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17 DICEMBRE 2017
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Nota aggiornamento Def. Dirindin (Mdp): “Su sanità Governo imbarazzante. Disatteso impegno per riallineare rapporto spesa/Pil”
Il tutto aggravato dalla consapevolezza delle riduzioni che saranno apportate alle disponibilità finanziarie per il Ssn per il 2018 a causa del contenzioso con le Regioni a statuto speciale e del contenzioso sul payback farmaceutico, oltre che dei costi dei rinnovi contrattuali e delle convenzioni della medicina generale e specialistica. Il parere approvato dimostra come la Commissione Sanità abbia sempre saputo prendere posizioni senza alcuna soggezione nei confronti delle proposte del Governo.
03 OTT - Il parere della Commissione Sanità sulla Nota di Aggiornamento del Def, approvato lunedì 2 us a maggioranza, riprende tutte le osservazioni che con forza avevo espresso in occasione del mio intervento di venerdì scorso. Un risultato importante che dimostra come la Commissione Sanità abbia sempre saputo prendere posizioni senza alcuna soggezione nei confronti delle proposte del Governo.

Avevo definito “imbarazzante” il comportamento del Governo che, nella NADEF, ignora l’impegno, preso ufficialmente con il Parlamento appena 5 mesi fa (in occasione della votazione del DEF), a prevedere “interventi volti ad allineare progressivamente la spesa italiana in rapporto al Pil a quella media europea”. La Nota di Aggiornamento non solo non prevede alcun riallineamento ma va nella direzione opposta, rendendo ancora più pesante la riduzione del rapporto spesa/Pil nei prossimi anni. Per il 2018, come anche segnalato dalla Corte dei Conti, il rapporto passa dal 6,54% indicato ad aprile al 6,51 previsto ora nell’Aggiornamento. Il divario rispetto al resto dell’Europa peggiora regolarmente per tutto il triennio considerato, portando la spesa sanitaria pubblica ad essere pari al 6,32% nel Pil nel 2020. 
 
Un trend difficilmente sopportabile senza intaccare la quantità e la qualità dell’assistenza offerta. E poco conta quanto affermato in audizione dal Ministro Padoan che, per quanto fine economista, si è limitato a dire che la spesa sanitaria non diminuisce in valore assoluto, ma aumenta. Padoan sa bene che l’impegno era a riallineare il rapporto spesa/Pil e che tale impegno sarà disinvoltamente disatteso (a meno di improbabili sorprese) senza alcuna motivazione e nonostante la tanto decantata ripresa economica. Evitare l’ulteriore riduzione del rapporto spesa/Pil vorrebbe dire prevedere un aumento di altri 2,4 miliardi di euro per la sanità pubblica, cifra importante e irraggiungibile ma verso la quale potrebbe essere avviato un progressivo allineamento.

Il tutto aggravato dalla consapevolezza delle riduzioni che saranno apportate alle disponibilità finanziarie per il Ssn per il 2018 a causa del contenzioso con le Regioni a statuto speciale e del contenzioso sul payback farmaceutico, oltre che dei costi dei rinnovi contrattuali e delle convenzioni della medicina generale e specialistica

Il parere della Commissione sottolinea inoltre “l’inderogabile necessità” di superare il vincolo alla spesa per il personale: tutte le regioni, anche quelle in equilibrio economico, sono infatti ancora tenute a mantenere la spesa per il personale pari a quella del 2004 ridotta dell’1,4%. Una norma che contribuisce a indebolire la sanità pubblica e produce effetti perversi sulla spesa complessiva: l’esternalizzazione dei servizi e il ricorso a forme di somministrazione lavoro comportano infatti, a parità di prestazioni o di ore di lavoro erogate, costi più elevati di quelli derivanti dal ricorso al personale dipendente. Se anche quest’anno non si metterà mano a tale vincolo, dovremo prendere definitivamente atto che l’indebolimento strutturale del Ssn è un obiettivo (implicito) del Governo.

Il parere recepisce anche un’altra mia richiesta: il superamento del superticket sulle prestazioni specialistiche, generatore di effetti distorsivi a carico dei cittadini, un tema ampiamente discusso e condiviso in Commissione, sul quale non si può più tacere. Il superticket introdotto nel 2011 dal Governo Berlusconi rende di fatto più conveniente ricorrere, per la maggior parte delle prestazioni specialistiche, al mercato privato anziché usare il servizio pubblico. E’ per lo meno un problema di leale competizione fra pubblico e privato. Abolire il superticket costa (500-600 milioni al massimo) ma sarebbe un segnale importante a favore dei tanti cittadini che non trovano più risposte nelle aziende sani servizi.

C’è infine il tema degli investimenti in edilizia e ammodernamento tecnologico, rispetto ai quali il ministero della salute ha dichiarato (come risulta nell’allegato Spese investimento, vol 1, NADEF) che non si registrano esigenze di risorse aggiuntive. Su tale tema il disimpegno del Ministro è assoluto. Dopo aver appena finanziato 5 strutture (del Lazio e della Sicilia, con 264 milioni) il Ministero pensa che non ci siano ulteriori esigenze? Come è possibile affermare, come fa il Ministero in una sua nota, che gli interventi cantierabili erano solo quelli finanziati poche settimane fa in Lazio e Sicilia? Perché le regioni sono così in ritardo? E, se è così, il Ministero deve essere semplice spettatore dei ritardi delle regioni o deve svolgere un ruolo strategico, di sostegno e accompagnamento?

Infine il payback farmaceutico, somme iscritte a bilancio dalle Regioni ma ancora non percepite a causa degli errori dell’Aifa, come indicato da molte ordinanze del Tar. L’idea sembra essere quella di andare verso una “regolazione transattiva”, ma come saranno compensate le somma non più recuperabili? Ancora una volta saranno sottratte ai servizi, a causa dell’incapacità del livello centrale di procedere ad un ordinato ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica. Un ennesimo fallimento dell’amministrazione centrale che non si può sottacere e lasciare senza individuare precise responsabilità.
 
Sen. Nerina Dirindin (Art. 1 - Mdp)
Commissione Sanità Senato
03 ottobre 2017
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