. Occorre cambiare schema anche in questo settore". 
 
"Uno dei punti dolenti è la mancanza di accreditamento delle strutture. È evidente che se si inizia ad accreditare delle strutture si porta a rispondere ad una standardizzazione di livello, che permette anche di dare maggiori garanzie ai pazienti. Si inserisce in maniera più fruibile il nomenclatore all'interno di questo e poi si può lavorare in termini di equità, solidarietà, ma anche di controllo del lavoro che viene svolto in quelle strutture. Sicuramente un primo passo – ha sottolineato Lorenzin – è quindi quello dell’accreditamento delle strutture, che dà certezza ai cittadini per quanto riguarda il controllo della qualità dei servizi erogati e che permette anche alla sanità integrativa di avere dei luoghi in cui potersi esercitare, in un settore, quello odontoiatrico, che ha molta richiesta e molta necessità di supporto”. 
12 ottobre 2017
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