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Vaccini. Il punto dell’Istituto Superiore di Sanità: “Solo obbligo può risolvere situazione”
Si sottolinea il valore etico dell’atto vaccinale che oltre a rappresentare un diritto per la protezione della propria salute rappresenta anche un dovere di protezione nei confronti della popolazione più fragile. Per questo ogni misura che non preveda un rapido ritorno all’obbligo vaccinale, ad esempio sanzioni pecuniarie per i genitori che non intendono vaccinare i propri figli, non appare risolutiva per affrontare in modo efficace l’attuale drammatica situazione
18 MAG - In relazione alle considerazioni espresse nell’editoriale apparso sul Corriere della Sera a firma del giudice emerito della corte Costituzionale Sabino Cassese che sottolinea il ruolo di tutela della salute pubblica affidato al nostro Istituto si ritiene doveroso intervenire con alcune indicazioni sulla base di evidenze scientifiche alla vigilia della discussione sulla proposta di legge per reintrodurre l’obbligo della presentazione del certificato vaccinale per l’iscrizione agli istituti.
 
Queste le principali considerazioni a sostegno della Legge sull’introduzione, nel nostro Paese, dell’obbligo della vaccinazione, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il principale strumento di Sanità pubblica. 
 
Secondo recenti studi eseguiti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e tuttora in corso di elaborazione, si stima che, nel nostro Paese, grazie ai vaccini sono stati prevenuti circa 50.000 decessi attribuibili solo a tetano e poliomielite ed oltre 3 milioni di casi di malattie prevenibili da vaccini.
 
Purtroppo, a partire dal 2014, le coperture vaccinali contro queste quattro malattie infettive sono scese pericolosamente al di sotto del 95%, considerata la soglia ottimale per tenerle sotto controllo, nelle fasce d’età a cui la vaccinazione è offerta.
 
Altri vaccini, da tempo raccomandati, come quello contro il morbillo, pur riducendo di almeno 20 volte l’incidenza di malattia, non sono ancora utilizzati appieno. Infatti, sebbene l’OMS avesse previsto e chiesto l’eliminazione del morbillo nei paesi europei per il 2015, ancora assistiamo ad ondate epidemiche come quella che si è drammaticamente verificata quest’anno in Italia.
 
Difatti, abbiamo avuto già oltre 2300 casi di morbillo e la situazione è tutt’altro che sotto controllo dal momento che le coperture vaccinali sono scese nel corso degli ultimi due anni in media, nel nostro Paese, dal 90% all’85%. Il morbillo, in particolare, è una malattia molto contagiosa, per cui non si ottiene il beneficio dell’effetto gregge al di sotto di soglie vaccinali molto alte, pari al 95%. Inoltre, il morbillo non è affatto una malattia banale, dal momento che in circa un caso su 30 può causare polmonite, e in 1 su 1000/2000 encefalite. In Romania, dove si sono recentemente manifestati più di 4.000 casi, si sono già registrati diversi decessi.
 
La gravità della situazione italiana è già stata oggetto di un richiamo ufficiale dall’OMS due anni fa ed ora genera nelle Autorità Sanitare internazionali un allarme ancora maggiore alla luce del fatto che degli oltre 2300 casi, ben il 40% ha avuto complicanze che hanno reso necessaria l’ospedalizzazione e, in alcuni casi, solo il tempestivo ricovero in terapia intensiva pediatrica ha impedito l’esito nefasto per i bambini ricoverati.
 
Dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità risultano, infatti, in questo momento suscettibili all’infezione da morbillo, perché non vaccinati, migliaia di bambini, adolescenti e giovani adulti.
 
Altro gravissimo problema è la mancata adesione alla vaccinazione, anche questa obbligatoria nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, degli operatori sanitari. L’ISS stima che solo una minima percentuale delle centinaia di migliaia di operatori sanitari italiani sia vaccinata e ciò comporta ulteriori problemi per gli stessi operatori sanitari (dei 2300 casi di morbillo registrati quasi 200 sono tra medici e infermieri) con grave pregiudizio anche  per la salute dei cittadini.
 
L’allarme per la situazione italiana lanciato da tempo dall’Istituto è stato, inoltre, condiviso anche a livello internazionale:  le Autorità Sanitarie degli USA, Paese in cui 48 Stati hanno l’obbligatorietà del certificato vaccinale per l’accesso alle scuole ed ai college universitari, e che in questo modo hanno eradicato la malattia endemica, hanno  richiamato i cittadini statunitensi a limitare i viaggi in Italia o, se questo non è possibile, di assicurarsi di essere vaccinati contro il morbillo.
 
In assenza di misure chiare ed efficaci altri Paesi potrebbero seguire questo esempio con gravi danni per l’Italia.
 
L’Istituto Superiore pertanto vuole perciò richiamare le seguenti, indiscutibili evidenze scientifiche:
 
- grazie ai vaccini è stato eradicato un vero e proprio flagello dell’umanità come il vaiolo, e un’altra grave causa di morte e invalidità, la poliomielite, è ormai confinata a soli tre paesi nel mondo;
 
- in Italia, abbiamo eliminato da anni gravi malattie infettive, mentre altre, come la meningite o il tetano, mietono ancora vittime nella popolazione non vaccinata;
 
- patologie croniche che entrano in causa nella genesi di tumori, come l’epatite B, sono state pressoché eliminate nelle fasce d’età giovanili, quelle cioè che sono state sottoposte a programmi di immunizzazione universale. Insomma, i quattro vaccini obbligatori, quelli contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B, hanno ridotto enormemente il carico di malattia e mortalità nel nostro Paese;
 
- mantenere soglie elevate di copertura vaccinale è importante, innanzitutto, per proteggere coloro a cui viene somministrato il vaccino e, indirettamente, attraverso il cosiddetto effetto gregge, coloro che, a causa di problemi specifici come immunodepressione, età o patologie specifiche, non possono essere vaccinati o non rispondono alle vaccinazioni. In particolare, la presenza di bambini non vaccinati in ambito scolastico rappresenta un rischio per sé stessi e per i bambini più fragili, che possono essere esposti a malattie infettive particolarmente contagiose che possono mettere a rischio la loro salute anche con effetti potenzialmente gravissimi e persino letali;
 
Alla luce delle precedenti considerazioni e del contesto specifico definito dall’andamento della copertura vaccinale in Italia, si sottolinea perciò il valore etico dell’atto vaccinale che oltre a rappresentare un diritto per la protezione della propria salute rappresenta anche un dovere di protezione nei confronti della popolazione più fragile ed è per questo che ogni misura che non preveda un rapido ritorno all’obbligo vaccinale, ad esempio sanzioni pecuniarie per i genitori che non intendono vaccinare i propri figli, non appare risolutiva per affrontare in modo efficace l’attuale drammatica situazione.
 
Istituto Superiore di Sanità
18 maggio 2017
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