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Tutti i numeri della violenza sugli operatori sanitari. Dossier Inail
La professionalità (secondo la codifica Istat Cp2011) più colpita, è quella dei “tecnici della salute” che concentra più di un terzo del totale dei casi: sono prevalentemente infermieri ma anche educatori professionali, normalmente impegnati nei servizi educativi e riabilitativi all'interno dei servizi sanitari o socio-educativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani.
18 MAG -

Con Decreto del Ministro della Salute del 13 gennaio 2022, adottato di concerto con il Ministro dell’Interno e il Ministro dell’economia e delle finanze, è stato istituito, presso la DGRUPS del Ministero della Salute, l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie al quale, unitamente alla scrivente e ad altre Istituzioni, partecipa, in qualità di componente, anche l’INAIL.

La Sovrintendenza sanitaria centrale dell’Istituto, nell’ambito delle attività di Risk Management ed in linea con la Raccomandazione del Ministero della Salute emanata nel 2007 (clicca qui), ha realizzato una fact sheet sugli episodi di violenza nei confronti degli operatori della sanità e degli esercenti le professioni sanitarie. I dati INAIL confermano l’ipotesi che vi sia ancora oggi una sottostima del fenomeno. Difatti, nell’intero quinquennio 2016-2020, nel comparto della Sanità e assistenza sociale sono stati oltre 12 mila i casi di infortunio in occasione di lavoro accertati positivamente dall’INAIL e codificati secondo la variabile Esaw/3 Deviazione “80 - sorpresa, violenza, aggressione, minaccia, ecc.”. Una media, quindi, di circa 2.500 casi l’anno.

Il 46% di tali infortuni è concentrato nell’Assistenza sanitaria (ospedali, case di cura, studi medici), il 28% nei Servizi di assistenza sociale residenziale (case di riposo, strutture di assistenza infermieristica, centri di accoglienza, ecc.) e il 26% nell’Assistenza sociale non residenziale. Gli infortunati sono per quasi tre quarti donne, vittime di episodi di violenza negli ospedali e nelle case di cura nel 64% dei casi di e l’80% nelle strutture di assistenza sociale residenziale e non.

La professionalità (secondo la codifica Istat Cp2011) più colpita, è quella dei “tecnici della salute” che concentra più di un terzo del totale dei casi: sono prevalentemente infermieri ma anche educatori professionali, normalmente impegnati nei servizi educativi e riabilitativi all'interno dei servizi sanitari o socio-educativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani.

Seguono con il 25% dei casi gli operatori socio-sanitari delle “professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali” e col 15% le “professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati” (soprattutto operatori socio-assistenziali e assistenti-accompagnatori per disabili). Con sensibile distacco, pari al 5% dei casi di aggressione nella Sanità, la categoria dei “medici”, per la quale, come evidenziato nel documento, non rientrano nell’obbligo assicurativo INAIL medici generici di base e liberi professionisti.

Per rilevare l’incidenza del fenomeno l’INAIL ha realizzato un’indagine, all’interno dello stesso Istituto, che ha coinvolto tutto il personale sanitario attraverso la compilazione on-line, del Questionario di indagine sul fenomeno di aggressione agli operatori sanitari in INAIL, somministrato nel 2020 agli operatori sanitari e socio-sanitari operanti nelle unità territoriali locali dell’INAIL e nei centri di riabilitazione e protesi.

Hanno risposto al questionario 1144 operatori della sanità (tasso di risposta del 57%), di cui 517 medici (45%), 503 infermieri (44%), 65 tecnici di radiologia (6%), 49 fisioterapisti (4%) 6 operatori socio-sanitari, 3 psicologi e 1 tecnico di laboratorio biomedico (1%). Il 68% di coloro che hanno risposto erano donne e il 56% aveva un’età superiore ai 50 anni.

Il 40% ha dichiarato di aver subito un’aggressione (459 episodi di violenza dichiarati) ed il 27% di averne subita più di una. Nell’ottica di prevenzione di questi eventi avversi il documento richiama l’attenzione sulle finalità dell’Osservatorio e sull’importanza della promozione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, anche nella forma del lavoro in équipe, e lo svolgimento di corsi di formazione per il personale medico e sanitario – in accordo con i dati della letteratura internazionale, finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti.

18 maggio 2022
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