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Def 2019. Confermata la crescita del Pil dello 0,2% per il 2019. L’incidenza della spesa sanitaria sul Pil scende fino al 6,4% nel 2022
Pubblicati ieri notte i documenti del Def approvato l'altro ieri (ma senza alcuna conferenza stampa al termine). La previsione del Pil vede uno crescita dello 0,8% nel triennio 2020-23. Nel 2019 aumenta il rapporto debito/Pil, per poi tornare a scendere fino al 129% nell'anno finale della previsione. Dopo una fase iniziale di riduzione per effetto delle misure di contenimento della dinamica della spesa, la previsione del rapporto fra spesa sanitaria e Pil presenta un profilo crescente a partire dal 2022 e si attesta attorno al 7,9% nel 2060 e al 7,7% nel 2070. PROGRAMMA STABILITÀANALISI E TENDENZE FINANZA PUBBLICA
11 APR - "Il 2018 si è chiuso con un incremento del Pil reale dello 0,9 per cento, su cui ha pesato la dinamica sfavorevole della seconda metà dell’anno che ha determinato anche un effetto di trascinamento lievemente negativo sul 2019. Come conseguenza delle mutate condizioni interne ed esterne, la proiezione di crescita tendenziale per quest’anno è stata rivista al ribasso, passando dall’1,0 per cento della previsione di fine anno allo 0,1 per cento del presente documento".
 
Questa la premessa da cui muove il Documento di economia e finanza 2019 varato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri (da notare che al termine non si è svolta l'abituale conferenza stampa, un fatto questo, simboleggiato da un fotereporter parlamentare con l'inquadratura delle sedie vuote in sala stampa che abbiamo pensato giusto mettere  a corredo del nostro resoconto sul Def).
 
Dopo aver anticipato lo scorso 9 aprile il Programma nazionale di riforme, sul sito del Mef sono stati oggi pubblicati anche i documenti riguardanti il Programma di Stabilità dell'Italia e quello sulle analisi e tendenze di finanza pubblica. 
 
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, in premessa, ha ricordato come, nell’accordo di fine anno con la Commissione Europea, il Governo aveva indicato una previsione di indebitamento netto per il 2019 pari al 2 per cento del Pil. "La Legge di Bilancio contiene una clausola che, in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, prevede il blocco di due miliardi di spesa pubblica. Sulla base delle nuove previsioni pubblicate in questo documento, tale scenario appare ora probabile. Il Governo attuerà pertanto tale riduzione di spesa. Per effetto dell’attivazione della riduzione di spesa prevista dalla legislazione vigente (che, quindi, non costituisce una ‘manovra’ aggiuntiva), il deficit di quest’anno è stimato al 2,4 per cento del Pil".
 
Quanto agli anni successivi, il Programma di Stabilità "traccia un sentiero di finanza pubblica che riduce gradualmente il deficit della PA fino all’1,5 per cento nel 2022, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali all’anno che determina un miglioramento quasi equivalente del saldo strutturale. Secondo le nuove proiezioni ufficiali, il deficit strutturale scenderebbe dall’1,5 percento del Pil di quest’anno allo 0,8 per cento nel 2022, in linea con una graduale convergenza verso il pareggio strutturale".
 
Le nuove previsioni poi per il 2019 un incremento del rapporto debito/Pil, "che è già moderatamente aumentato lo scorso anno. Per i prossimi anni, il Programma di Stabilità mira a una riduzione del rapporto debito/Pil, che risulterebbe prossimo al 129 per cento nell’anno finale della previsione".
 
La previsione di crescita del Pil nello scenario programmatico, "pur influenzata dai vincoli di bilancio, è superiore a quella dello scenario tendenziale ad eccezione nell’anno finale, attestandosi allo 0,2 per cento per il 2019 per poi aumentare allo 0,8 per cento nei tre anni successivi (rispetto a uno scenario tendenziale che sconta tassi di crescita reale dello 0,6 per cento nel 2020, 0,7 per cento nel 2021 e 0,9 per cento nel 2022)".
 
Le previsioni per la sanità. Nel 2018 la spesa sanitaria è risultata pari a 115.410 milioni, con un tasso di incremento dell’1,6 per cento rispetto al 2017.


 
Per il 2019 la spesa prevista è pari a 118.061 milioni, con un tasso di crescita del 2,3 per cento rispetto all’anno precedente. "Per i redditi da lavoro dipendente si prevede un livello di spesa pari a 36.502 milioni. La previsione considera il completamento dei rinnovi contrattuali del triennio 2016-2018 e l’applicazione delle altre disposizioni in materia di rinnovi contrattuali, la riduzione permanente delle risorse destinate al trattamento accessorio definita dalla legislazione vigente nonché i potenziali effetti derivanti dalle disposizioni di riforma del sistema pensionistico contenute nel decreto legge n. 4/2019".
 
Nel triennio 2020-2022, la spesa sanitaria è prevista crescere ad un tasso medio annuo dell’1,4 per cento; nel medesimo arco temporale il Pil nominale crescerebbe in media del 2,5 per cento. Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e Pil decresce e si attesta, alla fine dell’arco temporale considerato, ad un livello pari al 6,4 per cento.
 

 
L’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulla sostenibilità fiscale. Per quanto riguarda la spesa sanitaria, "la previsione è stata effettuata sulla base della metodologia del reference scenario. Tale metodologia recepisce, oltre agli effetti derivanti dall’invecchiamento demografico, anche gli effetti indotti da ulteriori fattori esplicativi in grado di incidere significativamente sulla dinamica della spesa sanitaria. Dopo una fase iniziale di riduzione per effetto delle misure di contenimento della dinamica della spesa, la previsione del rapporto fra spesa sanitaria e Pil presenta un profilo crescente a partire dal 2022 e si attesta attorno al 7,9 per cento nel 2060 e al 7,7 per cento del PIL nel 2070".
 
Anche per il socio-assistenziale,  dopo una fase iniziale di sostanziale stabilità, "la componente della spesa per LTC presenta un profilo crescente in termini di Pil, che si protrae per l’intero periodo di previsione, attestandosi all’1,6 per cento nel 2070".
 

 
Giovanni Rodriquez
11 aprile 2019
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