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Sabato 17 NOVEMBRE 2018
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Il Senato rinnova le “sue” regole. Basta con i “cambi di casacca” e iter legislativo più veloce
Chi lascia il partito o la coalizione con cui è stato eletto non potrà formare un nuovo gruppo ma dovrà per forza andare o in un altro gruppo già esistente o nel Misto. Velocizzato iter esame dei progetti di legge. L’astensione non equivarrà più a un voto contrario. Eliminato l’obbligo di chiedere parere al Cnel laddove previsto.
21 DIC - Nella seduta di ieri dicembre il Senato ha concluso la discussione della riforma organica del Regolamento del Senato (Doc. II, n. 38), di iniziativa della Giunta per il Regolamento, approvando a maggioranza assoluta i singoli articoli con alcuni emendamenti (testo definito non ancora disponibile).
 
La modifica del Regolamento mira a ottimizzare il procedimento di decisione parlamentare ed è basata su tre linee principali di intervento: composizione dei Gruppi parlamentari basata sul principio della loro tendenziale corrispondenza con i partiti politici; valorizzazione dell'attività delle Commissioni; semplificazione e razionalizzazione dei lavori.
 
Ma ecco in dettaglio come cambierà la vita del Senato nella prossima legislatura ormai alle porte:

Stop ai "cambi di casacca". Ogni gruppo dovrà rappresentare un partito o un movimento (anche risultante dall'aggregazione di più forze politiche) che si è presentato alle elezioni con proprio contrassegno e candidati e che è riuscito a eleggere dei senatori.
 
Il gruppo potrà essere anche l'espressione della coalizione che ha partecipato alle politiche o della singola lista che ne ha fatto parte. Impossibile creare nuovi gruppi durante la legislatura al di fuori di queste previsioni. A meno che non se ne vogliano accorpare due o più già esistenti.
Nel caso in cui si voglia abbandonare il gruppo di origine, l'unica alternativa sarà quella di aderire al Misto o a un gruppo già esistente. E per disincentivare al massimo i cambi di casacca si introduce un'altra norma: decadenza automatica dall'incarico di vicepresidente o segretario nel caso in cui si lasci il gruppo in nome del quale si è stati eletti. A meno che non sia stato il gruppo a decidere di sciogliersi. 
 
L'astensione non è più voto contrario.Il voto di astensione si uniforma a quello della Camera e non sarà più considerato voto contrario. 
 
Minoranze linguistiche.Solo per loro sarà possibile avere gruppi di 5 senatori. 
 
Iter legislativi più rapidi.I ddl si assegneranno di regola in sede deliberante o redigente, salvo eccezioni come testi costituzionali, decreti e riforme elettorali. Nel caso in cui un ddl venga assegnato in referente, la Capigruppo dovrà fissare un termine per la conclusione dell'esame e la Bilancio avrà 15 giorni di tempo per esprimere il parere su disposizioni che implichino nuove entrate o spese. Se sottoscritti da 1/3 dei senatori i ddl e gli atti di sindacato ispettivo sono inseriti di diritto all'odg subito dopo quelli il cui esame è cominciato, in ragione di uno ogni 3 mesi. L'ok alla dichiarazione d'urgenza 
comporta l'iscrizione di diritto nel programma dei lavori. Per quanto riguarda i decreti, le pregiudiziali potranno essere presentate da ogni gruppo entro 5 giorni dall'annuncio della 
presentazione. Ciascun gruppo potrà presentare una sola pregiudiziale e sospensiva che dovrà essere posta all'odg entro 7 giorni dall'assegnazione. 
 
Interventi sprint.Si tagliano tutti i tempi: non più 20 minuti, ma 10, che il presidente potrà ampliare a 30 solo a un oratore per gruppo. 
 
Verifica numero legale e voto elettronico.Per contrastare una diffusa pratica ostruzionistica, la verifica del numero legale non si può chiedere nel caso in cui occorra la votazione per alzata di mano del processo verbale. Pur restando fermo il principio della votazione per alzata di mano, questa verrà effettuata di norma con procedimento elettronico per agevolare il computo dei voti. 
 
Ddl di iniziativa popolare.L'esame in commissione si deve concludere entro 3 mesi dall'assegnazione. Decorso tale termine il testo è iscritto d'ufficio nel calendario dei lavori d'Aula. 
 
Stop richiesta pareri al Cnel. Soppressa la norma che li prevede anche se in teoria la Costituzione li rende possibili. 
 
Fonte: Ansa
21 dicembre 2017
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