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FarmacistaPiù. Ddl concorrenza. Professionisti e Istituzioni a confronto. “Sì a società di capitali ma no a derive ‘mercantili’”
Dibattito a 360 gradi durante l’evento fiorentino dei farmacisti sul disegno di legge in discussione al Senato. Emersi dubbi, criticità ma pure prospettive positive in vista dell’avvento dei capitali. Unico però il pensiero. “Siamo ben consci che il passato non torna, ma se di concorrenza si parla questa deve essere una competitività sana che permette a chiunque di fare il proprio lavoro”
19 MAR - Farmacisti, Istituzioni politiche e società di capitali a confronto oggi a FarmacistaPiù sul Ddl concorrenza e su tutte le novità che il disegno di legge (ancora in discussione in commissione Industria al Senato) porta con se per le farmacie. A partire dalla novità più importante ovvero quello dell’ingresso delle società di capitale. Una giornata come dicevamo in cui il Ddl è stato sviscerato a 360 gradi. Ad aprire la mattinata gli interventi del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e del sottosegretario allo Sviluppo economico Antonio Gentile. Ma in rappresentanza del Parlamento anche i presidenti delle commissioni Sanità di Camera e Senato.
 
“Mi auguro che la decisione sul Ddl Concorrenza possa contemperare le esigenze dei farmacisti e anche una revisione della missione delle parafarmacie perché penso che l’ingresso dei capitali in questo campo comporti inevitabilmente una revisione, un controllo, un limite ma anche una revisione dell’identità e della figura sia del farmacista che della farmacie e della parafarmacia”. Ha detto Emilia Grazia De Biasi, presidente Commissione Igiene e Sanità.
 
“Il farmacista – ha specificato – è una figura importante e centrale nel Ssn. Il Patto per la Salute definisce le farmacie un servizio per i cittadini, una parte della sanità pubblica italiana e quindi essa è una figura di straordinaria importanza e noi dobbiamo fare in modo che continui ad essere la figura di prossimità”. Ma al contempo per De Biasi “la modernizzazione comporta che farmacia assuma altre valenze oltre la dispensazione del farmaco ma anche una serie di servizi di carattere socio sanitario che in modo integrato alle reti territoriali possa appunto rispondere alle esigenze del cittadino. L’ingresso dei grandi capitali  è ovvio che lascia tutti un po’ nell’incertezza ma ricordiamo che il farmaco non è una merce come le altre  ed è illusorio pensare che noi possiamo vendere farmaci di Fascia C nei supermercati come fossero una saponetta. Ma in ogni caso dobbiamo ragionare su cambiamento identità e funzione della farmacia. Vorremo che nell’ingresso dei capitali ci fosse possibilità che maggioranza sia composta dai farmacisti  e che non diventi figura subordinata ma sia centrale così come venga segnalata incompatibilità fra farmacisti e distributori di farmaci o anche medici. Questo dev’essere chiaro. Se noi partiamo con la trasparenza tutto si può gestire e si può governare questa transizione della modernità. Se viceversa ci affidiamo a determinazioni lobbiste o poco trasparenti credo che allora il ragionamento cambi”.
 
“La figura del farmacista – ha concluso – interessa tutta la società e quindi penso che la politica deve fare la sua parte però anche i farmacisti devono cambiare un po’”.
 
“Non possono esserci farmacisti di serie A e serie B – ha detto poi Antonio Marazziti, presidente della Commissione Affari sociali alla Camera – ma in farmacisti devono ripensare al loro ruolo perché non sono imprenditori del farmaco che cercano di vendere qualcosa, ma sono ben altro sono un punto di riferimento. Il liberismo ha creato disuguaglianze e ora credo che le limitazioni alle società di capitali siano una posizione mediana abbastanza saggia. Le farmacie devono essere luoghi di prossimità dove si presidia il territorio e questo vale sia per quei territori con meno popolazione, sia per le grandi città e per le periferie. Ad esempio alle periferie di Roma senza le farmacie comunali sarebbe un disastro. Dovremmo quindi investire per evitare la desertificazione. Altrimenti il dibattito sulla competitività salta per aria perché salta per aria la società. Le farmacie – ha aggiunto – anche con nuove professionalità aggiunte, sono la chiave centrale del sistema. Abbiamo bisogno che i territori siano presidiati anche laddove ci sono pochi abitanti. Le farmacie non devono assomigliare a un supermercato, ma sono il luogo dove la gente ripone la propria fiducia, un punto di riferimento sul territorio,  per questo i farmacisti devono inventare un nuovo modello e più riusciranno a fare questo più il Ddl concorrenza non esisterà”.
 
A confermare la completezza e il livello del parterre istituzionale di FarmacistaPiù, durante la giornata ha poi preso la parola uno dei relatori del Ddl Concorrenza in commissione Industria Senato Luigi Marino che, in un apprezzatissimo intervento, ha evidenziato la complessità e la delicatezza del provvedimento il cui attuale testo merita di essere emendato per evitare il rischio che le logiche di mercato abbiano la prevalenza sulle ragioni etiche e professionali che sono una irrinunciabile condizione di garanzia per l'efficienza, la capillarità e l'efficacia del servizio socio-sanitario che la farmacia italiana assicura ai cittadini.
 
Ma non solo politica durante il convegno sono stati anche presentati i risultati di una ricerca che ha indagato il ‘sentiment’ dei professionisti rispetto alle imminenti novità.
 “L’Università Bocconi ha condotto una ricerca sul Ddl Concorrenza – ha spiegato Erika Mallarini Public Management & Policy Department, SDA Bocconi – l'anno scorso avevamo presentato proprio a FarmacistaPiù i primi risultati legati all’analisi dei vari indicatori su cosa accade nei vari Paesi quando si attiva un percorso di liberalizzazione della farmacia”.
 
“Quest’anno – ha precisato - abbiamo fatto una scelta diversa provando a intervistare gli addetti ai lavori, quindi un campione assolutamente significativo di farmacisti collaboratori, farmacisti che lavorano nelle parafarmacie, farmacisti titolari, farmacisti che lavorano nelle Asl, nell’industria e nella distribuzione intermedia, per sentire quello che era il loro vissuto. Due sono state le informazioni più rilevanti. Da un lato una forte insoddisfazione da parte della categoria, quasi la metà dei titolari vorrebbe vendere la propria farmacia oltre al fatto che la maggiore parte dei farmacisti collaboratori e quelli che lavorano le farmacie non rifarebbero il farmacista. Quindi si guarda alle prospettive di liberalizzazione un po’ con timore ma anche con un po’ con attesa con la speranza che ci possa essere un cambiamento rispetto ad una situazione attuale che viene vissuta dai professionisti come insostenibile. Un’attività fortemente professionale che sta diventando sempre più di tipo commerciale e il desiderio che certamente si legge nell’ambito di questa ricerca è portare la farmacia sul territorio come già oggi avviene ma con un’attività più strutturata in modo da poter sviluppare iniziative di ‘pharmaceutical care’.
 
Tra gli interventi anche quello del mondo del capitale con la dottoressa Ornella Barra Executive VicePresident Walgreens Boots Alliance che ha richiamato l’attenzione sui tempi ormai maturi per una conclusione dell’iter del Ddl.
“Ci dev’essere una definizione precisa dell’applicazione del ddl. L’interesse a sostenere la farmacia c’è ma ora è arrivato il momento di arrivare ad una definizione. Tempi non ce ne sono molti, nel frattempo il mercato è cambiato e la farmacia ha subito un ulteriore deterioramento sotto il profilo finanziario.  Credo che si debba intervenire per la tutela dell’indipendenza della farmacia che con questo decreto potrà finalmente essere libera di scegliere cosa potrà fare in futuro”.
 
In quest’ottica sono poi intervenuti i professionisti. A partire dall’Ordine e dai sindacati. “Il ministro Boschi ci ha riconfermato e ricordato che siamo un presidio importante sul territorio. Professionisti che si dedicano tutti i giorni alle tante esigenze dei cittadini che possono trovarsi in difficoltà – ha sottolineato il senatore Andrea Mandelli, presidente Fofi – questo ci fa particolarmente piacere perché non sono stato valorizzati i ruoli delle professioni che hanno svolto un lavoro importante nonostante la crisi che mordeva. Il nostro è un Paese sano che ha bisogno di professionisti che sanno affrontare il futuro e possono far ripartire la nostra Italia. Il Ddl concorrenza punta allo sviluppo del Paese ma apre anche le porte alle società di capitali e su questa questione sono convinto di esprimere la preoccupazione di tutti: un capitale al 100% ci terrorizza e non per un’idea corporativistica di difendere qualcuno o qualcosa, anche perché siamo ben consci che il passato non torna, ma perché siamo convinti che se di concorrenza si parla questa deve essere una competitività sana che permette a chiunque di fare il proprio lavoro. Non riusciamo ancora a essere protagonisti del cambiamento – ha aggiunto – eppure abbiamo al nostro interno un’arma potente: le nostre cooperative. Vorrei quindi che il futuro dei farmacisti fosse affidato ai colleghi che sappiano prenderci per mano per affrontare il cambiamento e fare il nostro lavoro anche in maniera indipendente. E noi siamo pronti, abbiamo però bisogno di un periodo di stabilità per capire come riorganizzarci e portare avanti anche elementi nuovi. Abbiamo assolutamente bisogno che i farmaci innovativi tornino nelle farmaci perché abbiamo molecole vecchie, e soprattutto abbiamo bisogno di strumenti per poter dare realmente una mano ai cittadini”.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda Luigi D'Ambrosio Lettieri Presidente Comitato Scientifico FarmacistaPiù.  “Con grande realismo ritengo che i fenomeni della globalizzazione e i suoi effetti non possano essere contrastati. Io credo che debbano essere invece abilmente governati. Questo accade in tutti i settori produttivi e accade anche nel comparto del farmaco dove gli interessi sono tantissimi, diversi e contrastanti”
 
Ma come affrontare la sfida con l’ingresso dei capitali? Per Lettieri innanzitutto ciò va fatto “tentando di introdurre degli elementi capaci di temperare i rischi di derive mercantili che riducano il governo professionale della farmacia e cercheremo di mettere alcuni paletti primo fra tutto il tetto. Auspichiamo per le società di capitale che entrano nelle farmacie quello che si è fatto nel 2011 per l’ingresso dei capitali per l’ingresso delle società professionali. Il tetto rappresenta un elemento di garanzia e lasci impregiudicata la prevalenza del dominio professionale rispetto alle derive mercantili. E poi occorre attrezzarsi perché la farmacia così come l’abbiamo conosciuta e così com’è oggi non ha vita lunga. Farmacia deve ritagliarsi nel mercato un nuovo spazio in una logica di aggregazione. Serve una farmacia unita e che si riorganizzi per affrontare le sfide del futuro nella consapevolezza che abbiamo forza, competenze e intuizioni sufficienti per poterle governare”.
 
“L’altro giorno sono stata invitata ad un convegno dei consumatori e mi ha fatto piacere essere chiamata proprio a testimonianza del fatto che la farmacia in questi anni aveva cambiato tanto ed era stata molto vicina ai malati, ai consumatori, aveva dato una visione di se stessa molto diversa ed è stato così”. Ha raccontato Annarosa Racca Presidente Federfarma -. “Guardiamo l’informatizzazione, la farmacia dei servizi, le piattaforme che ha fatto Federfarma, il rapporto che ha avuto con le Istituzioni con la politica,  ma anche con l’industria farmaceutica e con tutti gli stakeholder. Allora quello che dobbiamo fare è continuare a portare avanti il ruolo di una farmacia che in questo Paese è il primo presidio sanitario sul territorio, è punto di riferimento per i cittadini e ha un ruolo sociale molto importante. Quindi, anche con questo Ddl la farmacia dovrà mantenere questo assetto e questa voglia di continuare ad andare avanti e rispondere ai bisogni della gente”.
 
“L’ingresso dei grandi capitali – ha spiegato infine Eugenio Leopardi Presidente UTIFAR – è considerato dal Governo una necessità per avviare un percorso di modernizzazione del Paese e credo sia anche un’evoluzione naturale contro la quale non si può andare, anche se va attentamente gestito e monitorato. Nel contempo il Governo riconosce alla figura del farmacista un ruolo importante e capillare sul territorio. questo comporterà per i farmacisti uno sforzo per arrivare a un cambiamento. Dobbiamo perciò puntare sulla specializzazione e sulla formazione per dare risposte a un cittadino sempre più evoluto nelle conoscenze. Ritengo che avremmo dovuto investire nella formazione e fare squadra con i collaboratori, creare per loro un percorso di carriera. Non lo abbiamo fatto ma siamo ancora in tempo”.
19 marzo 2016
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