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Pro e contro della farmacia di capitali. Parliamone
Chi scrive non può che spendere un’indicazione preferenziale per la gestione sotto forma di società di capitali, certamente la più idonea per una farmacia sempre più “impresa” ma non nasconde di aver escluso detta possibilità in molti casi nei quali il farmacista interessato rifiutava una gestione di detto tipo per rimanere ancorato a sistemi di gestione troppo “personali”
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Già prima della pubblicazione la legge n. 124 del 4 agosto 2017 ha molto fatto parlare di sè “preoccupando” i farmacisti per quanto potesse accadere alla sua entrata in vigore.

E tale “preoccupazione” non è parsa ingiustificata in quanto la novella legge avrebbe permesso a multinazionali, fondi e quant’altri l’acquisizione delle farmacie gestite in forma di società di capitali.

E ciò è avvenuto e ciò sta avvenendo, con centinaia di acquisizioni poste in atto da svariate società ricche della provvista fornita da fondi e banche italiane ed estere.

Ma ormai, quasi al compimento del quinto anno della predetta legge, il farmacista ha iniziato, non solo a “preoccuparsi” della legge 124 (vedendo che, fondamentalmente, il “concorrente” non è poi così pericoloso) bensì ad “occuparsi” di detta legge per valutare le opportunità che dalla stessa potevano derivargli.

In primo luogo la possibilità di gestire la farmacia in forma sociale avendo quali soci soggetti non farmacisti.

E già questo in molti casi ha dato la possibilità di risolvere notevoli problemi connessi a:

  • eredi non farmacisti che, anche se non in possesso dei requisiti di idoneità, non devono cedere la farmacia/quota entro sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione;
  • riorganizzazioni del patrimonio familiare;
  • ricapitalizzazioni dell’azienda anche con eventuale immissione nella società titolare della farmacia di capitali freschi da parte di soggetti che non potevano né intendevano partecipare a società di persone.

In secondo luogo la platea di farmacisti ha potuto e può valutare il “mondo” delle società di capitali con tutte le ipotesi di operazioni, previste dal codice civile, sino ad allora “sconosciute”.

Ed in questo nuovo “mondo” il titolare di farmacia ha cominciato a porsi la domanda: “meglio rimanere titolare di ditta individuale o costituire una società con la quale gestire la farmacia”?

E in questo secondo caso: “meglio una società di persone o di capitali”?

Ebbene, come evidenziato nei tanti convegni tenutisi sull’argomento da parte dei vari esperti addetti al settore, la scelta non può essere banale e non può basarsi solo sul “passaparola” o sulle scelte di altri colleghi perché ogni fattispecie ha le sue peculiarità e le sue necessità.

Banalmente, potrebbe rispondersi: meglio la gestione della farmacia attraverso una srl perché è più conveniente fiscalmente (ma è proprio così ? ndr) e/o perché la responsabilità patrimoniale è limitata al capitale sociale versato ma, poi, ci si dimentica che:

- l’amministratore (ma anche i soci) mantengono la responsabilità per il loro operato nei confronti della società e/o dei terzi creditori,

- i limiti del capitale sociale verso i creditori, sono spesso (anzi sempre) superati dal rilascio di garanzie accessorie ed autonome da parte dei soci a favore  dei creditori stessi.

Ed ancora ci si dimentica delle novità dettate dalla Legge Finanziaria del 2017 che, al comma 441 dell’art. 1, ha previsto che “le società titolari di farmacia con capitale maggioritario di soci non farmacisti (se società di capitali o società cooperative a responsabilità limitata) o con maggioranza di soci non farmacisti (se società di persone) sono tenute a corrispondere all’ENPAF lo 0,5% del fatturato annuo al netto dell’IVA, ferma la debenza del contributo soggettivo in misura piena da parte di tutti i soci farmacisti”, con la conseguenza di numerose richieste di pagamento provenienti dall’ENPAF alle società interessate che, superficialmente, hanno impostato la propria compagine senza una riflessione in tal senso.

Una scelta potrebbe derivare dall’evoluzione giurisprudenziale sull’applicazione del regime delle incompatibilità, dettate dagli artt. 7 e 8 della legge 362/91 e successive modificazioni che, sostanzialmente, sono “sopravvissute” all’entrata in vigore della legge 124/2017.

Difatti, la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sent. 5 del 20/02/2020) ha aperto la strada a tutti quei soggetti che, avendo un rapporto di lavoro pubblico e/o privato, ricadevano nell’ipotesi d’incompatibilità, prevista dall’art. 8 della legge 362/1991, co. 1, lett. c), con il ruolo di socio di società titolare di farmacia.

Detta decisione ha, fondamentalmente, consentito la partecipazione di detti soggetti, purchè privi di un ruolo gestorio nell’ambito della società e, quindi, ha permesso la loro partecipazione sociale quali meri soci di capitale ovvero senza essere amministratori in eventuali società di capitali o senza il ruolo di accomandatario in società in accomandita semplice rimanendo loro esclusa la possibilità di essere soci di società in nome collettivo.

Chi scrive non può che spendere un’indicazione preferenziale per la gestione sotto forma di società di capitali, certamente la più idonea per una farmacia sempre più “impresa” ma non nasconde di aver escluso detta possibilità in molti casi nei quali il farmacista interessato rifiutava una gestione di detto tipo per rimanere ancorato a sistemi di gestione troppo “personali”.

Ma potremmo parlare e scrivere per giorni ed il caldo afoso di quest’Estate non lo consiglia… l’unico intento di questo articolo è quello di sollecitare un pensiero, di invitare ad una riflessione che permettano al farmacista di sedersi con i propri consulenti e svolgere un’analisi attenta e preliminare volta a determinare una scelta corretta e conveniente che bene si adatti alla propria farmacia.

Avv. Paolo Leopardi

 

29 luglio 2022
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