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12 LUGLIO 2020
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Cnel: “Sanità italiana ottiene buoni risultati ma siamo il Paese Ue con le più grandi differenze tra regioni”. Male anche le cure territoriali
È quanto emerge dalla Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini. “L’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali”. LA RELAZIONE
11 GEN - Sul fronte sanitario l’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali. L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regioni. È quanto si legge nella Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini del Cnel, che verrà presentata mercoledì 15 gennaio a Roma, alla presenza di Tiziano Treu, presidente CNEL e Fabiana Dadone, ministra per la Pubblica Amministrazione.
 
“Secondo i dati delle principali agenzie internazionali – ricorda la Relazione in cui sono contenuti molteplici studio e report usciti negli ultimi anni - la sanità pubblica italiana continua a registrare livelli di performance molto lusinghieri, in particolare per quanto riguarda le dimensioni contenute della spesa sia in valore assoluto che in percentuale del PIL, che per il valore elevato della durata della vita e della speranza di vita alla nascita. Anche la mortalità evitabile tramite prevenzione ed appropriatezza delle cure mostra in Italia livelli migliori di molti altri paesi europei. Lo stesso indice di adeguamento agli standard contenuti nella Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile per quanto riguarda benessere e salute, calcolato da ASviS annualmente, mostra un andamento positivo”.
 
“A fronte di ciò vanno - rileva però il Cnel - segnalate alcune criticità vecchie e nuove. Tra quelle di più antica data si segnala in primo luogo la debolezza delle cure territoriali per disabili e non autosufficienti e l’insufficiente offerta di strutture per la lungodegenza. In secondo luogo, permangono differenze sostanziose in termini di spesa sanitaria pro-capite, offerta di servizi sul territorio, qualità degli stessi e possibilità di accesso appropriato e tempestivo alle prestazioni, sia tra regioni ed aree geografiche, che tra gruppi sociali. Tra le criticità di più recente evidenza, vanno rimarcate quelle relative alla sostenibilità del sistema dal punto di vista delle risorse e rispetto alla prevenzione intesa in senso olistico”.
 
“Per quanto riguarda le risorse – evidenzia la Relazione -, risulta crescente il divario tra la domanda ed i costi di produzione, in costante aumento, da una parte, e la ristrettezza del finanziamento pubblico, in calo rispetto al PIL negli ultimi anni, dall’altra. In questo ambito una criticità crescente si rileva rispetto agli organici ed alle carenze del personale. Per ciò che attiene alla prevenzione di tipo olistico, ancora troppo debole risulta lo sforzo profuso nell’obiettivo di fare degli obiettivi di benessere e salute, nella loro ampia articolazione, elementi da inserire tra le priorità in termini di adeguamento e riforma nel mondo del lavoro e della produzione, nella scuola e negli altri canali formativi, nella organizzazione delle città e dei trasporti e negli interventi per l’ambiente ed il clima”.
 
Il quadro complessivo che emerge “è sempre quello di un’amministrazione “in movimento” soprattutto grazie al graduale diffondersi dei processi di digitalizzazione all’interno dell’amministrazione pubblica che risulta però ancora troppo appesantita, come continuano a segnalare gli indicatori della Banca Mondiale da una eccessiva complessità di regole e di percorsi procedurali che si traducono non solo in meri aspetti di inefficienza della gestione amministrativa ma, soprattutto, in oneri significativi sulla vita delle imprese e dei cittadini”.
11 gennaio 2020
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