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FarmacistaPiù. Sostenere la figura del farmacista per vincere anche la sfida dell’innovazione
Il farmacista deve essere pronto alla sfida delle nuove molecole in arrivo. Grazie al suo ruolo di riferimento per il cittadini potrà offrire anche un importante contributo sul fronte della sostenibilità economica. Pani: “La crisi della farmacia significa la crisi di un pezzo del Ssn”
19 MAR - Bisogna rivedere il sistema per sostenere l’importante figura del farmacista, anche perché la crisi della farmacia significa la crisi di un pezzo del Ssn, inoltre il sistema farmaceutico non è pronto a sostenere lo shock da innovazione che lo aspetta, e non sarà uno, ma saranno molti, anche alla luce delle nuove ricerche farmacologiche nel campo del biotecnologico.
 
È un’analisi chiara e dettagliata quella che arriva da Luca Pani, Direttore Generale dell’Aifa che, nell’ambito del convegno su Innovazione e sostenibilità organizzato alla III edizione di farmacistaPiù, descrive i nuovi scenari con i quali le farmacie dovranno calarsi, peraltro in un contesto già di crisi che ha colpito oltre 5mila farmacie italiane.
 
“La crisi delle farmacie è palpabile – ha detto – assistiamo ad una crisi economico finanziaria di oltre 5mila farmacie e a un interesse di tanti titolari di farmacie nel continuare la loro attività i forme societarie diverse più convenienti da un punto di vista economico fiscale, con le difficoltà dei farmacisti che  hanno un riflesso anche sui bilanci dei grossisti.  La Federazione degli ordini de farmacisti non si sta nascondendo dietro un dito e sta provvedendo a dare le giuste informazioni, in modo da riorganizzare la professione alla luce del cambiamento di scenari”.
 
Gli scenari. Il mondo farma globalmente – ha spiegato Pani – presenta un trend in continua crescita con i farmaci per l’epatite C hanno fatto numeri da record superando di ben 12 volte anche la trovastatina. Secondo le previsioni l’Itala sarà nel 2019 il settimo mercato farmaceutico nel mondo (eravamo la sesto posto nel 2009, ma siamo stati scavalcati dal Brasile) con un valore che raggiungerà i 32 miliardi. Il valore del canale farmacia è stabile, ma con una contrazione del mercato etico bilanciata dalla crescita del consumer health, ma si osserva una progressiva riduzione della quota della farmacia rispetto al segmento ospedaliero (quello della farmacia è passato dal 62%  del 2009 al 42% del 2015).  Mentre per quanto riguarda i segmenti commercial nel 2015, Otc, igiene e bellezza sono quelli che crescono di più in termini percentuali (rispettivamente +2,7 e +3,4).
Le principali manovre economiche e le normative degli ultimi dieci anni (dai tetti sulla farmaceutica alla distribuzione per conto ai decreti anticrisi) non hanno favorito il mercato, hanno avuto impatti sulle farmacie e sui grossisti dopo il decreto Bersani
Basta pensare che – secondo il rapporto Osmed - tra il 2006 e il 2015 il mercato Sop più  Otc in confezioni in farmacia è calato del 9,9% nonostante il mercato a valori cresca del 13,6%
 
“Cosa deve fare quindi un farmacista che da una parte ha un ruolo di tutela verso i cittadini e dall’altra deve sostenere la sua attività commerciale? E soprattutto come conciliare l’avanzare incalzante dell’innovazione col la propria  professionalità?
L’atout secondo Pani è quella della farmacia dei servizi e diventare punto di rifermento per offrire un’informazione dettagliata soprattutto sui farmaci innovativi, anche alla luce del pericolo internet al quale i cittadini si rivolgono sempre di più per recepire informazioni errate e pericolose. In questo scenario dovrà cambiare anche la formazione dei professionisti che dovrà necessariamente diventare sempre più specialistica e approfondita. Inoltre per quanto riguarda l’innovazione la farmacia potrebbe svolgere un compito strategico sul fronte della sostenibilità garantendo anche aderenza alle cure. “L’Aifa ha preso più volte in considerazione a questa possibilità – ha ricordato –  puntando sulla penetrazione dei farmaci equivalenti e sull’incentivazione dell’uso dei biosimilari che il farmacista potrebbe favorire nell’ambito del suo nuovo ruolo di servizio per il benessere del paziente”.
 
 
Ma se le farmacie sono in affanno anche il mondo del farmaco è messo a dura prova mentre  andrebbe difeso soprattutto considerando che, ha ricordato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria “l’industria farmaceutica in Italia è il secondo paese produttore farmaceutico nella Ue e aspira a diventare il primo. Un’industria che ha continuato ad aggiungere valore al Paese in termini di Pil. Con una ricerca che continua a crescere, tant’è che abbiamo guadagnato 2 punti in quota mercato in Europa. Ora ci sono 7mila nuovi farmaci in sviluppo nel mondo e 45 nuovi farmaci in attesa di passare la vaglio di Aifa. Uno tsunami di farmaci innovativi che non sappiamo ancora come saranno finanziati. Avremo dei grossi problemi di sostenibilità perché non si possono continuare a chiedere alle aziende ingenti forme di pay-back per fornire poi a prezzi bassissimi prodotti che vengono da costi ingenti di ricerca. Insomma sembra quasi che l’unico modo per salvare il paese sia quello di intervenire sul farmaco. non si può pensare di continuare  ad andare avanti con Aziende che restituiscono soldi alle regioni senza sapere dove vanno. Un esempio, i soldi risparmiati con gli inibitori di pompa protonica. Dove sono andati a finire? Non sarebbe stato meglio investirli nella ricerca? Non possiamo più essere il bancomat del paese, bisogna fermare atteggiamenti punitivi”.
19 marzo 2016
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