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Autonomia. Boccia: "Non può essere un progetto unidirezionale”. Fontana (Lombardia): “Legga la Costituzione, c’è scritto differenziata”
Sull’autonomia il ministro per gli Affari regionali e i governatori continuano a non intendersi. Per Boccia l’autonomia “non la si decide su un territorio o un altro, la si decide insieme e rispettando la Costituzione”. E mentre il governatore lombardo lo invita a leggere bene la Costituzione, il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, mette in guardia il Governo: "Non puoi usare il Nord come motore di sviluppo di tutto il Paese”. Zaia (Veneto): “Da Messina un richiamo autorevole che non può passare inaspettato”. Lunedì a Venezia incontro Boccia-Zaia.
20 SET - La strada verso l’Autonomia delle Regioni sembra in salita. Almeno a sentire le dichiarazioni del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, e dei presidenti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia. Il primo parla di un modello di autonomia da decidere tutti insieme e non su un territorio o un altro. Ma i governatori rivendicano come l'autonomia “differenziata” si proprio quello di cui parla la Costituzione. Le parole di Boccia, insomma, non convincono.

“L'autonomia è scolpita nella nostra Costituzione e la faremo. Però vogliamo farla così com'è scritta nella Costituzione”, ha detto il ministro intervenendo a Centocittà su Radio1 Rai. “Non la si decide su un territorio o un altro - ribadisce anche dal suo profilo Facebook -, la si decide insieme e rispettando la Costituzione. E la Costituzione va letta bene. Non si può parlare di autonomia senza ripartire da un impegno serio che diventa una lotta alle diseguaglianze. Non si può parlare di autonomia se non si declina la parola autonomia in sussidiarietà, se non si pensa a un nuovo modello sociale che viene fuori dopo una riforma cosi' profonda. I livelli essenziali delle prestazioni non sono scritti per caso nella nostra Costituzione. Vorrei che si capovolgesse lo schema e che si partisse dalla consapevolezza che l'autonomia se la chiamiamo sussidiarietà funziona”.
 
Boccia si è detto “sicuro che, regione per regione, troveremo la soluzione per mettere insieme le ragioni di una nuova lotta alle diseguaglianze e di un'autonomia che deve esserci. Non sto bocciando nessuno. Io parto lunedì e voglio ascoltare, però vorrei anche essere ascoltato. L'autonomia non può essere un progetto unidirezionale. Se costruiamo un modello che fa dei livelli essenziali il primo punto e non l'ultimo forse ci capiamo. Auspico che tutte le regioni si siedano al tavolo perché sarebbe un bel segnale. Anche io voglio l'autonomia, voglio farla bene. La chiamerò sempre più sussidiarietà”.

Per il presidente della Lombardia Attilio Fontana, tuttavia, le dichiarazioni di Boccia “dimostrano una certa confusione”. Per questo “la prima richiesta al Governo è che ci sia chiarezza”. “Nel momento - spiega Fontana - in cui il ministro dice che non bisogna farla territorio per territorio vuol dire che non ha letto la Costituzione perché la Carta la definisce proprio differenziata, il che vuol dire che ogni territorio può chiedere una materia, dieci, venticinque o nessuna”.
 
 
Intanto le regioni del Nord incassano un assist dal ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che intervistato dal direttore de La Stampa Maurizio Molinari, ha dichiarato: “Non ci può essere contrapposizione tra questo governo e le regioni del Nord “. “Credo - ha proseguito - che se è indispensabile avere come priorità l'accelerazione della crescita, non si può accelerarla andando in contrasto con chi è detentore della crescita del paese. Il 35% del Pil viene da Lombardia e Veneto se si aggiunge il Piemonte si arriva oltre il 40%, se si mette anche l'Emilia-Romagna si fa un altro 10%”. Ed ancora, “più del 50% del Pil è nel Nord Italia, io francamente penso sia difficile immaginare di poter essere contro il Nord, in particolare contro le regioni amministrate da avversari politici”. Per il Ceo di Intesa Sanpaolo “è indispensabile trovare un meccanismo e trovare dei temi comuni rispetto alle regioni del Nord perché uno dei grandi problemi che abbiamo in questo paese è lo sbilanciamento tra Nord e Sud, non puoi non usare il Nord come motore di sviluppo di tutto il Paese”.

Parole apprezzate dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, secondo il quale il richiamo di Messina “non può restare inascoltato. È l’analisi fatta da un uomo di visione, che conosce molto bene l’economia e la finanza. Il messaggio è chiaro: le regioni del nord sono ancora la locomotiva che traina il Paese. Sono, quindi, gli strumenti per la ripresa di tutta l’Italia ma vanno messe in condizioni di poterlo fare con gli strumenti necessari”.

“Messina invita chiaramente il Governo a trovare temi comuni con le Regioni settentrionali – sottolinea Zaia – se ha come priorità l’accelerazione della crescita. Ho letto che, addirittura, rimarca come non si può andare contro a quello che è il motore del Paese. È un segnale che va nella direzione delle nostre istanze, autorevole e di grande valore che sarebbe grave passasse inosservato. Il Veneto è la regione delle 600.000 partite iva e dei 150 miliardi di Pil, è chiaro che può essere ancora la locomotiva ma deve essere messo in condizioni di poter partire. In questo frangente non può risentire del momento di anarchia a livello centrale. Deve ricevere le necessarie competenze per decidere in proprio dove è possibile”.

“Fermo restando la solidarietà, la sussidiarietà, il principio di coesione nazionale – conclude il Governatore – autonomia non significa portar via qualcosa a qualcuno. Significa decidere in proprio. È necessario fare veloci perché rispettare i tempi dell’economia significa garantire occupazione e servizi ai cittadini. In poche parole la ripresa che tutti si augurano”.
20 settembre 2019
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