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Hiv. Nel 2016 lieve diminuzione dei casi, anche se potrebbe esser dovuta ad un ritardo di notifica. La Relazione al Parlamento
Pubblicato il documento che illustra le attività svolte dal Ministero della Salute nell'ambito dell'informazione, prevenzione, assistenza e attuazione di progetti relativi all'Hiv/Aids. Le regioni con l’incidenza più alta sono state il Lazio, le Marche, la Toscana e la Lombardia. Nel 2016 sono stati diagnosticati invece 778 nuovi casi di AIDS segnalati entro maggio 2017, pari a un’incidenza di 1,3 per 100.000 residenti. Dopo il Portogallo, l’Italia presenta la più alta incidenza di AIDS tra i paesi dell’Europa occidentale. LA RELAZIONE
13 SET - Secondo i dati dell’ultimo report UNAIDS, nel 2016 ci sono state, in tutto il mondo, 1.8 milioni di nuove diagnosi di infezione da HIV e sono 36.7 milioni le persone che vivono con l’infezione da HIV. 
 
Gli ultimi dati forniti dall’ECDC (Centro Europeo per il controllo delle Malattie), riferiti al 2016, riportano 29.444 nuove diagnosi di infezione da HIV nei 31 paesi dell’Unione Europea e dell’Area Economica Europea (EU/EEA).  L’Italia, con un’incidenza del 5,7 per 100.000 abitanti, nel 2016, si posiziona al 13° posto, al pari della Grecia, rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. L’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è diminuita lievemente tra il 2012 e il 2016.
 
È quanto riporta la relazione Aids 2017, inviata al Parlamento il 12 settembre 2018, che illustra le attività svolte dal Ministero nell'ambito dell'informazione, prevenzione, assistenza e attuazione di progetti relativi all'Hiv/Aids.

“Nel 2016 – si legge - , le regioni con l’incidenza più alta sono state il Lazio, le Marche, la Toscana e la Lombardia. Negli anni si osserva un aumento dell’età mediana alla diagnosi, nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale, in particolare tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM)”. 
Il numero di decessi in persone con AIDS è stabile dal 2010 mentre aumenta progressivamente la proporzione delle persone con nuova diagnosi di AIDS che scopre di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di AIDS.
 
Distribuzione geografica delle nuove diagnosi di infezione da HIV 
Nel periodo 2010-2016 sono state segnalate 26.643 nuove diagnosi di infezione da HIV, relative agli anni ed alle regioni che raccoglievano tali segnalazioni. La regione che nel 2016 ha segnalato il maggior numero di casi è stata la Lombardia, seguita dal Lazio e dall’Emilia-Romagna. Dal 2010 al 2016 sono state segnalate, entro maggio 2017, rispettivamente 4.005, 3.887, 4.140, 3.815, 3.796, 3.549 e 3.451 nuove diagnosi di infezione da HIV. La diminuzione delle nuove diagnosi di infezione da HIV nell’ultimo anno potrebbe essere in parte dovuta al ritardo di notifica. Per il 2016, è stato stimato che ai casi finora pervenuti al COA manca ancora un 7,6% di segnalazioni.
 
La differenza tra il numero dei casi residenti e quello dei casi segnalati alla sorveglianza fornisce informazioni utili sulla mobilità degli individui e sull’offerta assistenziale di alcune regioni. Le regioni che hanno un numero di casi residenti maggiore rispetto ai casi segnalati (Piemonte, Veneto, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) hanno “esportato” casi in termini assistenziali; viceversa, quelle con più casi segnalati rispetto ai casi residenti (Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, P.A. di Trento, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Campania, Basilicata) ne hanno “importati” da altre regioni. Nel 2016 più della metà delle segnalazioni sono pervenute da quattro regioni: Lombardia (19,4%), Lazio (14,6%), Emilia-Romagna (8,4%) e Sicilia (8,3%).
 
Incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV
L’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV (calcolata in base ai dati inviati dalle regioni che avevano attivato un sistema di sorveglianza) era alta nella seconda metà degli anni ‘80, raggiungendo un picco massimo di 26,8 nuovi casi per 100.000 residenti nel 1987; successivamente è diminuita fino al 2006 (dati non mostrati). Dal 2010 l’incidenza è in lieve diminuzione nella fascia di età sopra i 25 anni mentre è sostanzialmente stabile nella fascia di età 15-24 anni, sia negli uomini che nelle donne.
 
Nel 2016 l’incidenza HIV era pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. Rispetto all’incidenza riportata dagli altri Paesi dell’Unione Europea, l’Italia si posiziona al 13° posto.
 
L’incidenza più alta si osserva nel Portogallo, quella più bassa in Germania; nel 2016 Italia e Grecia hanno registrato incidenze simili intorno al 5,7 per 100.000 residenti. L’incidenza più alta nel 2016 è stata osservata nel Lazio (8,5 per 100.000 residenti) e quella più bassa in Calabria (1,3 per 100.000 residenti). L’incidenza per area geografica di residenza mostra valori più elevati al Centro seguita al secondo posto dalle regioni del Nord ed infine dal Sud e Isole. Nella maggior parte delle regioni l’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV presenta un andamento alquanto stabile tra il 2007 e il 2016, mentre in alcune regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) sembra essere in diminuzione ed in altre (Liguria e Sicilia) in aumento.
 
Genere ed età alla diagnosi di infezione da HIV
La proporzione di femmine è aumentata all’inizio degli anni 2000: il rapporto M/F che era 3,5 (653 M/187 F) nel 1985, per l’aumento proporzionale delle femmine è diminuito fino a 2 nel 2001 (945 M/481 F); successivamente, un incremento del numero di casi in maschi ha portato il rapporto M/F ad aumentare fino a 3,3 nel 2016 (2.654 M/796 F). La proporzione di femmine tra le nuove diagnosi è diminuita negli ultimi 15 anni, passando da 33,7% nel 2001 a 23,1% nel 2016. Dal 1985, escludendo le persone di età inferiore ai 15 anni diagnosticate con HIV, si osserva un aumento costante dell’età mediana al momento della diagnosi di infezione da HIV, che è passata da 26 anni (IQR: 24-30 anni) per i maschi e 24 anni (IQR: 22-29 anni) per le femmine nel 1985 a, rispettivamente, 39 anni (IQR: 30-48 anni) e 36 anni (IQR: 28-46 anni) nel 2016 (dati non mostrati).
 
Negli ultimi anni l’età mediana al momento della diagnosi di infezione da HIV appare relativamente costante per le principali modalità di trasmissione. Dal 2010 al 2016 per gli MSM l’età mediana passa da 36 anni a 37 anni, per gli eterosessuali maschi da 40 a 41 anni, per le eterosessuali femmine da 35 anni a 36 anni e per i consumatori di sostanze per via iniettiva - Injecting Drug User (IDU) - da 40 anni a 41 anni. Riguardo alla distribuzione delle nuove diagnosi di infezione da HIV per classe di età e genere, ad esclusione della fascia di età 0-14 anni nella quale si riportano pochissimi casi, nelle classi d’età successive la proporzione di maschi aumenta progressivamente all’aumentare dell’età e la classe d’età con maggiore differenza per genere è ≥ 70 anni con 92,5% di maschi e 7,5% di femmine. Analizzando la distribuzione delle nuove diagnosi di infezione da HIV, per classe di età e modalità di trasmissione. Le più alte proporzioni di MSM si riscontrano nelle fasce di età 20-24 anni e 25-29 anni (rispettivamente 42,4% e 44,5%). Le più alte proporzioni di eterosessuali maschi si osservano nelle classi di età 15-19 anni (38,7%), 60-69 anni (39,7%) e ≥ 70 anni (57,5%).
 
La classe con la più alta proporzione di eterosessuali femmine è 20-24 anni (30,3%). Le classi di età numericamente più rappresentate sono state quella di 30-39 anni (29,1% dei casi delle nuove diagnosi di infezione da HIV) con un’incidenza di 13,2 nuovi casi per 100.000 residenti, e quella di 40-49 anni (25,0% dei casi delle nuove diagnosi di infezione da HIV) con un’incidenza di 8,9 nuovi casi per 100.000 residenti. La classe di età 25-29 anni (13,6% dei casi delle nuove diagnosi di infezione da HIV) ha riportato l’incidenza più alta: 14,8 nuovi casi per 100.000 residenti. Distribuzione analoga si osserva nelle incidenze per genere con valori di circa 3 volte superiori nei maschi rispetto alle femmine.
 
Modalità di trasmissione
La modalità di trasmissione viene attribuita secondo un ordine gerarchico che risponde a criteri definiti a livello internazionale. Ogni nuova diagnosi è classificata in un solo gruppo e coloro che presentano più di una modalità di trasmissione vengono classificati nel gruppo con rischio di trasmissione più elevato (in ordine decrescente di rischio: IDU, MSM, eterosessuali, non riportato). Dalla metà degli anni ‟80 a oggi la distribuzione delle nuove diagnosi di infezione da HIV per modalità di trasmissione ha subito un notevole cambiamento: la proporzione di IDU è diminuita dal 76,2% nel 1985 al 2,8% nel 2016, mentre sono aumentati i casi attribuibili a trasmissione sessuale.
 
In particolare, i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati dall‟1,7% nel 1985 al 47,6% nel 2016 e i casi attribuibili a trasmissione tra MSM nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 38,0% (dati non mostrati). Nel 2016 la modalità “trasmissione verticale” ha contribuito per lo 0,3% (9 casi) del totale dei casi segnalati e la modalità “sangue e/o emoderivati” per lo 0,2% (6 casi dovuti a trasfusioni effettuate all’estero).  In numeri assoluti, dal 2010 le diagnosi più numerose sono state riportate in MSM, quindi in eterosessuali maschi e successivamente in eterosessuali femmine. Per tutte le modalità di trasmissione si osserva dal 2012 una lieve costante diminuzione del numero di casi.
 
Per tutte le modalità di trasmissione si osserva dal 2012 una stabilità nel numero di casi nella fascia di età 15-24 ed una lieve diminuzione nella fascia ≥ 25 anni. Nel 2016, considerando le regioni con un numero di nuove diagnosi di infezione da HIV ≥ 100 ed analizzando solo le nuove diagnosi di infezione da HIV che riportano la modalità di trasmissione, (esclusa la trasmissione verticale) (3.051 casi), le proporzioni maggiori di nuove diagnosi di infezione da HIV con modalità di trasmissione MSM sono state segnalate in Piemonte (50,2%), Puglia (50,0%) e Lombardia (47,6%).
 
Le proporzioni maggiori di eterosessuali maschi sono state osservate nelle Marche (45,2%) e in Liguria (38,1%); viceversa, la proporzione maggiore di eterosessuali femmine è stata riportata in Campania (30,9%). Le incidenze più elevate sono state osservate a Milano e Roma. Le province di Torino, Milano, Bari, Catania, Firenze e Palermo presentano proporzioni di MSM (sui casi residenti nella stessa città) superiori o uguali al 50%. Proporzioni elevate di eterosessuali maschi sono riportate a Brescia, Bergamo e Roma; mentre Bologna e Genova riportano proporzioni elevate di eterosessuali femmine.
 
Stranieri con nuova diagnosi di infezione da HIV
La proporzione di stranieri tra le nuove diagnosi di infezione da HIV è aumentata dall‟11% nel 1992 ad un massimo di 35,8% nel 2016 con un numero assoluto di casi in questo ultimo anno pari a 1224. Dal 2010 al 2016, la proporzione di stranieri è aumentata sia per i maschi, dal 20,6% al 28,0%, che per le femmine, dal 51,7% al 62,2% (dati non mostrati). Dal 2010 al 2016 l’andamento del numero di nuove diagnosi di infezione da HIV in stranieri è rimasto sostanzialmente stabile, mentre è evidente la diminuzione in particolare tra i maschi italiani. Nel 2016, il 60,1% dei casi in stranieri era costituito da maschi e l’età mediana alla prima diagnosi di infezione da HIV era di 39 anni (IQR 30-48) per i maschi e di 36 anni (IQR 28-46) per le femmine.
 
Nel 2016, i rapporti eterosessuali rappresentavano la modalità di trasmissione più frequente tra gli stranieri: il 30,6% era costituito da eterosessuali maschi e il 34,9% da eterosessuali femmine. Gli MSM rappresentavano il 20,8% e gli IDU il 1,6% del totale delle nuove diagnosi di infezione da HIV in stranieri. Queste proporzioni sono rimaste stabili tra il 2010 e il 2016. Tra gli stranieri, la proporzione maggiore di nuove diagnosi è in eterosessuali femmine e in eterosessuali maschi mentre tra gli italiani è in MSM, che costituiscono nel 2016 quasi la metà delle nuove diagnosi tra gli italiani.
 
Distribuzione temporale dei casi di AIDS
Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia, al 31 dicembre 2016 sono stati notificati al COA 68.982 casi di AIDS. Di questi, 53.199 (77,1%) erano maschi, 809 (1,2%) in età pediatrica. Nel 2016 sono stati diagnosticati 778 nuovi casi di AIDS segnalati entro maggio 2017, pari a un’incidenza di 1,3 per 100.000 residenti. Dopo il Portogallo, l’Italia presenta la più alta incidenza di AIDS tra i paesi dell’Europa occidentale.
 
Distribuzione geografica
L’incidenza di AIDS per regione di residenza nell’anno di diagnosi 2016 (dati non corretti per ritardo di notifica) permette il confronto tra aree geografiche a diversa densità di popolazione. Le regioni più colpite sono nell’ordine: Liguria, Marche, Umbria, Toscana, e Molise. È evidente la persistenza di un gradiente Nord-Sud nella diffusione della malattia nel nostro Paese, come risulta dall’incidenza che è mediamente più bassa nelle regioni meridionali. Tassi di incidenza particolarmente elevati si riscontrano a Lecco, Terni, Livorno, Macerata, Imperia, Siena, Pistoia, Ascoli Piceno e Gorizia.
 
Dal momento che non è possibile escludere la presenza di fattori logistici (ad esempio, una riorganizzazione a livello locale della modalità di invio delle schede che possa comportare una variazione del ritardo di notifica) in grado di determinare fluttuazioni significative dell’incidenza nel breve periodo, si raccomanda di interpretare con cautela il valore dell’incidenza per provincia. Caratteristiche demografiche: età e genere Il 65,5% del totale dei casi si concentra nella classe d’età 30-49 anni. In particolare, rispetto al 1996, è aumentata in modo rilevante la quota di casi di età ≥ 40 anni: per i maschi dal 26,9% nel 1996 al 70,4% nel 2016 e per le femmine dal 15,6% nel 1996 al 58,6% nel 2016.
 
L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS mostra un aumento nel tempo, sia tra i maschi che tra le femmine. Infatti, se nel 1996 la mediana era di 35 anni per i maschi e di 32 per le femmine, nel 2016 le mediane sono salite rispettivamente a 47 e 41 anni. Nell’ultimo decennio la proporzione di casi di AIDS di genere femminile tra i casi adulti è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 23-26% (dati non mostrati).
 
Modalità di trasmissione
Anche per i casi di AIDS, come per le nuove diagnosi di infezione da HIV, le modalità di trasmissione vengono attribuite a ogni singolo caso secondo un ordine gerarchico che risponde ai criteri del sistema di sorveglianza europeo dell’AIDS. La distribuzione dei casi adulti per modalità di trasmissione e periodo di diagnosi evidenzia come il 51,2% del totale dei casi segnalati tra il 1982 e il 2016 sia attribuibile alle pratiche associate all’uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva (IDU).
 
La distribuzione nel tempo mostra un aumento della proporzione dei casi attribuibili ai rapporti sessuali (MSM e eterosessuali; quest’ultima rappresenta la modalità di trasmissione più frequente nell’ultimo biennio) e una corrispondente diminuzione dei casi attribuibili alle altre modalità di trasmissione. Considerando la distribuzione dei casi di AIDS attribuibili a rapporti eterosessuali (17.380 casi), suddivisa in base all’origine del soggetto o al tipo di partner e al genere, si osserva che in un decennio è diminuita la proporzione degli eterosessuali che hanno un partner IDU (dal 1,3% nel 2005-06 allo 0,4% nel 2015-16 per i maschi, e dal 12,3% nel 2005-06 al 2,4% nel 2015-16 per le femmine) mentre è aumentata la quota degli eterosessuali con partner promiscuo (dal 96,6% nel 2005-06 al 98,5% nel 2015-16 per i maschi, e dal 82,1% nel 2005-06 al 95,2% nel 2015-16 per le femmine).
13 settembre 2018
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