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FarmacistaPiù/5. Il ruolo del medicinale omeopatico nel rapporto farmacista-paziente
Il ruolo del farmacista sta cambiando in virtù di una relazione di fiducia con il cliente. Per sua natura, l'omeopatia può aiutare a consolidare tale rapporto. E nuova mission del farmacista, ha sottolineato Luigi D’Ambrosio Lettieri,  è appunto la creazione di una relazione con l’utente
04 OTT - Il farmacista di “consulenza/consiglio”. È questa la nuova declinazione di questa figura professionale. A rivelarlo è una indagine realizzata da DoxaPharma sul futuro della farmacia in Italia su un campione di 500 farmacisti titolari di farmacia privata, durante la sessione dal titolo “Il valore della relazione con il paziente e il ruolo del medicinale omeopatico”, in occasione della VI edizione di FarmacistaPiù.
 
“L’analisi ha valutato il ruolo proattivo verso il paziente/cliente e il grado di specializzazione della farmacia. Incrociando questi due parametri abbiamo scoperto che, estremizzando, ci sono 4 tipi di farmacisti: farmacisti cosiddetti di consulenza/consiglio, di cooperativa strategica, farmacisti tradizionali e i cosiddetti da drugstore”, ha spiegato Gadi Schoenheit Vicepresidente DoxaPharma.
 
“Il nuovo farmacista è concentrato nel Nord Est Italia e nei piccoli centri dove è più facile ricostruire un rapporto con il cliente. La farmacia è mediamente piccola con spazi ristretti e con un numero di clienti per settimana sotto media nazionale. Quindi il farmacista è più specializzato e più proattivo a creare una relazione che si basa sulla confidenza con il paziente nella quale il farmacista si affida spesso sulla sua capacità di consiglio”, ha proseguito l’esperto. Dall’indagine, inoltre, è emerso che una percentuale significativa di questi farmacisti è orientata verso l’omeopatia considerandola come mezzo per costruire proprio quel rapporto di fiducia.
 
Sul ritrovato rapporto di fiducia tra farmacista e paziente/cliente è intervenuto anche il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, Presidente della fondazione Cannavò. “La nuova mission del farmacista è appunto la creazione di una relazione con l’utente e l’omeopatia può rappresentare un presupposto affinché ciò accada – ha detto D’Ambrosio Lettieri – le suggestioni del mercato e le spinte dei processi di globalizzazione hanno talvolta indebolito il ruolo della farmacia come presidio socio-sanitario assistenziale del territorio e della professione che in questo presidio è a tutela della salute. L’omeopatia per sua modalità di esprimersi è l’esatto opposto della logica entro pago compro e vado via. Il rapporto che il paziente ha con il medico omeopata e poi con il farmacista esperto in omeopatia raccontano un rapporto diverso dal mordi e fuggi e anzi rafforzano il dialogo”, ha proseguito. Come precisato il presidente della Fondazione Cannavò, quello dell’omeopatia è un terreno scivoloso e insidioso.
 
“La genesi delle norme però parla chiaro: dal 1985 con l’adempimento delle normative comunitarie, ciò che prima veniva chiamato rimedio omeopatico è un medicinale omeopatico che ha trovato legittimazione nel decreto legislativo 219 del 2006. Il vero problema però è l’assenza nel nostro Paese di una legislazione chiara. Occorre dunque – specifica ancora D’ambrosio Lettieri - creare una regolamentazione per l’omeopatia per colmare un vuoto che ancora oggi in Italia permane. Ciò va fatto soprattutto perché questo cono d’ombra non va a discapito dell’azienda o della professione del medico e del farmacista, va a discapito del cittadino che anche in questo ambito ha necessità di avere norme chiare, precise e puntuali” ha concluso.
 
“L’omeopatia è relazione. Lo è nel percepito dei pazienti, dei medici e dei farmacisti, che riconoscono come offra un modo diverso di considerare la malattia e l’individuo, mettendolo al centro” ha sottolineato Silvia Nencioni, presidente e AD di Boiron Italia. “Abbiamo ascoltato oggi quanto i farmacisti sentano la necessità di acquisire competenze scientifiche e di relazione. E, per quanto ci riguarda, la relazione farmacista-paziente non può prescindere da un consiglio competente al banco, dal momento che gli omeopatici sono medicinali, riconosciuti tali dalla legge italiana da oltre vent’anni”.
 
“I numeri dimostrano quanto l’omeopatia interessi i pazienti: sono 9 milioni gli italiani che la utilizzano e 20.000 medici che prescrivono i medicinali omeopatici almeno una volta l’anno. L’omeopatia non è da considerarsi medicina alternativa ma medicina a tutti gli effetti; dovrebbe accedere alle Università per dare modo agli studenti di potersi formare su quelli che sono farmaci a tutti gli effetti” ha poi evidenziato Roberto Tobia, segretario generale di Federfarma.
 
Sulla formazione accademica ha aggiunto D’Ambrosio Lettieri: “Non serve un percorso di studi che inneggi all’omeopatia, ma visto che gli omeopatici sono farmaci, chi se ne occupa e chi li dispensa deve essere formato: dobbiamo aiutare i farmacisti ad avere gli strumenti di tecnica farmaceutica su questi medicinali”.
04 ottobre 2019
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