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Giovedì 16 LUGLIO 2020
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Accesso al Ssn. “Da manovra ai decreti per l’emergenza Covid, potenziato il territorio per la presa in carico dei pazienti”
"In manovra sono state destinate risorse alle regioni per consentire di dotare i medici di medicina generale e i pediatri delle apparecchiature necessarie per migliorare la presa in cura dei pazienti. Il Cura Italia ha istituito le Usca. Con il Decreto Liquidità è stata disposta la reperibilità a distanza dei medici di Medicina Generale e dei Pediatri per tutta la giornata. Nel Decreto Rilancio stanziati 10 mln per infermieri a supporto dei medici di medicina generale e previsto rafforzamento sanità territoriale". Così la sottosegretaria alla Salute rispondendo a Bellucci (FdI).
18 GIU - "L'emergenza Covid-19 ha contribuito ad aumentare la consapevolezza che il principio di equità dell'accesso alle cure si realizza anche attraverso un adeguato governo del territorio. Sarà, pertanto, necessario continuare a lavorare, insieme a tutti gli attori del sistema, per mettere il territorio nelle condizioni di assicurare risposte tempestive al fine di garantire diagnosi precoci, il contrasto dell'aggravamento delle patologie e, con un monitoraggio proattivo e continuo delle condizioni cliniche, il trasferimento, quando necessario, in tempi rapidissimi agli appropriati livelli di cura più complessi".
 
"Il territorio non è solo dunque il luogo di un'offerta di singole prestazioni ma la sede di un governo intelligente dei bisogni di salute della popolazione, di una presa in carico delle persone fragili, di una programmata ripresa di obiettivi di sanità pubblica. È la lezione di questi mesi diffìcili ed è la strada su cui intendiamo camminare".
 
Così, dopo aver elencato quanto messo in campo, dalla manovra ai vari decreti per l'emergenza Covid, la sottosegretaria Sandra Zampa ha risposto all'interrogzione sul tema presentata da Maria Teresa Bellucci (FdI)
 
Riportiamo di seguito la risposta integrale della sottosegretaria Zampa:
 
"Garantire il diritto alle cure sull'intero territorio nazionale, in modo uniforme e universale, è la mission del Ministero della salute in attuazione del precetto costituzionale di cui all'articolo 32. Il SSN italiano è un sistema «universalistico», nel senso che offre prestazioni di cura e assistenza a tutta la popolazione, senza distinzioni di genere, residenza, età, reddito, lavoro.
 
Un sistema che si ispira al principio universalistico implica come noto:
la gratuità di accesso a prestazioni appropriate, uniformemente assicurate, di massimo livello e di eccellenza per tutti; 
il rispetto della libera scelta del medico curante; 
il pluralismo erogativo, basato sulla sinergia tra strutture pubbliche, strutture private accreditate non profit e strutture private accreditate profit coordinate dal potere di programmazione delle regioni in una rete multilivello che rappresenta il vero punto di forza del sistema di cura e assistenza.
 
La consapevolezza della necessità di una adeguata risposta territoriale pronta, efficace, e di qualità, per rispondere ai bisogni sanitari della popolazione ha ispirato l'azione del Ministero della salute sin dall'insediamento del Governo in carica: in particolare tale necessità è stata valutata e condivisa con le Regioni e le Province Autonome in occasione della predisposizione del Patto per la salute 2019-2021 – Intesa in Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2019 – che dedica la scheda n. 8 allo sviluppo della rete territoriale. 
 
In linea con quanto convenuto con le Regioni, pertanto, già nell'ambito della legge di bilancio per il 2020, sono state destinate specifiche risorse alle regioni per consentire di dotare i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta delle apparecchiature sanitarie necessarie per migliorare il processo di presa in cura dei pazienti, prevenendo gli accessi impropri al Pronto soccorso e contribuendo al contrasto delle liste di attesa. 
 
Di seguito, e in sintesi, ricordo le ulteriori misure normative d'urgenza che l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha reso improcrastinabili, mi riferisco: 
a) al decreto-legge n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020, che ha disposto l'istituzione sul territorio nazionale di unità speciali di continuità assistenziale, per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19. La funzionalità delle predette unità – che devono operare in sinergia con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta – è stata poi ulteriormente incrementata con il decreto-legge n. 34 del 2020 – di cui dirò dopo – che ha stanziato a tal fine ulteriori specifiche risorse, prevedendo altresì che ne facciano parte anche medici specialisti ambulatoriali convenzionati, nonché assistenti sociali per garantire la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l'integrazione con i servizi socio-sanitari; 
 
b) all'articolo 38 del decreto-legge n. 23 del 2020 cosiddetto Liquidità, che ha disposto ulteriori specifiche misure per garantire la reperibilità a distanza dei medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera scelta per tutta la giornata, in modo da contenere il contatto diretto, prevedendo al contempo che questi si dotino di piattaforme digitali per garantire il contatto ordinario e prevalente con i pazienti fragili e cronici gravi, nonché, ove richiesto, per la sorveglianza clinica dei pazienti in quarantena o isolamento o in fase di guarigione; 
 
c) al decreto-legge 9 maggio 2020, n. 34 – in questi giorni all'esame della Camera dei deputati – che ha stanziato risorse pari a 10 milioni di euro per garantire la disponibilità del personale infermieristico a supporto delle forme associative dei medici di medicina generale. È stato altresì disegnato un generale rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare in modo strutturato e a regime l'assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. A tal fine è stato previsto – stanziando ulteriori apposite risorse – che le regioni provvedano a reclutare 8 infermieri ogni 50 mila abitanti, anche a supporto delle stesse Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) e dei servizi offerti dalle cure primarie, per complessivi n. 9.600 infermieri. È un punto di svolta. Ora è possibile un potenziamento significativo delle attività di assistenza domiciliare integrata, una necessità da molto tempo avvertita sul territorio; sarà utile monitorare con attenzione l'efficacia, i risultati e i tempi di realizzazione delle misure previste anche in sede di monitoraggio dei LEA; 
 
d) più in generale, con il decreto-legge n. 34 del 2020 è stato previsto un rafforzamento strutturale – pertanto non limitato al periodo dell'emergenza – dell'offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale per assicurare una presa in carico precoce dei pazienti, prescrivendo che le regioni e le province autonome adottino piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale con l'obiettivo di implementare e rafforzare l'assistenza domiciliare, anche al fine di garantire il distanziamento sociale e l'isolamento domiciliare, che richiedono azioni terapeutiche e assistenziali sempre più a livello domiciliare.
 
Concludo osservando che l'emergenza COVID-19 ha contribuito ad aumentare la consapevolezza che il principio di equità dell'accesso alle cure si realizza anche attraverso un adeguato governo del territorio. Sarà, pertanto, necessario continuare a lavorare, insieme a tutti gli attori del sistema, per mettere il territorio nelle condizioni di assicurare risposte tempestive al fine di garantire diagnosi precoci, il contrasto dell'aggravamento delle patologie e, con un monitoraggio proattivo e continuo delle condizioni cliniche, il trasferimento, quando necessario, in tempi rapidissimi agli appropriati livelli di cura più complessi. 
 
È affidata alle ASL, fin dalla riforma del 1978, la funzione, a livello territoriale, di garanzia dei livelli di assistenza e di tutela della salute delle persone. 
Il territorio non è solo dunque il luogo di un'offerta di singole prestazioni ma la sede di un governo intelligente dei bisogni di salute della popolazione, di una presa in carico delle persone fragili, di una programmata ripresa di obiettivi di sanità pubblica. 
È la lezione di questi mesi diffìcili ed è la strada su cui intendiamo camminare".
 
Maria Teresa Bellucci (FdI), replicando, apprezza che dalla risposta emerga la consapevolezza da parte del Governo sul fatto che, "per superare la drammatica situazione di crisi in cui versa il sistema sanitario in conseguenza della pandemia in atto, è necessario agire con costanza e perseveranza. A prescindere dalla situazione contingente, invita a "potenziare l'integrazione tra gli interventi di natura sanitaria e quelli di natura sociale, specialmente per i malati in condizioni di particolare fragilità quali le persone con disabilità, i pazienti oncologici e i soggetti immunodepressi". Auspica, pertanto, "il superamento di un approccio che tiene separate le due dimensioni sopra richiamate". 
18 giugno 2020
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