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Tbc: nonostante sia aumentato il numero dei migranti, resta pressoché costante quello dei casi
06 MAG - I dati del ministero della Salute indicano che in Italia negli ultimi 15 anni, nonostante sia aumentato il numero dei migranti, resta pressoché costante quello dei casi di tubercolosi. Sono infatti circa 4.500 segnalazioni l'anno, a fronte di una lenta e progressiva diminuzione dell'incidenza nella popolazione generale: da 9,5 casi/100.000 abitanti nel 1995 a 7 casi/100.000 nel 2012 e 6,6 casi/100.000 nel 2016. Il tasso di incidenza di casi notificati in Italia è risultato essere nel 2016 inferiore a quello della media dei Paesi dell'Unione Europea (11,4) e tra i più bassi tra quelli osservati nell'Europa occidentale (superiore solo a Danimarca, Finlandia e Norvegia). È quanto emerso oggi a Roma in occasione della presentazione al ministero della Salute del primo `Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea dell'Oms´, messo a punto dall'Organizzazione mondiale della Sanità e dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà.
 
Se pero' si analizzano separatamente i dati relativi agli stranieri, hanno fatto sapere gli esperti, si osserva un aumento del numero assoluto di notifiche, da 1.652 nel 2003 a 2.310 nel 2012, una diminuzione fino al 2015 e un nuovo incremento nel 2016 (2.419 casi), in prima ipotesi da correlare al picco di arrivi nel nostro Paese osservato in quell'anno (181.436). Tuttavia, quando l'aumento dei casi viene posto in relazione con l'aumento della popolazione straniera in Italia (piu' che raddoppiata negli ultimi 10 anni), si nota che il tasso diminuisce anche tra gli immigrati, con valori piu' che dimezzati: da 99,5 per 100.000 nel 2003 a 55,3 per 100.000 nel 2012 e 48,1 per 100.000 nel 2016. In altri termini, il numero crescente di casi è interamente spiegato dall'incremento demografico (+243% dal 2003 al 2016), mentre il numero dei casi di Tbc nei migranti aumenta molto meno del loro incremento numerico
 
Nel dettaglio: HIV-AIDS - Secondo il rapporto `Osservasalute´, basato sui dati del Registro Nazionale Aids (Raids) dell'Iss, hanno fatto sapere ancora gli esperti, nel 2016 si e' osservata una differenza tra i tassi di incidenza di Aids tra stranieri residenti e italiani (7,1 vs 1,9 per 100.000 tra gli uomini e 4,4 vs 0,3 per 100.000 tra le donne), con un rapporto tra i tassi di incidenza pari a 3,7 tra gli uomini e 14,7 tra le donne. L'andamento dei casi di Aids diagnosticati in Italia nel periodo 1992-2016, la percentuale di stranieri sul totale dei casi segnalati e' passata dal 3% nel 1992 al 33% nel 2016. Tra gli stranieri uomini, dopo un iniziale aumento dal 1992 al 1995, il numero si e' pressoche' stabilizzato, mantenendosi al di sotto dei 200 casi annui; tra le donne, invece, il numero di diagnosi e' gradualmente aumentato, raggiungendo nel 2010 il picco dei 141 casi, per poi diminuire negli ultimi anni. Tuttavia, tenendo conto dell'incremento della popolazione straniera presente nel nostro Paese, i tassi di incidenza risultano in costante diminuzione tra gli stranieri, sia uomini che donne.
 
SCABBIA E INFEZIONI CUTANEE - Sono patologie di comune riscontro sulle quali anche l'Organizzazione Mondiale della Sanita' non riesce a fornire stime precise della sua diffusione. La scabbia e la pediculosi sono effettivamente diffuse tra i migranti allo sbarco, ma come conseguenza delle condizioni di scarsa igiene e promiscuita' sperimentate nei centri di raccolta e durante la traversata. Dai dati raccolti dal team specialistico dell'Inmp a Lampedusa e Trapani-Milo nel 2015-2016, su 6.188 persone sbarcate il 58% ha ricevuto una diagnosi di scabbia e il 9% di pediculosi. Tuttavia, a conferma del basso impatto sanitario di queste infezioni non si sono registrati casi di contagio tra gli operatori sanitari e piu' in generale in Italia, a seguito di tutti gli sbarchi nel Paese non sono mai state segnalate epidemie tra gli italiani.
06 maggio 2019
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