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Garante privacy. Provvedimento su prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati
Con tale nuovo provvedimento si completa la procedura di revisione, ai sensi della suddetta normativa europea, delle autorizzazioni generali rilasciate nel 2016 in vigenza del Dlgs. n. 196/2003, cosiddetto “Codice Privacy”. 
30 OTT - Nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 29.7.2019 è stato pubblicato il provvedimento 5 giugno 2019 del Garante per la protezione dei dati personali, concernente prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati, emanato in attuazione del D.Lgs. 101/2018, recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni contenute nel Regolamento (UE) 2016/679 (Regolamento generale sulla protezione dei dati 2019 – GDPR - cfr circolare federale n. 11225 del 20.11.2018).

Con tale nuovo provvedimento si completa la procedura di revisione, ai sensi della suddetta normativa europea, delle autorizzazioni generali rilasciate nel 2016 in vigenza del Dlgs. n. 196/2003, cosiddetto “Codice Privacy”.

Tale procedura di revisione ha portato all’individuazione delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali al trattamento dei dati, adottate nel 2016, ancora compatibili con il nuovo Regolamento europeo, sulle quali il Garante ha indetto un’apposita consultazione pubblica in considerazione del loro potenziale impatto su P.A. e imprese. Tra queste, le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali n. 1/2016 al trattamento dei dati sensibili nei rapporti di lavoro; n. 8/2016 al trattamento dei dati genetici e n. 9/2016 al trattamento dei dati personali effettuato per scopi di ricerca scientifica.
 
Quattro autorizzazioni hanno invece cessato completamente i loro effetti, in quanto incompatibili con le disposizioni del GDPR, in particolare: Autorizzazione generale n. 2/2016 al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale; Autorizzazione generale n. 4/2016 al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti; Autorizzazione generale n. 5/2016 al trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari; Autorizzazione generale n. 7/2016 al trattamento dei dati a carattere giudiziario da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti pubblici.

A conclusione della suddetta consultazione pubblica, l'Autorità ha adottato il provvedimento in esame, nel quale sono indicati gli obblighi che dovranno essere rispettati da un numero elevato di soggetti, pubblici e privati, in diversi settori per poter trattare particolari categorie di dati personali, tra cui anche quelli legati alla salute e all'orientamento sessuale. In particolare, il provvedimento contiene:
1. Prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro (aut. gen. n. 1/2016);
2. Prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle chiese e associazioni o comunità' religiose (aut. gen. n. 3/2016);
3. Prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli investigatori privati (aut. gen. n. 6/2016);
4. Prescrizioni relative al trattamento dei dati genetici (aut. gen. n. 8/2016);
5. Prescrizioni relative al trattamento dei dati personali effettuato per scopi di ricerca scientifica (aut. gen. n. 9/2016).

Le prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro, le prescrizioni relative al trattamento dei dati genetici, nonché quelle relative al trattamento dei dati personali effettuato per scopi di ricerca scientifica riguardano anche le farmacie e trovano applicazione in luogo delle precedenti autorizzazioni generali, in relazione ai dati ed alle operazioni indispensabili per le finalità di adempimento agli obblighi derivanti dal rapporto di fornitura di farmaci al paziente. Per ogni utile approfondimento in merito si rinvia, pertanto, al provvedimento allegato.

In proposito, si rammenta che, come chiarito dal Garante per la protezione dei dati personali con provvedimento del 7 marzo u.s. (circolare federale n. 11453 del 3.4.2019) relativo al trattamento dei dati in ambito sanitario, il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria richiesta dall’interessato, indipendentemente dalla circostanza che operi in qualità di libero professionista o in una struttura sanitaria pubblica o privata.
 
E’ invece richiesto il consenso, o una differente base giuridica, quando tali trattamenti non sono strettamente necessari per le finalità di cura, anche quando sono effettuati da professionisti della sanità. Ne sono un esempio i trattamenti di dati sulla salute connessi all’uso di “app” mediche (ad eccezione di quelle per la telemedicina), quelli effettuati per la fidelizzazione della clientela (come quelli praticati da alcune farmacie o parafarmacie), oppure per finalità promozionali, commerciali.

Si fa inoltre presente che, sulla base di quanto disposto dall’art. 21 del D.Lgs. 101/2018, salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni delle prescrizioni contenute nel provvedimento in oggetto sono soggette alla sanzione amministrativa di cui all'articolo 83, paragrafo 5, del Regolamento (UE) 2016/679, vale a dire fino a 20 milioni di euro, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell'esercizio precedente, se superiore.

Si evidenzia, infine, che, sempre ai sensi dell'art. 21 sopra richiamato, il provvedimento in oggetto produce effetti fino all'adozione, per le parti di pertinenza, delle regole deontologiche e delle misure di garanzia previste rispettivamente dagli artt. 2-quater e 2-septies del D. Lgs. 196/2003.
30 ottobre 2019
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