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Governo. Nessuna maggioranza parlamentare all’orizzonte. Lunedì Mattarella sonderà la disponibilità ad un “esecutivo di tregua”
Ieri la Direzione PD ha chiuso definitivamente le porte ad ogni possibilità di accordo con M5S o Centrodestra. Intanto Salvini chiede per sé un preincarico, esclude l'appoggio dei dem, e continua ad aprire ai 5 stelle che, però, escludono di fare un governo con FI e continuano a chiedere elezioni anticipate. Esaurita così ogni possibilità di trovare una maggioranza parlamentare, la palla passa a Mattarella. Lunedì il presidente della Repubblica proverà a sondare la disponibilità dei partiti ad appoggiare un 'esecutivo di tregua' che traghetti il Paese fino al 2019, evitando un costoso aumento dell'Iva.
04 MAG - Nella giornata di ieri, con l'approvazione all'unanimità della relazione di Maurizio Martina, confermato segretario reggente fino alla prossima Assemblea nazionale, la Direzione PD ha definitivamente chiuso ad ogni possibilità di accordo di Governo sia con il MoVimento 5 Stelle che con la coalizione di Centrodestra.
 
Intanto il leader del Centrodestra, Matteo Salvini, forte dei risultati elettorali in Molise e Friuli Venezia Giulia, chiede per sé un preincarico continuando ad aprire al M5S. L'istanza di Salvini viene appoggiata da tutte le anime della coalizione, da Giorgia Meloni a Silvio Berlusconi. Questa possibilità, però, è tutt'altro che scontata dal momento che le condizioni poste dai 5 stelle restano sempre le stesse: Luigi Di Maio premier e no alla presenza di Forza Italia nel governo. Le resistenze di Mattarella derivano proprio da questo: non essendoci state novità in tal senso nelle ultime settimane, si rischierebbe solo di perdere ulteriore tempo per tornare nuovamente a verificare quanto già emerso con il mandato esplorativo condotto dalla presidente Casellati. La coalizione guidata da Salvini, chiudendo ad ogni possibilità di accordo con il PD, e senza l'appoggio del M5S, non ha i numeri per avere una maggioranza parlamentare.
 
Dall'altro lato della barricata, chiuso ormai definitivamente il 'forno' con il Partito Democratico, Luigi Di Maio da giorni continua a chiedere con insistenza quelle elezioni anticipate viste come "l'unica possibilità" per sbloccare l'attuale impasse.
 
Lunedì, nell'ultimo giro di consultazioni convocato ieri dal presidente della Repubblica per verificare nuove possibili maggioranza, se dovesse confermarsi questa situazione, la palla passerebbe in mano a Mattarella. La soluzione studiata dal Quirinale sarebbe quella di un 'governo di tregua' dal profilo tecnico, che possa varare la legge di Bilancio il prossimo autunno e traghettare il Paese fino a nuove elezioni nella primavera del 2019.
 
E già inizia il totonomi per individuare quale potrebbe essere il profilo migliore per guidare questo esecutivo. Si va dal giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, all'ex commissario straordinario alla spending review del governo Letta, Carlo Cottarelli. Quest'ultimo, in particolare, potrebbe risultare un profilo interessante, non solo per il suo profilo tecnico economico riconosciuto anche in ambito internazionale, ma soprattutto per via di quell'apprezzamento trasversale che potrebbe attirare su di sè. Ricordiamo, infatti, che nei mesi scorsi il M5S aveva sondato la disponibilità da parte di Cottarelli di far parte di un governo a 5 stelle. Da non sottovalutare, infine, l'ipotesi Paolo Gentiloni. Personalità, sicuramente più politica, ma in ogni caso apprezzata non solo nel Centrosinistra.
 
Se anche questo tentativo dovesse fallire, viste le resistenza a possibili governi tecnici sia da parte della Lega che del M5S, non resterebbe che il voto anticipato ad ottobre. In quel caso, però, i partiti dovrebbero prendersi la responsabilità di avviare il Paese verso l'esercizio provvisorio di Bilancio e l'aumento delle aliquote Iva che porterebbero giù i consumi con effetti anche sull’occupazione.
 
G.R.
04 maggio 2018
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